L’Inail prova a bloccare la querelle sul contagio da Covid-19


Pesa la violazione di legge, un concetto che si applica al datore e al dipendente

L’Inail torna a chiarire ancora una volta quella che è diventata una delle principali questione di dibattito, soprattutto nei luoghi di lavoro e fra i consulenti che assistono gli imprenditori, vale a dire fin dove si estende la responsabilità del datore di lavoro nel caso in cui il dipendente contragga il Covid-19, o, per utilizzare la terminologia dell’Istituto, la Sars-Cov-2. La querelle che si trascina ormai da qualche settimana deriva dal contenuto di un articolo del Cura Italia nel quale il contagio e la conseguente fase di quarantena-sorveglianza sono equiparati ad infortunio sul lavoro. Il legislatore, in quel contesto, ha, verosimilmente, fornito la soluzione più immediatamente attuabile, preferendo non equiparare il contagio alla malattia. Del resto, tutti gli anni, centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti si ammalano di influenza, molti anche di polmonite, ma la gestione di questi accadimenti è molto più semplice. Viceversa, l’equiparazione all’infortunio sul lavoro ha inevitabilmente aperto un campo vastissimo, perché se c’è un infortunio può esserci anche una responsabilità penale o civile, con tutto quello che ne consegue per il datore di lavoro e per lo stesso lavoratore. L’Inail ha quindi ribadito che la responsabilità scatta laddove vi è violazione di legge, un concetto letto finora dal versante del datore di lavoro, ma che si applica pure al dipendente che non indossa i dpi.


Fase 2, indicazioni INAIL per il Tpl


A pochi giorni dall’avvio della Fase Due molti italiani ricominceranno ad utilizzare i trasporti pubblici per compiere gli spostamenti casa-lavoro. Nel nostro Paese, secondo le più recenti rilevazioni dell’Istat, sono 3,6 milioni di lavoratori che normalmente utilizzano autobus, tram, metro o treno (il 15,6% del totale) esponendosi così a un rischio di aggregazione che l’INAIL ha classificato come medio-alto. Per questo l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro ha diffuso una serie di consigli per i gestori dei trasporti pubblici e per gli utenti finali. Per la gestione del trasporto locale, urbano ed extraurbano, che sia via ferro o gomma, l’INAIL esorta a i gestori a prendere misure non solo per l’igienizzazione, la disinfezione e e la sanificazione, ma anche a livello organizzativo, come per esempio l’introduzione di un criterio di prenotazione dei posti a bordo che garantisca il rispetto delle distanze di sicurezza di almeno un metro anche tramite assegnazione di posti alternati, prevedendo presso gli hub anche controlli della temperatura e istituendo percorsi a senso unico nelle stazioni, richiamando sempre la necessità del distanziamento di almeno un metro tra le persone. l’INAIL ha poi redatto un decalogo per gli utenti del trasporto pubblico terrestre, in cui si legge: non usare il trasporto pubblico se hai sintomi di infezioni respiratorie acute; utilizzare i mezzi di trasporto pubblico collettivo nei casi necessari, ad esempio per recarsi al lavoro; prediligere forme alternative di spostamento ove possibile, come camminare o andare in bicicletta; acquistare, ove possibile, i biglietti in formato elettronico, online o tramite app; durante l’esperienza di viaggio igienizzare frequentemente le mani, anche utilizzando gli appositi dispenser ed evitare di toccarsi il viso; seguire la segnaletica e i percorsi indicati all’interno delle stazioni o alle fermate mantenendo sempre la distanza di almeno un metro dalle altre persone; utilizzare correttamente le porte dei mezzi indicate per la salita e la discesa, rispettando sempre la distanza di sicurezza; sedersi solo nei posti consentiti mantenendo il distanziamento dagli altri occupanti; evitare di avvicinarsi o di chiedere informazioni al conducente; è necessario indossare una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca.


Covid-19, i numeri dell’Inail


Oltre 28mila denunce già formalizzate in circa due mesi, soprattutto nella sanità

I numeri sono impressionanti. All’Inail sono già pervenute oltre 28mila denunce di contagio da Covid-19 per motivi professionali nel periodo compreso fra la fine di febbraio e il 21 aprile. La categoria più colpita è quella dei tecnici della salute (infermieri e fisioterapisti) con il 45,7% dei casi. Subito dopo, gli operatori socio-sanitari (18,9%), i medici (14,2%), gli operatori socio-assistenziali (6,2%) e il personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (4,6%). Al momento, i casi mortali certificati sono 98, di cui 52 in marzo e i restanti ad aprile, pari al 40% degli infortuni mortali sul lavoro del periodo considerato. È opportuno ricordare che la discrepanza rispetto ai numeri sui medici e il personale sanitario deceduto per complicanze connesse alla emergenza epidemiologica deriva anche dal fatto che l’Inail fornisce il dato accertato relativo agli assicurati, per cui il dato consolidato si avrà soltanto fra qualche mese.


Balzo delle malattie professionali e delle donne infortunate


Si riduce nel 2019 la differenza di genere nell’incidenza infortunistica

Volendo cercare per forza un elemento positivo nel rapporto Inail sull’andamento infortunistico che si è appena concluso, bisogna andare a guardare  il calo degli infortuni in occasione di lavoro che scendono sotto la soglia delle 541mila unità (-0,3%). Per il resto, rimane l’impressione che si sta combattendo una battaglia impari, tanto che lo stesso Istituto assicurativo è arrivato ad affermare come il calo degli infortuni mortali sul lavoro non è rassicurante, in quanto sono diminuiti gli eventi plurimi, quelli che, purtroppo, portano alla morte di più lavoratori insieme, ma non i casi singoli in sé. Come se non bastasse, il numero appena fornito dall’Inail è, per così dire, meramente burocratico: è infatti soggetto a variazione, e sempre in aumento, nelle prossime settimane al termine delle verifiche investigative di rito. Fra gli aspetti maggiormente preoccupanti la crescita degli infortuni fra le donne, poco meno di 230mila, a fronte di un leggero calo nella componente maschile, quasi 420mila denunce. Riflessione a sé merita la questione delle malattie professionali: le denunce sono in costante crescita. Oltre 1.700 in più rispetto al 2019, per un totale che supera le 61mila unità. Circa 39mila denunce hanno riguardato le patologie del sistema osteo-muscolare a conferma della necessità di valorizzare le buone pratiche sull’invecchiamento attivo. Subito dietro le patologie del sistema nervoso.


Incidenti sul lavoro, i dati Inail


Il bilancio aggiornato: da gennaio a ottobre 2019, 534mila denunce e 896 decessi

L’Inail ha ricevuto, nei primi dieci mesi dell’anno, 534.314 denunce di infortunio sul lavoro, con un aumento dello 0,04% rispetto al 2018. Fra questi, 896 incidenti mortali, fortunatamente in calo del 5,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Aumentano, invece, del 2,6% le denunce per le patologie di origine professionale. Per quanto riguarda i settori professionali, gli incidenti sul lavoro sono in diminuzione nell’industria e nei servizi, dai 422.222 casi del 2018 ai 420.625 del 2019, con un calo dello 0,4%, e nel settore agricolo, da 28.036 a 27.947, -0,3%, aumentano del 2,3%, invece, nel Conto Stato, con 83.816 casi rispetto agli 85.742 dei primi dieci mesi dello scorso anno. Interessante il dato per classi di età: aumentano gli incidenti fra i giovani con meno di 30 anni (+2,8%) e tra i lavoratori più anziani, nella fascia d’età tra 55 e 69 anni (+2,7%), diminuiscono del 2,2% nella fascia intermedia tra 30 e 54 anni.


Inail, parte formazione Pmi


Entra nel vivo la campagna nazionale di rafforzamento dell’attività formativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro nelle micro, piccole e medie imprese, finanziata dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali con risorse pari a quasi 15 milioni di euro. A beneficiarne saranno circa 30mila soggetti tra operai, impiegati, addetti dell’agricoltura, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza a livello aziendale (rls) o territoriale (rlst), dirigenti e datori di lavoro, con una prevalenza delle pmi dell’edilizia e della metallurgia, tra i settori più a rischio per numero e gravità degli infortuni, seguite da quelle dell’editoria e dei trasporti. I progetti, già ammessi al finanziamento riguardano, in particolare, la formazione finalizzata all’adozione di modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza orientati al cambiamento della cultura aziendale, le iniziative per l’adozione di comportamenti sicuri e la valutazione dei rischi, con particolare attenzione allo stress lavoro-correlato, alle lavoratrici in stato di gravidanza e alle differenze di genere.