Inail, parte formazione Pmi

Entra nel vivo la campagna nazionale di rafforzamento dell’attività formativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro nelle micro, piccole e medie imprese, finanziata dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali con risorse pari a quasi 15 milioni di euro. A beneficiarne saranno circa 30mila soggetti tra operai, impiegati, addetti dell’agricoltura, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza a livello aziendale (rls) o territoriale (rlst), dirigenti e datori di lavoro, con una prevalenza delle pmi dell’edilizia e della metallurgia, tra i settori più a rischio per numero e gravità degli infortuni, seguite da quelle dell’editoria e dei trasporti. I progetti, già ammessi al finanziamento riguardano, in particolare, la formazione finalizzata all’adozione di modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza orientati al cambiamento della cultura aziendale, le iniziative per l’adozione di comportamenti sicuri e la valutazione dei rischi, con particolare attenzione allo stress lavoro-correlato, alle lavoratrici in stato di gravidanza e alle differenze di genere.

Sicurezza e lavoro, pressione costante

La disponibilità delle parti sociali c’è, ora spetta al governo cercare di accelerare sul versante della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. La celebrazione della giornata per la sicurezza nei luoghi di lavoro, tradizionale appuntamento di ottobre, che rientra nel mese per la prevenzione degli infortuni in ambito europeo e nazionale, è stata l’ennesima occasione per ribadire la necessità di dare risposte immediatamente efficaci per quella che, giorno dopo giorno, si conferma essere una delle maggiori priorità per il nostro Paese. i numeri, ricordati dall’Anmil, sono noti: gli incidenti sul lavoro denunciati all’Inail sono oltre 650mila in un anno, con una media fra i tre e i quattro infortuni mortali al giorno. Ai quali, peraltro, se ne possono aggiungere un numero imprecisato che deriva dal fatto che l’Istituto assicurativo non copre tutti i lavoratori e che una parte di incidenti sul lavoro, soprattutto se con conseguenze di poco conto, non sono neanche denunciati come tali per evitare controlli o l’aumento dei premi assicurativi. Così, mentre il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, insiste sulla patente a punti per le imprese, il numero uno della Ugl, Paolo Capone, sostiene il rafforzamento degli aspetti formativi, anche nelle scuole, e l’istituzione di una Agenzia nazionale di promozione e coordinamento delle politiche in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sicurezza: al ministero partenza soft

Un lungo vertice, quello al ministero del lavoro e delle politiche sociali, per fissare qualche primo punto, senza però avere ancora la certezza sui tempi che pure sono fondamentali, vista la drammatica ripresa degli infortuni mortali sul lavoro. Più che tecnico che politico, del resto mancavano, per cosi dire, tutti i big, sia sul versante governativo che su quello delle parti sociali, il confronto è comunque servito per fissare un primo elenco di priorità. Per l’esecutivo, i punti di riflessione dovrebbero riguardare la cosiddetta patente a punti per le imprese, un meccanismo di bonus/malus simile a quello che tutti conoscono per la patente di guida, il rafforzamento della vigilanza, la qualificazione della formazione, anche attraverso una ricognizione sugli organismi paritetici, e l’integrazione delle banche dati. Diverse le proposte emerse, dalla richiesta di Cgil, Cisl e Uil di rimettere in piedi la commissione bicamerale d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro a quelle della Ugl di istituire una Agenzia nazionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e di favorire l’insegnamento della materia nelle scuole, passando per l’Inail, che si propone come soggetto istituzionale per gli approfondimenti statistici. Le associazioni datoriali, da par loro, continuano ad insistere sul passaggio dalla sicurezza formale dei documenti a quella sostanziale degli atti concreti.

Sicurezza: essere attivi è necessario

Nuovo tavolo di confronto al ministero del lavoro e delle politiche sociali sul tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. L’obiettivo della neo ministra Nunzia Catalfo è quello di provare ad essere operativi, dopo le due riunioni preparatorie, prima con l’allora sottosegretario Claudio Durigon e poi con la stessa ex presidente della commissione lavoro del Senato e il ministro della salute, Roberto Speranza. Presenti le confederazioni sindacali, dalla Cgil alla Ugl, e le associazioni datoriali.

Infortuni: lieve calo, alta premura

Una leggera riduzione delle denunce di infortuni sul lavoro. È quanto emerge dalla lettura del rapporto Inail sull’andamento infortunistico nel nostro Paese fra gennaio ed agosto in relazione allo stesso periodo dello scorso anno. Il calo delle denunce di poco più di 1.600 unità, con la conseguenza che il numero complessivo delle stesse scende da oltre 418mila a poco meno di 417mila. Naturalmente, la riduzione delle denunce non significa un calo del fenomeno, in quanto rimane la convinzione, rafforzata peraltro dai numeri, di una sottovalutazione del fenomeno infortunistico. Osservando i dati sulla incidenza infortunistica distinta per gravità e per regione, risalta chiaramente come in alcune aree del Paese possa esserci una evasione dell’obbligo di denunciare gli infortuni sul lavoro in quanto tali; un aspetto strettamente connesso alla maggiore presenza di lavoro nero e irregolare. Si riducono anche gli infortuni mortali, una cosa sicuramente positiva, ma che non deve essere letta in maniera superficiale. Il calo, infatti, è in larga parte dovuto a quanto successo nell’agosto dello scorso anno, con il drammatico crollo del Ponte Morandi a Genova ed almeno due incidenti automobilistici che coinvolsero diversi braccianti. Ciò che sicuramente non cala è il numero delle denunce per malattia professionale presentate all’Inail, quasi mille in più, concentrante esclusivamente nella gestione industria e servizi.

Inail: «Crescono gli infortuni mortali sul lavoro nel 2018»

La certezza è che nel nostro Paese si continua, purtroppo, a morire di lavoro con numeri non in linea con quelli di una economia avanzata, attenta agli aspetti sociali e non solo economici. Il rapporto annuale dell’Inail certifica il fenomeno degli infortuni sotto il profilo amministrativo, vale a dire con riferimento a quegli accadimenti che hanno trovato una catalogazione in base alla normativa vigente. Ed allora, ad oggi, le denunce di infortunio mortale sul lavoro o in itinere nel 2018 sono stati 1.218, il 6% in più rispetto all’anno precedente, ma anche undici in meno rispetto a quanto comunicato in via provvisoria nei mesi scorsi. Questa leggera differenza con il dato di 1.229 è imputabile a questioni amministrative, considerando peraltro che l’Inail stesso conferma la presenza di un certo numero di denunce in istruttoria. A fronte di questi dati, ciò che emerge è un incremento degli infortuni mortali nell’ordine del 6%, quasi la stessa percentuale che l’Istituto assicurativo ha riscontrato nei primi del 2019 con riferimento al medesimo periodo dell’anno precedente. In leggero calo, invece, le denunce degli infortuni, poco più di 645mila, con una contrazione dello 0,3%. Osservando però con attenzione le statistiche, in particolare andando a guardare l’incidenza in rapporto ai lavoratori, non si può escludere un sottodimensionamento del fenomeno in alcune aree del Paese.