Covid-19, crescono i contagi sul lavoro


Quasi 67mila denunce già presentate all’Inail; 332 purtroppo le vittime

Al 31 ottobre, l’Inail ha già raccolto quasi 67mila denunce di contagio da Covid-19 in ambito lavorativo. Un numero sicuramente importante che evidenzia l’impatto della pandemia sulle attività produttive ed economiche. Le denunce raccolte rappresentano il 15,8% del totale complessivo. Drammatico il dato relativo ai decessi sempre in ambito lavorativo a causa del Covid-19. Siamo già arrivati a 332, con una ripresa significativa da ottobre. Nonostante questo incremento, resta, però, una differenza sostanziale rispetto ai mesi di marzo e aprile, quando la pandemia ha colpito più forte che ora. Evidentemente, le precauzioni prese per effetto dei protocolli sottoscritti dalle parti sociali hanno contribuito a ridurre o, quanto meno, a circoscrivere il rischio in diversi ambienti di lavoro, ma meno nella sanità e nell’assistenza, settore che rappresenta quasi il 70% delle denunce. Molto colpiti anche vigilanza, pulizia e call center.


Inail approva consuntivo 2019: + 1200 mln euro


«Ci sono tutte le condizioni per l’eliminazione della franchigia per gli inabili fino al 5%»

Il Civ Inail ieri ha approvato il bilancio consuntivo 2019 che ha registrato un attivo di circa 1200 milioni di euro, per la precisione 1.194.463.412,00 euro. «Risultato che porta a 31.471.562.016 euro la cassa al 31.12.2019», così Giovanni Luciano, presidente del Civ Inail. «Un risultato che testimonia il buon andamento e la solidità dell’Istituto, ottenuto a valle degli effetti della riforma delle tariffe (Legge Finanziaria del 2019). Le entrate 2019 sono state di 10.658.219.310 euro contro gli 11.372.113.896 del 2018, con una flessione di 713.894.586 milioni di euro contro un andamento quasi costante delle uscite nel confronto 2019 rispetto al 2018: 9.463.755.898 contro 9.568.230.468». Un «ottimo risultato che premia gli sforzi della Tecnostruttura e di tutto il personale del Inail. Speriamo che l’anno prossimo di questi tempi si possa registrare un risultato altrettanto positivo perché vorrebbe dire che il sistema produttivo ha retto, come ci auguriamo tutti». «Dopo una riforma delle tariffe che ha definitivamente stabilito un abbattimento del tasso medio complessivo del 32,72% e dopo quanto fatto nella prevenzione anti Covid (453 milioni di euro a Invitalia) e il recupero di altri 200 milioni per rimpolpare il bando Isi 2020, a sostegno degli investimenti per la prevenzione nei luoghi di lavoro, adesso bisogna dare maggiori risorse ai più sfortunati.
Fonte Labitalia/Adnkronos


Infortuni, il Covid-19 favorisce un calo, ma l’allarme resta


La riduzione si concentra quasi esclusivamente nel periodo del lockdown

In uno scenario nel quale i posti di lavoro crollano nell’ordine di decine di migliaia a settimana – a giugno siamo già arrivati a circa 730mila in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – e il prodotto interno lordo segna un crollo verticale come mai prima per rapidità ed intensità, l’unica magra consolazione arriva dai numeri dell’Inail sul calo degli infortuni sul lavoro. Del resto, il lockdown prima, con la chiusura di una larga parte delle attività economiche e produttive e il passaggio della maggioranza dei dipendenti pubblico allo smart working, e l’esteso ricorso alla cassa integrazione, dopo, hanno sensibilmente ridotto le possibilità stesse per i lavoratori e le lavoratrici di infortunarsi sul lavoro. Nel primo semestre dell’anno, le denunce di infortunio sono state circa 245mila contro le quasi 324mila del 2019. Occorre però osservare due cose. In primo luogo, il calo delle denunce si concentra quasi tutto fra marzo e aprile, i mesi della chiusura. In secondo luogo la riduzione degli infortuni sul luogo di lavoro è inferiore sotto il punto di vista percentuale rispetto al dato complessivo, a dimostrazione di come effettivamente il tema della salute e della sicurezza del lavoro continua ad essere centrale. Dopo la firma dei protocolli condivisi per il settore privato e, da ultimo, per il pubblico, è ripartito anche il tavolo di confronto fra ministero del lavoro e parti sociali.


Il lockdown non frena la strage


Calano soltanto gli infortuni in itinere, ma per il resto è allarme continuo

Nonostante il lockdown, la chiusura forzata di larga parte delle attività economiche e produttive, gli infortuni mortali sul lavoro nei primi cinque dell’anno schizzano in alto. Le denunce di infortunio mortale presentate all’Inail da gennaio a maggio sono state 432 a fronte dei 391 dello stesso periodo dello scorso anno, 41 in più finora. Numeri peraltro ancora provvisori, ma già di fortissimo impatto sociale, emotivo ed economico. L’Inail spiega come stia pesando il fattore Covid-19; per capire, però, quanto è necessario andare ad analizzare le singole voci. Gli infortuni mortali in occasione di lavoro sono passati da 279 a 364, un incremento di oltre trenta punti percentuali, a fronte del calo degli infortuni in itinere del 39,3% (da 112 a 58, in questo caso un effetto positivo del lockdown). La diffusione territoriale riflette per molti versi la maggiore incidenza del virus in determinare aree piuttosto che in altre, anche se fa eccezione il Mezzogiorno, con quindici casi in più, dodici dei quali, però, concentrati nella sola Puglia. I 45 casi in più della Lombardia spingono il nord-ovest in alto con 157 casi totali (erano 102 nello stesso periodo dello scorso anno). La componente maschile sale più di quella femminile, mentre guardando all’età sono colpiti soprattutto gli over 55 e la fascia 30-34 anni. Calano invece gli infortuni non mortali, circa 118mila in totale, per un meno 30,6%.


Come il coronavirus si è abbattuto sul mondo del lavoro in Italia


I numeri dell’Inail sul Covid-19 sui contagi e i decessi sul lavoro al 31 maggio. Donne più contagiate degli uomini

Mentre la magistratura si sta muovendo per capire cosa non ha funzionato, l’Inail fornisce una prima fotografia più chiara di cosa è successo nel nostro Paese in queste settimane, guardando al mondo del lavoro. Se, infatti, dalla Protezione civile abbiamo sempre avuto dati aggiornati sull’andamento epidemiologico in generale, l’Inail ci dice che i contagiati sul lavoro sono stati 47mila, con una netta prevalenza donne (71,7%), cosa ascrivibile al fatto che i settori più esposti – sanità e assistenza sociale (81,6% dei casi denunciati) – sono anche quelli dove la presenza femminile è preminente. La situazione si ribalta, però, quando si guarda ai decessi sul lavoro: in quest’ultimo caso, gli uomini rappresentano poco meno dell’83% del totale. Dalla metà di maggio, da quando si è allentato il lockdown, i contagi sono stati 3.623, con un incremento quindi vicino all’8%, nel complesso contenuto; 37, invece, i decessi. Lombardia e Bergamo le più colpite.


L’Inail prova a bloccare la querelle sul contagio da Covid-19


Pesa la violazione di legge, un concetto che si applica al datore e al dipendente

L’Inail torna a chiarire ancora una volta quella che è diventata una delle principali questione di dibattito, soprattutto nei luoghi di lavoro e fra i consulenti che assistono gli imprenditori, vale a dire fin dove si estende la responsabilità del datore di lavoro nel caso in cui il dipendente contragga il Covid-19, o, per utilizzare la terminologia dell’Istituto, la Sars-Cov-2. La querelle che si trascina ormai da qualche settimana deriva dal contenuto di un articolo del Cura Italia nel quale il contagio e la conseguente fase di quarantena-sorveglianza sono equiparati ad infortunio sul lavoro. Il legislatore, in quel contesto, ha, verosimilmente, fornito la soluzione più immediatamente attuabile, preferendo non equiparare il contagio alla malattia. Del resto, tutti gli anni, centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti si ammalano di influenza, molti anche di polmonite, ma la gestione di questi accadimenti è molto più semplice. Viceversa, l’equiparazione all’infortunio sul lavoro ha inevitabilmente aperto un campo vastissimo, perché se c’è un infortunio può esserci anche una responsabilità penale o civile, con tutto quello che ne consegue per il datore di lavoro e per lo stesso lavoratore. L’Inail ha quindi ribadito che la responsabilità scatta laddove vi è violazione di legge, un concetto letto finora dal versante del datore di lavoro, ma che si applica pure al dipendente che non indossa i dpi.