Perché le aziende assumono?


L’ultima ricerca dell’Inapp, l’ex Isfol, getta nuova luce su un aspetto da sempre dibattuto, vale a dire quanto pesano gli incentivi contributivi e fiscali nelle decisioni delle aziende di assumere o meno un nuovo dipendente. Ebbene, il dato che emerge sembra contraddire in larga parte l’assunto per il quale le aziende assumono soltanto in presenza di incentivi. Il dato è riferito al 2017. Poco meno del 40% delle imprese ha effettuato in quell’anno almeno una assunzione, con le varie forme contrattuali. Di questo 40%, il 22% ha fruito di almeno un incentivo pubblico. A conti fatti, quindi, su cento aziende che operano nel nostro Paese quelle che hanno fruito di benefici contributivi e/o fiscali sono state circa nove, un numero oggettivamente esiguo. Alla domanda successiva se le aziende che hanno assunto fruendo di un incentivo avrebbero comunque assunto del personale anche in assenza di aiuti fiscali e/o contributivi, la risposta è stata positiva in quasi il 60% dei casi. Tirando le somme, quindi, solo per quattro aziende su cento l’aspetto degli incentivi è quindi l’elemento fondamentale nella decisione di assumere o meno del personale aggiuntivo rispetto a quello già in forza.


Da oggi è Whirlpool ad andare in bianco. Ma non solo


Prima i toni duri di Di Maio, poi il comunicato ufficiale dell’azienda («Whirlpool non chiude a Napoli»). In ogni caso sarebbe stato impossibile equivocare le parole espresse stamattina dai microfoni di Rtl 102.5 dal ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, a cui poi sono effettivamente seguiti i fatti: «Whirlpool? Non ha tenuto fede ai patti, si è rimangiata la parola e ora dice di voler chiudere lo stabilimento di Napoli. Oggi firmerò per ritirare tutti gli incentivi». Dunque, “stop” a 15 milioni di euro con l’aspettativa che la multinazionale degli elettrodomestici torni «a più miti consigli visto che mercoledì abbiamo un incontro». Altrettanto chiaro, il disappunto espresso dall’azienda: «Con rammarico Whirlpool Emea prende atto della dichiarazione rilasciata dal ministro di voler revocare gli incentivi concessi e di bloccare il pagamento su quelli richiesti, pur non avendo l’azienda mai proceduto ad alcuna disdetta dell’accordo siglato», sottolineando che non intende «procedere alla chiusura del sito di Napoli, ma è impegnata a trovare una soluzione che garantisca la continuità industriale e i massimi livelli occupazionali del sito» e riconfermando «la centralità dell’Italia e la volontà di continuare a lavorare con tutte le parti coinvolte per trovare una soluzione condivisa». Però altrettanto vero è che una settimana fa l’annuncio di Whirlpool Emea ai sindacati, convocati per un incontro di “ordinaria amministrazione”, di non voler più investire sullo stabilimento di Napoli, con 430 lavoratori, è caduto come un fulmine a ciel sereno. L’accordo quadro sul nuovo piano industriale 2019-2021 è stato sottoscritto al Mise, alla presenza dello stesso Di Maio, solamente lo scorso 28 ottobre con l’impegno che Whirlpool non avrebbe licenziato nessuno e riportato in Italia parte della produzione spostata in Polonia. Ovvio che il “disimpegno” o la “chiusura” di Napoli (come di qualsiasi altro sito italiano), a seconda di come si voglia interpretare quello che l’azienda definisce «una soluzione che garantisca la continuità industriale e i massimi livelli occupazionali del sito», mette in discussione tutto il nuovo piano industriale. Anche perché non si sa dove andranno le produzioni di Napoli, anzi si teme una loro emigrazione in Polonia. I sindacati, dalla Cgil all’Ugl, sono unanimi nel chiedere al Governo di costringere Whirlpool Emea a rispettare gli impegni assunti. L’avvertimento non riguarda soltanto Whirlpool Emea ma tutte quelle aziende e, soprattutto, quelle multinazionali che credono di poter fare il bello e il cattivo tempo nel nostro Paese. Dunque stavolta è una multinazionale che va in bianco. Ma non può essere nascosto il timore che dalla settimana scorsa percorre gli animi dei lavoratori dello stabilimento di Napoli, e non solo, e cioè che ad andare in bianco in questo duro braccio di ferro possano essere ancora una volta loro.


Torna il bonus contributivo per assumere con Garanzia giovani


Oltre agli incentivi previsti nel decreto legge sul reddito di cittadinanza e alle misure previste nella legge di bilancio, l’appena pubblicata circolare Inps 54/2019 conferma la possibilità di fruire dell’incentivo legato alla cosiddetta Garanzia giovani. Si tratta di un bonus contributivo per assumere ragazzi e ragazze di età compresa fra i 16 e i 29 anni formalmente iscritti al programma. Le assunzioni, a tempo indeterminato anche in somministrazione, devono maturare nel corso del 2019.


Incentivi per l’occupazione al Sud, le aziende snobbano i giovani


Ottomilasessanta, naturalmente in euro, è il numero magico intorno al quale si giocano il destino di migliaia di potenziali occupati e l’interesse delle aziende. Si tratta dello sgravio contributivo volto a premiare quelle imprese che intendono assumere nuovo personale o trasformare i contratti a tempo determinato già in essere in contratti a tempo indeterminato. In attesa di sapere quali saranno le misure che il governo intende adottare con la prossima legge di bilancio – a tal proposito, si parla con insistenza di un incentivo selettivo rivolto ai giovani con meno di 29 anni -, il Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, ha fatto il punto della situazione sull’andamento dell’incentivo Occupazione Sud con le quattro Confederazione sindacali e Confindustria. La misura – istituita con un decreto direttoriale del novembre del 2016 – è finalizzata all’assunzione, anche part time, di giovani disoccupati fino a 24 anni e di persone non occupate da almeno sei mesi e di età non inferiore a 25 anni. Le risorse complessivamente a disposizione ammontano a 530 milioni di euro dal Piano operativo nazionale per i Servizi per le politiche attive per l’occupazione (Pon Spao). Al 31 agosto, nel complesso sono state presentate e confermate poco meno di 83mila domande di accesso allo sgravio contributivo. Circa 8mila sono le domande presentate e confermate nelle regioni in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna) che superano la stessa dotazione finanziaria originariamente prevista (30 milioni di euro), mentre per le regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) sono disponibili ancora poco meno di 180 milioni. Almeno quattro gli elementi maggiormente caratterizzanti: circa un quarto del totale delle domande non riguarda nuovi posti di lavoro, ma trasformazione di contratti; meno del 20% delle assunzioni interessa i giovani con età inferiore a 24 anni; si registra una spiccata preminenza della componente maschile; più della metà sono contratti part-time.


Il Dl Sud è legge. Ma gli interventi non sono tutti per il Mezzogiorno


di Claudia Tarantino

Con il via libera della Camera, con 276 sì e 121 no, il decreto Sud è diventato legge.
Si tratta di un provvedimento che contiene al suo interno un ‘mix’ di interventi, non esclusivamente destinati al Mezzogiorno, come invece il nome lascerebbe intendere, ma che – secondo quanto spiegato dallo stesso ministro per la Coesione territoriale e il Sud, Claudio de Vincenti, – “si inserisce in una strategia complessiva del Masterplan: i patti per il Sud con gli investimenti per le infrastrutture, l’ambiente, la cultura, la politica industriale, il credito d’imposta per il Mezzogiorno, l’allocazione dei fondi di bilancio. Insomma una serie di tasselli che oggi compongono un disegno per il Mezzogiorno”.

Ovviamente, tutti ora ci aspettiamo che le misure contenute nel Dl Sud sortiscano qualche effetto per risollevare l’economia meridionale, per restituire un po’ di fiducia ai giovani favorendo l’occupazione, per far sì, in sostanza, che il Mezzogiorno recuperi almeno una parte di quel divario che lo ha visto sempre un passo indietro rispetto al resto del Paese e che qualche giorno fa è stato confermato dallo Svimez, secondo cui “se il Mezzogiorno proseguirà con gli attuali ritmi di crescita, recupererà i livelli pre-crisi nel 2028, dieci anni dopo il Centro-Nord”.

Fatto sta, però, che già dal numero, certo non esiguo, dei voti contrari, sia dalle forti critiche lanciate dalle opposizioni, il provvedimento sembra tutt’altro che condiviso.

Forza Italia non lo ritiene in grado di rilanciare il Sud perché non riscontra “una strategia seria e sostenibile”, mentre la Lega ha parlato addirittura di decreto “dannoso, capace solamente di illudere i cittadini e gettare nel vuoto risorse senza un vero programma strutturale e industriale”, infine, per Fratelli d’Italia il provvedimento destinato al Mezzogiorno “è privo di copertura finanziaria”.

Il ministro De Vincenti ha difeso il Dl Sud puntando soprattutto sullo stanziamento di quasi 3,5 miliardi “per dare un’ulteriore spinta alla ripresa del Mezzogiorno” e, a chi ha fatto notare che tale cifra è in realtà ‘spalmata’ su diversi anni, ha replicato che “le risorse non sono spalmate, sono pronte per chi le vuole utilizzare, poi possiamo immaginare che servirà del tempo perché siano pienamente utilizzate, ma sono pronte da subito, sono già disponibili”.

Tuttavia, non ha potuto negare la presenza nel provvedimento di misure che nulla hanno a che vedere con il Sud. “Se è vero che alcune misure non sono strettamente per il Mezzogiorno, – ha dichiarato – poi lo sono in grande prevalenza: penso alle misure sugli incendi boschivi che riguardano tutta Italia ma abbiamo visto che in queste settimane hanno travagliato soprattutto il Sud. Oppure il fondo finanziamento ordinario delle università dove abbiamo messo in sicurezza tutte le università italiane, ma con un’attenzione particolare a creare un meccanismo perequativo che aiuti in misura significativa le università del Mezzogiorno legato ad un uso efficiente delle risorse e premialità”.

Tra le misure che non sono prettamente destinate al Sud ci sono, ad esempio, la ormai celebre norma ‘Salva Flixbus’, l’operatore low cost del trasporto di linea su autobus a media e lunga percorrenza, che potrà continuare ad operare, o quella che assegna 100 milioni al Centro Italia per la rimozione delle macerie nelle aree colpite dal sisma dello scorso anno e dispone che le case con danni gravi siano escluse dalla tassa di successione. O, ancora, le misure per contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa minorile in determinate aree a rischio esclusione.

Inoltre, nel corso dell’iter parlamentare sono state introdotte norme di contrasto degli incendi dolosi, deroga al numero minimo e massimo di studenti che possono comporre una classe (nelle regioni colpite dai terremoti del 2016 e 2017); risorse per contrastare la diffusione del coleottero Xylosandrus compactus; interventi per ridurre l’uso delle buste di plastica.

Tra le misure dedicate al Mezzogiorno, invece, il ‘pacchetto’ della legge prevede in particolare:
– l’introduzione delle Zone Economiche Speciali (ZES), il cui scopo è la creazione di condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi, che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti e l’insediamento di nuove imprese, nonché l’accelerazione delle procedure adottate per la realizzazione degli interventi previsti nell’ambito dei Patti per lo sviluppo.
– lo strumento Resto al Sud, che prevede un incentivo per l’apertura di nuove aziende attive nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria, della pesca e dell’acquacoltura, o anche nei servizi (ad esempio turismo). E’ rivolto in particolare ai giovani imprenditori ‘under 35’ di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, cui sarà offerto un ‘bonus’ di 40mila euro, di cui il 35% a fondo perduto ed il restante 65% con un prestito a tasso zero, volto a coprire l’intero investimento e il capitale circolante, con esclusione delle spese per la progettazione e quelle per il personale (per le società con più soci il ‘bonus’ può arrivare fino a 200 mila euro).
– la misura Terre incolte, che promuove la nascita di nuove imprese tramite la concessione o l’affitto (per un massimo di 9 anni), a seguito di bando pubblico, da parte degli enti locali di terreni e aree in stato d’abbandono da utilizzare per progetti di riuso. In questo caso l’incentivo sarà destinato ai giovani d’età compresa tra i 18 e i 40 anni. Nella precedente discussione avvenuta a Palazzo Madama, i senatori hanno deciso di includere nelle agevolazioni anche alcune attività agricole situate nelle regioni colpite dai “recenti eventi sismici”.
– allungati i termini della Cassa Integrazione Straordinaria che potrà essere ancora utilizzata da imprese operanti in aree di crisi industriale complessa. Oggi può essere concesso un ulteriore intervento fino a 12 mesi. La deroga può essere prevista non una sola volta ma “per ciascun anno di riferimento” dell’accordo stipulato con il Ministero del Lavoro.
cluster tecnologici nazionali, che saranno utilizzati per l’accelerazione e la qualificazione della programmazione nel campo della ricerca e dell’innovazione a favore delle aree del Mezzogiorno.
– sottoscrizione di un Contratto istituzionale di sviluppo, per la realizzazione di interventi urgenti necessari per Matera capitale della cultura 2019.
– potenziamento della viabilità in Calabria, grazie al riutilizzo di risorse risparmiate dal completamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria.
Ilva: si specifica che le somme confiscate o pervenute allo Stato saranno destinate al risanamento e alla bonifica ambientale.
– a seguito dell’eccezionale siccità della stagione primaverile ed estiva 2017, sono estese le misure di risarcimento, a seguito di eventi calamitosi, anche alle imprese agricole che hanno subito dei danni.