TRA PAURA E SPERANZA

Covid-19: tra aspettativa di vita che continua a calare e voglia di tornare a vivere. Il coordinatore del Cts Franco Locatelli a SkyTg24: «Gli indici epidemiologici sono migliorati, però la situazione non può essere sottovalutata». Nuove nascite: -30%

Di fronte agli ultimi dati Istat sulla speranza di vita che a causa del Covid scende a 82 e in calo di 1,2 anni rispetto al 2019, non possono non venire in mente le immagini di ieri da piazza del Duomo a Milano dove si è espressa la gioia incontenibile, non contenuta – e scarsamente rispettosa – dei 30 mila tifosi dell’Inter, ammassati e senza mascherine, per lo scudetto già in mano. Spiega l’Istat, nel report sugli indicatori demografici, che per effetto del forte aumento del rischio di mortalità, specie in alcune aree e per alcune fasce d’età, la sopravvivenza media nel corso del 2020 si trova in decisa contrazione. La speranza di vita alla nascita, senza distinzione di genere, scende così a 82 anni, ben 1,2 anni sotto il livello del 2019. Ci ritroviamo oggi ai livelli del 2012. Gli uomini, i più penalizzati con una speranza di vita alla nascita a 79,7 anni (1,4 anni in meno dell’anno precedente), mentre per le donne si attesta a 84,4 anni, in discesa di un anno. Un’euforia, quella degli interisti, molto pericolosa: «Speriamo che situazioni del genere non abbiano determinato nessuna conseguenza e che in futuro si evitino ulteriori scene così perché onestamente rischiano di essere pericolose», è stato il commento del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Da ieri, infatti, non accenna a diminuire il dibattito. Medici solitamente contrapposti, si trovano quasi sulla stessa linea. L’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria, intervistato da Adnkronos Salute, sostiene «da tempo che è più sicuro uno stadio a capienza ridotta, al 15-20% dove tutti sono ordinati, distanziati e con la mascherina, rispetto a queste manifestazioni di piazza disordinate. Ora i rischi ce ne sono se non indossi la mascherina e ti accalchi». Così come era altrettanto prevedibile che Fipe e Federmep, rispettivamente Federazione Italiana Pubblici Esercizi e l’Associazione che rappresenta imprese e professionisti del settore matrimoni ed eventi privati, esprimessero tutto il loro disappunto. La festa per Fipe è stata «un’offesa nei confronti dei settori cui sono stati chiesti grandissimi sacrifici» e per Federmep «è assurdo consentire feste per lo scudetto ma non per i matrimoni». E poi non ci sono solo le attività economiche, ci sono anche le tante vittime, soprattutto in questo territorio, da rispettare. Si può vivere costantemente nella paura o della malattia o della morte? La domanda è retorica: il lockdown ha generato un’impennata dei disturbi alimentari, come anoressia e bulimia, nonché di suicidi tra gli adolescenti e allo stesso tempo, poiché la vita si muove a cicli, è risaputo che ad ogni down c’è un up. L’“up” auspicabile non può essere un’euforia pericolosa e incontrollata, ma dovrà quanto meno essere un’inversione di tendenza rispetto all’ennesima, sottolinea l’Istat, riduzione delle nascite dal 2008 al 2020: ormai al meno 30%.