Prezzi al consumo: +0,4% ad agosto


Ad agosto l’Istat ha registrato un aumento mensile dei prezzi al consumo dello 0,4% sia su base mensile che su base annua. L’aumento congiunturale dell’indice generale, che come ricorda l’Istituto nazionale di statistica è tipico del mese di agosto e dovuto per lo più a fattori stagionali, è imputabile principalmente alla crescita dei prezzi della filiera dei servizi turistici e, più in particolare, a quelli dei servizi relativi ai trasporti (+4,5%). L’inflazione acquisita per il 2019 è +0,8% sia per l’indice generale sia per la componente di fondo.


Istat: al Nord export in frenata in T2


L’Istat nel secondo trimestre ha registrato una flessione delle vendite verso l’estero delle regioni del Nord-est (-0,6%) e del Nord-ovest (-0,4%). Bene invece il Sud e le Isole, con un +4%, e soprattutto il Centro che, con il 5%, prosegue il suo andamento positivo, tanto che nel periodo gennaio-giugno riporta un aumento delle vendite di oltre 17 punti percentuali, contro il +2,5% del Sud, il +1,5% del Nord-est, il -1,1% del Nord-ovest e il pesante -11,9% che ha interessato le esportazioni delle Isole.


Industria, ancora una brusca frenata


Dopo il calo registrato a giugno, anche nel mese di luglio l’Istat ha rilevato una frenata della produzione industria, sia a livello congiunturale, che a livello trimestrale e tendenziale. Rispetto al mese precedente il calo è stato dello 0,7%, riflettendo il peggioramento che ha interessato tutti i raggruppamenti principali di industrie, tranne l’energia, per la quale si registra un +1,3%. Il calo maggiore ha interessato la produzione di beni strumentali (-1,6%), mentre i beni di consumo e i beni intermedi hanno riportato flessioni più esigue: pari rispettivamente a -0,3% e -0,2%. Nel periodo maggio-luglio la produzione è invece diminuita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. In questo caso l’istituto nazionale di statistica segnala una contrazione dello 0,6% per la produzione di beni di consumo (+2% per quelli durevoli e -1% per i non durevoli) e per i beni strumentali, mentre per i beni intermedi segnala un -0,4%. Anche in questo caso l’energia mostra una variazione positiva, del 2,2%. Tra luglio 2018 e lo stesso mese di quest’anno la produzione industriale italiana è diminuita di sette decimi. Un calo legato ai crolli del 3% e del 2% che hanno interessato i beni strumentali e i beni intermedi. Male anche i beni di non durevoli, con un -0,1%, mentre segni “più” si osservano per i beni di consumo durevoli (+6%), per i beni di consumo totali (+0,9%) e per l’energia (+5,8%). Osservando nel dettaglio i settori di attività economica, le attività manifatturiere hanno riportato un -1,3% annuo, quelle estrattive in +0,3%, mentre la fornitura di energia elettrica, gas e vapore un +6,4%.


Giù le imprese e la fiducia consumatori


Clima di fiducia dei consumatori e delle imprese in calo, ad agosto. A renderlo noto è l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, sottolineando in un comunicato stampa che, secondo le stime preliminari, il primo è passato da 113,3 a 111,9 mentre il secondo è sceso da 101,2 a 98,9. L’Istituto di statistica sottolinea che il calo dell’indice di fiducia dei consumatori è generalizzato, pur presentando «intensità diverse tra le sue componenti». Tanto quella economica che futura registrano i cali più evidenti, passando, rispettivamente, da 129,6 a 127,8 e da 117,4 a 115,4. «Più contenuto», invece, il calo per il clima personale (da 108,0 a 107,0) e per quello corrente (da 111,1 a 110,0). Tra le imprese italiane, l’indice diminuisce in tutti i settori, ad eccezione del commercio al dettaglio: in questo caso è rimasto «sostanzialmente stabile (da 110,0 a 109,9)». Nel dettaglio, prosegue l’Istat, il settore delle costruzioni e quello dei servizi subiscono il calo più marcato (rispettivamente, da 142,8 a 140,4 e da 100,0 a 97,4) mentre il deterioramento è più contenuto nella manifattura (da 100,1 a 99,7). Si conferma così «un quadro di elevata incertezza» per le imprese italiane – i livelli di fiducia nella manifattura e nei servizi di mercato sono i più bassi da inizio anno – mentre per i consumatori, l’indice di fiducia è tornato a diminuire, mantenendosi comunque «leggermente al di sopra del livello registrato a maggio 2019»


Su la fiducia di consumatori e imprese


A luglio sia l’indice che misura il clima di fiducia dei consumatori sia quello che misura il sentiment delle imprese hanno registrato un netto miglioramento rispetto al mese precedente. La fiducia dei consumatori è infatti passata da 109,8 punti a 113,4, riflettendo i miglioramenti che hanno interessato tutte le componenti: per il clima economico l’indice sale infatti da 121,4 punti a 129,7, per quello futuro da 112,6 a 117,4, per quello personale da 105,6 a 108 e per quello corrente da 107,6 a 111,1. Sempre rimanendo sul fronte dei consumatori, miglioramenti si rilevano per i giudizi e le attese sulla situazione economica dell’Italia e della propria famiglia, per le attese sulla disoccupazione e per i giudizi sul bilancio familiare. Al contrario, peggiorano lievemente le opportunità attuali di risparmio, mentre migliorano le possibilità future di risparmio e le opportunità attuali all’acquisto di beni durevoli. Per quanto riguarda invece le imprese, l’indice generale di fiducia è cresciuto di quasi due punti, portandosi da 99,3 a 101,2 punti. In questo caso l’Istat spiega che il miglioramento è generalizzato a tutti i settori con l’eccezione della manifattura dove l’indice continua a diminuire, seppure lievemente. Si evidenzia un aumento delle attese su ordini e produzione diffuso a tutti i settori. L’indice che misura il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è sceso da 100,7 punti a 100,1, mentre si registrano aumento per il settore delle costruzioni, salito da 140,9 a 142,8 punti; per quello dei servizi, da 98,9 a 100,1, e per le aziende attive nel commercio, da 105,2 a 109,9.