Istat: l’economia non osservata vale 211 miliardi di euro


È la somma dell’economia sommersa e di quella illegale

In Italia l’economia non osservata che comprende il sommerso e l’economia illegale, vale 118 miliardi di euro con un incidenza sul PIL dell’11,9%. Una cifra enorme, che risulta però in calo rispetto all’anno prima quando si attestava a 213,9 miliardi di euro (-1,3%) ed era pari al 13% del PIL. La diminuzione, spiega l’Istat, è legata al calo che ha interessato il valore aggiunto sommerso da sotto-dichiarazione (-2,9 miliardi di euro rispetto al 2017) e da utilizzo di input di lavoro irregolare (-1,7 miliardi) mentre risultano in crescita le altre componenti residuali (+1,4 miliardi). L’economia illegale, spiega ancora l’Istituto nell’analisi, ha segnato un aumento contenuto in valore assoluto, con un’incidenza che è rimasta ferma all’1,1%.

 


Istat: in estate economia mondiale in ripresa


Ma dominata ancora da difficoltà e incertezze

Secondo l’stat nel corso dell’estate l’economia globale è stata interessata da una decisa ripresa, ma continuano dominare difficoltà e incertezze legate all’evolversi della pandemia di coronavirus. Nella Nota mensile sull’andamento dell’economia, l’istituto nazionale di statistica scrive poi che nel nostro Paese si è osservato un recupero sia della produzione industriale che degli ordinativi e delle esportazioni, con un miglioramento della fiducia sia dei consumatori che delle imprese, ma al contempo permangono la debolezza della domanda e la fase deflativa dei prezzi. Anche il mercato del lavoro è stato caratterizzato da alcuni segnali di miglioramento.


Istat, deficit al 10,3% del PIL nel II trimestre


Reddito disponibile delle famiglie giù del 5,8%

Nel secondo trimestre del 2020 il deficit è salito a 10,3% del PIL a causa della decisa riduzione delle entrate legata alla contrazione dell’attività economica e per il consistente aumento delle uscite su cui hanno inciso le misure di sostegno introdotte per contenere gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria ed economica. È quanto spiega l’Istat nell’ultima diffusione statistica. Nell’analisi l’Istituto scrive anche che il l reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito del 5,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono diminuiti dell’11,5%. In calo anche il potere d’acquisto: -5,6%. Il tasso di risparmio, si legge ancora, è aumentato fortemente nel secondo trimestre per la decisa contrazione della spesa per consumi finali delle famiglie.


Occupazione, il fuoco di paglia di agosto


Risalgono gli occupati, ma cresce anche la disoccupazione giovanile

Agosto segna un piccolo incremento dell’occupazione. Ciò che non è chiaro e se si è davanti ad un fuoco di paglia o se, piuttosto, si è in presenza di una ripartenza più consistente. È evidente che, in attesa dei dati relativi all’autunno, agosto ha portato qualche beneficio, principalmente nel turismo e nei servizi. Su base mensile, l’incremento è quantificabile in 83mila posizioni lavorative in più rispetto alla precedente rilevazione. È comunque il caso di ricordarcce come si veniva da un crollo continuo nell’occupazione, iniziato già sul finire dello scorso anno e proseguito fino a giugno, quando, nel complesso, si è arrivati a conteggiare 818mila posti di lavoro in meno, con un incremento della inattività fino ad un 1,3 milioni di unità. Conseguentemente, il tasso di occupazione torna, seppur di poco, sopra alla soglia del 58%, mentre il tasso di disoccupazione si attesta sotto al 10%. La ripresa dell’occupazione è diffusa e spalmata su tutte le fasce di età, eccezion fatta per i più giovani: la disoccupazione giovanile, infatti, risale al di sopra del 32%. Un quadro che non può indurre quindi a facili ottimismi, tanto che lo stesso segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, ha parlato di scenario sconfortante. Lo sconforto nasce dal fatto che le imprese non assumono, mentre lo Stato, al di là delle promesse, non favorisce il ricambio generazionale anche nella pubblica amministrazione.


Baratto senza Piano


È ormai una tradizione del centro sinistra italiano, consolidata anche dall’esperimento sempre più claudicante dei giallorossi al Governo, blindati solo dall’assenza di una nuova legge elettorale, quella di ottenere il favore dell’Ue barattando sovranità e importanti diritti, rendendone sempre più difficile l’esercizio fino quasi a cancellarli. Diritti che spesso riguardano lavoratori e pensionati, quindi famiglie, cittadini sempre più inermi di fronte all’affastellarsi di crisi incessanti e mai risolte o risolvibili con le ricette di colore che distribuiscono pagelle più o meno severe, a seconda dei casi (discrezionali) agli Stati nazionali. Infatti non eravamo ancora usciti dagli effetti negativi della recessione scoppiata tra il 2007 e il 2013, che nel 2020, nel giro di poche settimane, siamo piombati in una crisi sanitaria senza precedenti e economica ancora più grave, scatenata dalle contromisure scelte per combattere la pandemia del Covid-19. Quando il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato di non voler rinnovare alla scadenza, il 2021, Quota100, la riforma nata per “risarcire” gli italiani dai danni inferti in termini previdenziali dalla famigerata Legge Fornero, la quale aveva, come ulteriore effetto collaterale, ingessato il già poco accessibile mercato del lavoro, soprattutto ai giovani, non ha semplicemente contraddetto se stesso. Conte ha dichiarato di non voler rinnovare, ma l’Ugl si opporrà a questo, una misura che ha consentito a 300 mila lavoratori di andare in pensione, favorendo il ricambio generazionale e l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Non a caso, prima della pandemia Covid-19, tra febbraio 2019 e febbraio 2020, si era ridotta la percentuale di disoccupazione di oltre 1 punto e abbassata di 4 punti la disoccupazione giovanile. Cancellarla in nome di che cosa? Di un via libera dell’Unione europea al “Piano di rilancio nazionale di ripresa e di resilienza” italiano, del quale si conoscono solamente intenti, quasi nulla nella sostanza. Lo stesso presidente del Consiglio però non riesce a dimostrare il coraggio di mettere la parola fine al Reddito di cittadinanza, questa sì, una misura fallimentare che invece di abolire la povertà – basti pensare che a fronte dei 4,6 milioni di cittadini italiani in povertà assoluta certificati dall’Istat prima del Covid-19, sono stati soltanto 2,8 milioni i beneficiari del reddito – si è rivelata un formidabile incentivo al lavoro nero.

Non è certamente così che si Governa un Paese in profonda crisi e che si conquista un ruolo realmente dignitoso in seno all’Unione europea.


Istat: a settembre sale la fiducia di consumatori e imprese


Per il mese di settembre l’Istat indica un miglioramento sia del clima di fiducia dei consumatori (da 101,0 a 103,4) sia di quello delle imprese (da 81,4 a 91,1 punti). Nel primo caso l’indice è stato trainato da tutte le componenti, con il clima economico salito a 94,9 punti dai 90,5 del mese precedente, quello clima futuro passato da 105,6 a 109,5, quello personale da 104,9 a 107,1 e quello corrente da 98,1 a 100,2. Per quanto riguarda invece le imprese nel settore manifatturiero l’indice è salito da 87,1 a 92,1, nelle costruzioni da 132,6 a 138,6, mentre per i servizi di mercato si evidenzia una crescita dell’indice da 75,1 a 88,8 punti mentre nel commercio al dettaglio la crescita è più contenuta, da 94,3 a 97,4.