Inflazione in recupero a luglio nell’Eurozona

A luglio i prezzi al consumo nei paesi dell’Eurozona hanno registrato un lieve recupero, aumentando dello 0,4% su base annuale (+0,3% a giugno). È quanto emerge dalle ultime rilevazioni dell’Eurostat diffuse oggi. L’inflazione di fondo (core, in cui sono esclusi i prezzi più volatili, come quelli dell’energia e gli alimentari) è invece aumentata dell’1,3% nel mese considerato, contro il +1,1% del mese precedente. L’indice che invece esclude anche i tabacchi e gli alcolici ha riportato un +1,2% (+0,8% a giugno).

Inflazione ancora in calo a giugno

A giugno i prezzi al consumo hanno registrato un aumento dello 0,1% su base mensile, rimanendo però in territorio negativo se confrontati con lo stesso mese di un anno fa. «La flessione dei prezzi al consumo su base annua – spiega l’istituto nazionale di statistica nella nota di commento ai dati – continua ad essere il prodotto di spinte contrapposte: quelle deflazionistiche provenienti dai prezzi dei Beni energetici e quelle al rialzo dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona». L’inflazione acquisita fin qui per il 2020 è pari a zero per l’indice generale e a +0,7% per la componente di fondo.

Rallenta l’inflazione a marzo

A marzo l’Istat ha registrato un rallentamento dell’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo è infatti aumentato di appena lo 0,1%, sia su base mensile che annuale. «Il rallentamento – si legge nel commento dell’Istituto ai dati – sarebbe stato più ampio se non si fosse verificata contestualmente l’accelerazione dei prezzi dei Beni alimentari lavorati, che ha portato la variazione del cosiddetto “carrello della spesa” all’1%o». Il risultato, spiega ancora l’Istat, «si spiega con l’inversione di tendenza dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati, e in particolare di quelli dei carburanti, e con la decelerazione dei prezzi dei Servizi».

ALLO SPROFONDO

Non ci si può meravigliare più di tanto, ma allarmarsi comunque sì di fronte ai dati odierni di Confcommercio: nel primo trimestre del 2020 si è verificata una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, per effetto dell’epidemia deflagrata nel mese di marzo (durante il quale si è registrato un -31,7%). Si tratta di «dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista». Nel dettaglio: dati sull’accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100% per la maggior parte aziende non presenti su piattaforme virtuali), su bar e  ristorazione (-68% pur considerando anche le attività di delivery presso il domicilio dei consumatori). Non basta, a marzo anche fiducia e indici di attività produttiva sono crollati. Ecco perché le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio indicano una riduzione tendenziale del Pil del 3,5% nel primo quarto del 2020 e del 13% nel mese di aprile.

Conseguentemente in termini di inflazione «per il mese di aprile 2020 si stima una riduzione dello 0,6% in termini congiunturali e dello 0,7% nel confronto con lo stesso mese del 2019». Ad influenzare la caduta dell’inflazione, «la riduzione registrata dagli energetici regolamentati e non, che cominciano a risentire della caduta del prezzo del petrolio, le cui quotazioni nominali in dollari sono tornate ai valori dei primi mesi del 2004». C’è dunque un intero sistema produttivo che sta andando alla deriva e quindi per Confcommercio «oggi è necessario evitare che, dopo il coronavirus, la ricostruzione dei livelli di benessere economico, già depressi, del 2019, duri troppi anni». Il rischio è «la marginalizzazione strutturale del Paese rispetto alle dinamiche internazionali dell’integrazione, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità e, in definitiva, della crescita di lungo termine» e che «a pagarne il prezzo più alto sarebbero le generazioni più giovani».

Istat, dalla realtà al mondo virtuale

Nessuno, chiaramente, vuole mettere in dubbio la professionalità degli esperti dell’Istat, ad iniziare da tutti i ricercatori precari che hanno dovuto sudare le proverbiali sette camice per riuscire ad essere stabilizzati, arrivando in passato ad occupare simbolicamente il tetto e l’aula magna dell’Istituto, pur di smuovere una politica sorda e insensibile, ma suscita non poche perplessità la revisione del paniere di beni sul quale si calcola il costo della vita che pesa sulle famiglie. L’impressione è che siamo davanti ad una rivisitazione molto social e poco reale delle abitudini degli italiani. Entrano, infatti, il sushi take away (per chi ha poca dimestichezza con il Giappone e l’inglese si tratta di una sorta di involtini di pesce crudo da mangiare non seduti comodamente al ristorante, ma ovunque, su un divano, sulla poltrona ergonomica dell’ufficio o camminando in un giardino comunale, sempre se tenuto bene), i monopattini elettrici (in questo caso, il tempismo è eccezionale, visto che il loro utilizzo è permesso dal 1° gennaio scorso, per effetto delle modifiche apportate al codice della strada dalla legge di bilancio), le auto ibride ed elettriche. Insomma, uno specchio dei tempi che cambiano. Siccome però la somma del paniere deve fare sempre cento, l’Istat ha provveduto a ridurre il peso di altre voci. Ed ecco che entra in gioco la dura realtà dei fatti. Dovendo ritoccare il quadro per bilanciare le nuove tendenze social, l’Istituto ha dato una sforbiciata alle spese per l’abitazione, alle bollette per l’acqua e l’elettricità, perfino a quelle per la nettezza urbana, vera croce – senza delizia – di milioni di nostri connazionali. Si ribadisce: nessuno vuole mettere in dubbio l’operazione dell’Istat, ma la scelta non convince assolutamente, in quanto rischia di offrire una fotografia molto virtuale e poco reale del nostro Paese, ampliando il solco già profondo e marcato fra centro storico e periferie, fra grandi città e provincia, fra giovani ed anziani, fra chi può permettersi alcune cose – facendone vanto su Instagram – e chi queste cose può soltanto sognarle, nella migliore delle ipotesi. Intanto, altro segno dei tempi, si fa sempre più spazio la consegna dei pasti a domicilio, ultima frontiera del lavoro precario.