Roma imita Amazon sui controlli


Prima l’annuncio, poi il passo indietro, ma, di certo, il sasso lanciato nello stagno ha fatto un grande rumore. Il comune di Roma parla di rivoluzione in corso: il badge, il cartellino da timbrare che attesta la presenza al lavoro, sarà presto sostituito dalla carta d’identità elettronica, facilitando in questo modo il lavoratore. La vera rivoluzione, passateci l’ironia, sarebbe, per i romani, quella di riuscire a fare la carta d’identità elettronica in tempi umani e non con i mesi di attesa che ci vogliono ora. Ma, come al solito, il solito il diavolo si nasconde nei particolari. In questo caso, il particolare sta nel fatto che il nuovo documento elettronico è dotato di un chip che permette la geolocalizzazione. Se attuata in questi termini, la misura permetterebbe al datore di lavoro, il comune di Roma, di controllare, potenzialmente h24, tutto il personale dipendente. Se aggiungiamo il fatto che il Jobs act, modificando l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, oggi rende più facile i controlli a distanza, utilizzabili a tutti i fini del rapporto di lavoro, compreso il licenziamento, quindi, la frittata è fatta. Ma c’è anche un secondo aspetto. La carta d’identità non è cedibile ad altra persona, per cui se un’altra persona viene trovata in possesso di un documento di un altro è perseguibile penalmente, cosa che avrebbe riflessi importanti su tutti quei dipendenti infedeli che provano a timbrare in sostituzione di un collega.


Via libera al nuovo Comitato nazionale di parità


Con un decreto ministeriale è stato rinnovata la composizione del Comitato nazionale per l’attuazione dei
principi di parità di trattamento ed uguaglianza di opportunità fra lavoratori e lavoratrici. Al suo interno i
rappresentanti dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Cisal), delle associazioni datoriali (Confindustria,
Confapi, Confagricoltura, Confcommercio e Abi), del movimento cooperativo e dell’associazionismo
femminile, dalle Acli alla Fondazione Bellisario, passando per Federcasalinghe.


Cassa straordinaria in forte crescita


Il nuovo (o la nuova) ministro del lavoro, se il tentativo di Giuseppe Conte di dare vita ad un governo giallo-
rosso fra Movimento 5 Stelle e Partito democratico avrà successo, fra le tante cose che si ritroverà a dover
affrontare, dovrà mettere sicuramente l’attuale andamento occupazionale. Se è vero che occupazione e
disoccupazione sono rispettivamente ai massimi storici e ai minimi da quasi un decennio a questa parte, è
pur vero che i dati Inps sul ricorso alla cassa integrazione sono comunque preoccupanti. I numeri dei mesi
della crisi più forte sono sicuramente lontani, però a luglio le ore autorizzate di cassa integrazione sono
cresciute del 33,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ciò che preoccupa maggiormente è
l’impatto sulla cassa integrazione straordinaria (+50,2%), lo strumento impiegato quando l’azienda si trova
in una situazione di difficoltà conclamata e non temporanea. Positivo, invece, il crollo degli ammortizzatori
in edilizia.


Ecobonus, un affare per tutti


Gli ecobonus si stanno dimostrando un affare per tutti. Dopo dodici anni di esperienza – nei quali sono stati posti in essere oltre 39 miliardi di investimenti, di cui 3,3 soltanto nel 2018, dato Enea -, il sistema che valorizza gli interventi di efficientamento energetico di singoli e collettività ha favorito l’affermarsi di nuove professionalità, permettendo peraltro al nostro Paese di porsi all’avanguardia.


Poste Italiane riparte dalla valorizzazione del personale


Dalla Cgil alla Ugl, è grande la soddisfazione delle sigle di categoria per l’accordo quadro appena sottoscritto in Poste italiane, con il quale ci sarà il consolidamento di 3.500 posizioni lavorative e l’ottimizzazione degli uffici postali, mantenendo tutti i presidi territoriali. Attenzione particolare sarà riposta verso la trasformazione dei part time e il superamento del precariato. Previsto un intervento da parte dell’Anpal, per la parte relativa alle politiche attive del lavoro.


Le scuse di Sogin per non confermare i somministrati


L’occasione era troppo importante per il sindacato per non affrontare la questione Sogin. La Sogin è la società interamente pubblica che si occupa del cosiddetto decomissioning, vale a dire il processo di smantellamento e successiva gestione dei rifiuti di origine nucleare. I vertici della partecipata, indicati nel 2016 dal precedente esecutivo, hanno fatto sapere che non saranno rinnovati una ottantina di contratti in somministrazione a causa delle novità introdotte dal decreto Dignità. Una giustificazione che non tiene ed infatti da Cgil, Cisl, Uil ed Ugl è giunta una sonora bocciatura nel corso dell’audizione parlamentare presso la decima Commissione Industria, Commercio, Turismo del Senato sulla gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari sul territorio nazionale. Non solo Sogin, però, perché anche sul neonato Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione si allungano ombre oscure con riferimento al personale da dedicare. Il tema, purtroppo, è lo stesso da anni: la ricerca nel nostro Paese è sovente precaria, cosa che non aiuta. Il presidente della Commissione, il pentastellato Gianni Pietro Girotto, ha mostrato interesse sulla doppia questione. L’audizione è servita infine per fare il punto sullo stato dell’arte e sui ritardi accumulati dai precedenti esecutivi sulla individuazione delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale, così come richiesto dalla Commissione europea.