Blitz contro il lavoro nero a Napoli


La ditta tessile opera per conto di grandi marchi che pagano pochi euro a borsa

Sarà la magistratura a definire colpe e sanzioni, chiarendo soprattutto se l’ingresso nel caveau degli operai, dove, si ricorda, non è possibile adibire personale al lavoro continuativo, sia stato spontaneo oppure obbligato. La certezza finora è che un blitz delle forze dell’ordine ha portato alla scoperta di una sorta di stabilimento industriale nel quale su 78 lavoratori presenti 57 erano in nero, peraltro sotto pagati: secondo la procura, la paga era di 20 euro al giorno, anche se qualche lavoratore ha parlato di 8 euro all’ora. Il tutto è accaduto a Melito di Napoli, un posto dove, di certo, le occasioni di lavoro non abbondano. Un caso sicuramente da approfondire, visto che la ditta opera in conto terzi nella produzione di articoli in pelletteria per grandi marchi, i quali pagherebbero in media circa 20 euro al pezzo. Intanto, in attesa di chiarire i fatti, il titolare dell’azienda, che promette di mettere in regola tutti, è agli arresti domiciliari.


RdC: assumere in nero ti costa caro


Mancava la quantificazione, ora è arrivata anche a quella a conferma della pericolosità per il datore di lavoro di occupare in nero un percettore del reddito di cittadinanza. Una nota dell’Ispettorato nazionale del lavoro ritorna su uno dei punti più controversi della misura entrata a regime nel marzo di quest’anno. Come noto, il reddito di cittadinanza presenta un sistema sanzionatorio particolarmente rigido sia per chi fornisce false attestazioni per accedere all’indennità integrativa sia per quanto attiene il mancato rispetto delle regole sull’attivazione del nucleo familiare sul versante del lavoro e dell’inclusione sociale. L’Ispettorato nazionale del lavoro, con la nota 7964/2019, aggiunge un ulteriore tassello, facendo sapere che, in caso di lavoro in nero di percettore di reddito di cittadinanza, il datore di lavoro rischia una sanzione amministrativa fino a circa 52mila euro, ridotti a 17mila con pagamento entro i 60 giorni. La sanzione è direttamente proporzionale al numero di giornate lavorate in nero, per cui il massimo scatta superati i 60 giorni di occupazione irregolare. Il datore di lavoro dovrà prestare la massima attenzione, in quanto la sanzione verrà comminata anche nel caso in cui il lavoratore occupato in nero non sia il richiedente, ma soltanto uno dei componenti del nucleo beneficiario del reddito di cittadinanza. In caso di recidiva, la sanzione è anche più corposa.


GdF, operazione contro il lavoro nero


In nove mesi, oltre mille lavoratori in nero scoperti nel napoletano dalla Guardia di finanza. Sono questi i risultati appena comunicati dalle fiamme gialle. In particolare, le indagini si sono concentrate su Napoli e sulle aree di Giugliano, Pozzuoli, Torre Annunziata, Frattamaggiore, Castellammare di Stabia e Casalnuovo. Nel complesso, la Finanza ha visitato circa 400 esercizi commerciali, sulla base di segnalazioni al 117. L’operazione ha permesso di recuperare a tassazione redditi non dichiarati.


Ecco il podio dei peggiori


Guardando ai settori, quello con il più numeroso tasso di irregolarità è l’alberghiero e ristorazione, con oltre 15mila lavoratori irregolari in poco meno di 19mila accertamenti ispettivi; guardando al territorio, è la Lombardia a guidare (oltre 9mila irregolari), anche se sul nero assoluto è la Campania davanti a tutti (5.502 sanzioni). Il quadro che emerge è di un fenomeno diffuso e molto trasversale che pervade tutti i settori produttivi e tutto il territorio. Edilizia e trasporto e magazzinaggio, entrambi con poco più di 12mila lavoratori irregolari, sono gli altri due settori produttivi su questo podio al contrario. Con una differenza di fondo molto importante, però: se l’incidenza nell’edilizia è del 41,5%, nei trasporti si riscontra addirittura un tasso di due lavoratori irregolari ogni visita ispettiva. Meglio il commercio (incidenza al 57%) del manifatturiero (in media un lavoratore irregolare per ispezione) e dell’agricoltura (78%).


GdF, scoperti 3,5 miliardi nascosti al Fisco


di Claudia Tarantino

In occasione del 243° anniversario delle Fiamme Gialle, in programma oggi a L’Aquila alla presenza del Capo dello Stato, vengono resi noti i dati relativi al piano sulle ‘Omesse comunicazioni Iva’ da cui emerge un aumento del 300% dell’Iva evasa nel nostro Paese nei primi cinque mesi del 2017, per un ammontare di 3,5 miliardi di euro, contro i 900 milioni emersi l’anno scorso.

Come avrà modo di spiegare durante la cerimonia lo stesso comandante generale della Guardia di Finanze, Giorgio Toschi, si tratta di un piano d’azione che punta “a dare maggiore spinta all’adempimento spontaneo degli obblighi tributari, nella prospettiva di un rinnovato rapporto fra Fisco e contribuenti e di una nuova visione dei controlli fiscali, sempre più mirati e meno indiscriminati sulla generalità degli operatori economici”.

Fatto sta che tra i soggetti invitati a “regolarizzare la propria posizione fiscale con i cosiddetti ‘alert’ inviati dall’Agenzia delle entrate nell’attività di compliance, in molti non hanno risposto né si sono ravveduti.

Le cifre relative al lavoro svolto dalla Guardia di Finanza nel 2017, dalla lotta all’evasione e agli sprechi al contrasto della criminalità economica e organizzata e dei traffici illeciti, parlano chiaro.
Sono in aumento i casi di evasione fiscale internazionale: 339 in tutto (pari al 67% in più rispetto ai primi cinque mesi del 2016), tra residenze fittizie, occultamento di patrimoni e disponibilità all’estero, più altre ‘manovre’ compiute al solo fine di portare oltreconfine i redditi realizzati in Italia.
Un aumento del 198% è stato registrato nei sequestri ai soggetti fiscalmente pericolosi ai sensi della normativa antimafia applicata ai reati fiscali, con un valore che, dai 97,5 milioni di euro del 2016, ha raggiunto nel 2017 ben 290 milioni.
Sempre nei primi 5 mesi del 2017 è cresciuto il numero dei datori di lavoro verbalizzati per l’impiego di manodopera irregolare o in nero (+54%), degli arrestati per reati fiscali (+27%) e degli evasori totali scoperti (+12%).
È salito, inoltre, del 25% il numero delle verifiche e dei controlli conclusi.

Il messaggio del Presidente Mattarella
Nel messaggio inviato al Comandante delle Fiamme Gialle, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella esprime la “riconoscenza della Repubblica” alle donne e agli uomini del Corpo “per il loro impegno nella difesa dei principi di giustizia e legalità, tanto più significativi sul terreno della tutela della sicurezza economica e finanziaria del Paese, dei cittadini e delle imprese, base essenziale per ogni democrazia”.
I Finanzieri, però, non si sono distinti solo per il contrasto “di un ampio spettro di infiltrazioni criminali, dalle frodi negli appalti all’evasione fiscale, dalla corruzione alle truffe sull’utilizzo dei fondi pubblici”. A questi fronti, infatti, si è aggiunta “l’azione di ricerca e lotta ai flussi finanziari illeciti che alimentano il terrorismo internazionale”.
Mattarella, inoltre, ricorda gli altri campi di azione che hanno visto la Guardia di Finanza in prima linea, in coordinamento con le altre Forze Armate, come “l’instancabile opera di soccorso a favore delle popolazioni duramente colpite dalle recenti calamità naturali, che hanno sconvolto l’Italia centrale” e “la pregevole attività dei Finanzieri del comparto aeronavale nel costante impegno nelle operazioni di soccorso ai migranti che affrontano in condizioni disumane le grandi insidie del mare”.