Effetto Covid-19 sulla malattia


In crescita le assenze nel settore privato; pubblico più virtuoso col lavoro agile

L’impatto da quella che è stata definita la seconda ondata del Covid-19, dopo quella di marzo-aprile, è nei numeri: nel terzo trimestre del 2020 si è, infatti, registrato un vero boom dei certificati medici pervenuti all’Inps. Fra ottobre e dicembre, la crescita è stata del 22%. È, però, il valore assoluto a rendere bene l’impatto della pandemia sul mondo del lavoro: rispetto allo stesso periodo del 2020, si è passati da 5,8 milioni a 7,1 milioni. Maggiore l’impatto sul settore privato – un quarto in più – rispetto al settore pubblico (+11,2%), anche per effetto del maggiore ricorso al lavoro in presenza. Lo smart working, viceversa, ha favorito la riduzione delle malattie nel settore pubblico, cosa che non deve sorprendere più di tanto. Le attività ispettive di controllo si sono concentrate principalmente sul settore privato. Occorre osservare come si registri anche una sensibile riduzione degli abusi accertati dagli ispettori medici.


Lavoro agile, è rivoluzione


Molte aziende anticipano i Ccnl e premiano la produttività e non la presenza

Si annuncia una rivoluzione nel mondo del lavoro. Sindacati e associazioni datoriali saranno chiamati presto a confrontarsi con quanto sta succedendo nelle maggiori aziende e che presto potrebbe estendersi anche alla pubblica amministrazione. Fastweb, ma anche altre imprese non solo delle telecomunicazioni, ha già ritirato a circa 2.700 dipendenti il cartellino con il quale erano soliti timbrare all’inizio del turno di lavoro. Ciò comporta il passaggio da una concezione del lavoro meramente oraria ad una per obiettivi in anticipo rispetto anche ai contenuti dei contratti collettivi nazionali di riferimenti, improntati proprio sulla paga oraria. Il tema, inevitabilmente, è destinato ad entrare anche sul tavolo di confronto del neo ministro Andrea Orlando che, dopo aver ascoltato i leader di Cgil, Cisl e Uil, ha fatto altrettanto che i numeri uno di Ugl e delle associazioni datoriali, ad iniziare da Confindustria e scendendo a tutte le altre.


Lavoro agile, si apre un nuovo fronte nell’esecutivo


In attesa dei Pola, Movimento 5 Stelle e Partito democratico si dividono

Poche settimane e le pubbliche amministrazioni dovranno dotarsi dei cosiddetti Pola, vale a dire i piani operativi per il lavoro agile, ma non mancano i punti di scontro che ora si estendono anche al lavoro privato. Come noto, nonostante la generale impreparazione – è sufficiente ricordare come nell’agenda digitale nazionale, aggiornata appena a marzo del 2020, quindi alla vigilia del primo durissimo lockdown da Covid-19 non vi è traccia di smart working – la nostra pubblica amministrazione ha abbracciato con entusiasmo la nuova esperienza, riuscendo però soltanto in alcuni casi a coniugare le diverse esigenze, dal contenimento dei contagi alla erogazione dei servizi essenziali. Questa difficoltà è emersa in tutta la sua evidenza soprattutto negli enti locali, già alle prese con una forte contrazione del personale dipendente, e nell’Inps, dove si è scatenata la tempesta perfetta, con larga parte del personale in smart working e un carico di lavoro senza precedenti. intanto, mentre i sindacati continuano a chiedere un confronto più strutturato – finora le ministre Fabiana Dadone, funzione pubblica, e Nunzia Catalfo, lavoro, hanno convocato le sigle confederali, dalla Cgil alla Ugl, in maniera spot -, sembra emergere uno scontro pure in seno al governo. Il Movimento 5 Stelle, infatti, starebbe spingendo per una legge in materia di lavoro, mentre il Partito democratico vorrebbe lasciare spazio alla contrattazione collettiva.


Lavoro agile, altro fronte caldo


Governo diviso fra accordi collettivi o individuali sul post periodo emergenziale

La scadenza del 15 ottobre si avvicina ed allora anche la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, dopo la sua collega alla funzione pubblica, Fabiana Dadone, si attiva sul versante del lavoro agile, convocando le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali per un confronto sulle eventuali modifiche da apportare alla legge 81 del 2017. Come succede spesso, anche in questo caso, almeno stando ad alcune ricostruzioni giornalistiche, le posizioni all’interno del governo non sarebbero ben definite, con il Partito democratico e, soprattutto, Italia viva intenzionati a non intervenire troppo a fondo sul testo di legge e il Movimento 5 Stelle che, viceversa, spingerebbe per una riforma più profonda. La questione è quella del bilanciamento fra gli accordi individuali, previsti appunto dalla legge 81, e la cornice nazionale che potrebbe essere definita, a sua volta, da una legge o, piuttosto, da accordi collettivi. Insomma, c’è parecchio da fare.


Lavoratori con figli in quarantena


Previsto smartworking o congedo straordinario 

A pochi giorni dalla riapertura delle scuole – con il timore di possibili contagi fra gli studenti – il Decreto Legge dell’8 settembre 2020, n. 111, intitolato “Disposizioni urgenti per far fronte a indifferibili esigenze finanziarie e di sostegno per l’avvio dell’anno scolastico, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” fra i vari provvedimenti ha anche disposto, all’articolo 5, che il lavoratore dipendente che abbia figli conviventi di età inferiore ai 14 anni, nel caso in cui il minore sia in quarantena obbligatoria disposta dalla Asl di pertinenza a causa di contatti scolastici, possa svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile per tutto o parte del periodo di quarantena del figlio. Se, invece, i genitori dei minori sottoposti a quarantena sono occupati come dipendenti in attività che non possono essere svolte da remoto, allora solo uno dei genitori potrà astenersi dal lavoro per la durata della quarantena del figlio, oppure i genitori potranno alternarsi fra loro per coprire il periodo di quarantena, purché non usufruiscano entrambi del congedo nelle stesse giornate lavorative. Le le giornate di assenza saranno coperte da un congedo straordinario retribuito al 50%. Non potrà usufruire di questo congedo straordinario il lavoratore con figli che abbia già l’altro genitore in lavoro agile o inoccupato. La misura sarà in vigore fino alla fine dell’anno corrente, con una dotazione di 50 milioni di euro.


Lavoro agile anche in autunno


Non solo la pubblica amministrazione; anche i privati prorogano il rientro

Uffici senza il grande rientro. Negli anni passati, con le piogge ad annunciare la fine dell’estate, questa settimana segnava l’inizio della ripresa, con gli studenti impegnati nei corsi di recupero e i genitori di nuovo a lavoro. Ebbene, quest’anno sarà diverso. Molte amministrazioni pubbliche e tante aziende hanno già comunicato ai loro dipendenti che continueranno a lavorare da remoto, in modalità lavoro agile, o smart working, anche nelle prossime settimane. Per la pubblica amministrazione, si parla di arrivare almeno al 15 ottobre, quando scadrà la proroga dello stato di emergenza, con la prospettiva concreta di prolungare il tutto fino al 31 dicembre. La decisione, in molti casi, è influenzata anche dalla questione relativa alle responsabilità penali in caso di contagio: in assenza di uno scudo legale, in molti preferiscono adottare una linea estremamente prudenziale nella gestione del personale, in particolare di quello a rischio potenziale.