Francia, fiducia imprese stabile


A febbraio la fiducia delle imprese francesi è rimasta stabile, nonostante la diffusione del nuovo coronavirus: in Francia, al momento, sono stati confermati 12 casi (11 persone che erano state contagiate sono guarite, una è morta). L’indicatore delle fiducia è risultato infatti fermo a quota 102 punti, lo stesso livello raggiunto a gennaio. I leader aziendali si sono infatti mostrati ottimisti nonostante le paure del coronavirus. Il risultato diffuso oggi è al di sopra delle attese di un consensus di economisti che prevedeva una cifra di 99 punti.

Germania, nel quarto trimestre 2019 il Pil fermo su base congiunturale
Tuttavia l’economia è in crescita su quella tendenziale (+0,4%).


Imprese, fallimenti in crescita nel III trimestre


Ma nell’arco dei nove mesi si registra un -1,4%

Nel terzo trimestre del 2019, stando alle rilevazioni del Cribis riportate nell’Analisi dei fallimenti in Italia, 2.328 aziende hanno dichiarato fallimento, un numero di calo del 18,2% rispetto al trimestre precedente, ma in aumento del 6,2% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. L’aumento maggiore si registra in Lombardia, con un +6,5%, cui seguono il Veneto e la Toscana, con crescita rispettivamente del 4,4% e del 5,1%. Nonostante il dato negativo del terzo trimestre, nell’arco dei nove mesi i fallimenti delle imprese sono calati dell’1,4%.


Imprese: bene, ma non benissimo


Secondo l’ultima indagine dell’Istat sul panorama imprenditoriale italiano sono 4,4 milioni le imprese attive nel nostro Paese nei settori dell’industria e nei servizi di mercato, per un totale di occupati pari a 16,5 milioni di unità. Stando all’analisi, sono quattro anni consecutivi che il valore aggiunto delle imprese attive nei due settori citati si mostra in crescita: tra il 2013 ed il 2014 si è registrato infatti un +1,5%, tra il 2014 ed il 2015 un +4%, tra il 2015 ed il 2016 un +4,8% e tra il 2016 ed il 2017 un +3,9%. Un contributo importante è stato fornito senza dubbio dai gruppi d’impresa. Alla fine del 2017 erano 219.769 le imprese organizzate in gruppi d’impresa – dando lavoro a 5,7 milioni di addetti – e hanno generato il 56,7% del totale del valore aggiunto, registrando una crescita del valore aggiunto stesso del 5,8% (+6,2% invece per il margine operativo lordo). Nonostante questi risultati però, secondo l’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita di Bankitalia, «le valutazioni sulle condizioni operative della propria impresa restano negative, soprattutto nell’industria in senso stretto, sono invece in miglioramento i giudizi sulle prospettive a breve termine della domanda, nonostante una minore crescita delle esportazioni». Anche se in miglioramento, rimangono sfavorevoli i giudizi delle imprese sulla situazione economica generale. Anche l’Istat a settembre ha certificato un nuovo indebolimento del clima di fiducia generale delle imprese, causato principalmente dal sentiment delle imprese manifatturiere e da quelle del commercio.


Le aziende italiane che non mollano


Notizie positive da due realtà storiche del tessuto imprenditoriale nazionale: Esselunga, il marchio che, nella sostanza, ha inventato i supermercati in Italia, si prepara al proprio Job Day di Mantova del 19 e 20 novembre per la selezione di cassieri e di ausiliari alle vendite. Le candidature dovranno essere avanzate entro il 27 ottobre attraverso la registrazione sul sito jobday-el.it. L’avventura di Mondoconvenienza nasce invece a Civitavecchia, in provincia di Roma, nel 1985 da un ex commesso. Oggi è presente in tutta Italia ed è alla ricerca di diverse figure professionali, dallo specialista in risorse umane agli addetti alle pulizie fra Roma, Milano, Rimini, Verona, Gorgonzola e Palermo


Giù le imprese e la fiducia consumatori


Clima di fiducia dei consumatori e delle imprese in calo, ad agosto. A renderlo noto è l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, sottolineando in un comunicato stampa che, secondo le stime preliminari, il primo è passato da 113,3 a 111,9 mentre il secondo è sceso da 101,2 a 98,9. L’Istituto di statistica sottolinea che il calo dell’indice di fiducia dei consumatori è generalizzato, pur presentando «intensità diverse tra le sue componenti». Tanto quella economica che futura registrano i cali più evidenti, passando, rispettivamente, da 129,6 a 127,8 e da 117,4 a 115,4. «Più contenuto», invece, il calo per il clima personale (da 108,0 a 107,0) e per quello corrente (da 111,1 a 110,0). Tra le imprese italiane, l’indice diminuisce in tutti i settori, ad eccezione del commercio al dettaglio: in questo caso è rimasto «sostanzialmente stabile (da 110,0 a 109,9)». Nel dettaglio, prosegue l’Istat, il settore delle costruzioni e quello dei servizi subiscono il calo più marcato (rispettivamente, da 142,8 a 140,4 e da 100,0 a 97,4) mentre il deterioramento è più contenuto nella manifattura (da 100,1 a 99,7). Si conferma così «un quadro di elevata incertezza» per le imprese italiane – i livelli di fiducia nella manifattura e nei servizi di mercato sono i più bassi da inizio anno – mentre per i consumatori, l’indice di fiducia è tornato a diminuire, mantenendosi comunque «leggermente al di sopra del livello registrato a maggio 2019»


Peggiora la fiducia nell’Eurozona


Mentre in Italia la fiducia di consumatori e imprese ha registrato un notevole miglioramento a luglio – passando da 109,8 punti a 113,4 per i consumatori e da 99,3 punti a 101,2 per le imprese -, nell’Eurozona gli attori economici sono risultati più pessimisti rispetto al mese precedente. L’indice che misura il sentiment complessivo dell’area della moneta unica (diffuso dalla Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari) ha infatti registrato un calo di sei decimi di punto, passando da 103,3 punti a 102,7. Entrando nel dettaglio si può notare un leggero miglioramento della fiducia dei consumatori, che si porta da -7,2 punti a -6,6 e un peggioramento del clima di fiducia dell’industria, per il quale l’indice scende da -5,6 punti a -7,4. Già IHS Markit, in occasione della diffusione dell’indice PMI composito dell’Eurozona, aveva parlato di un «crollo dell’ottimismo del manifatturiero, sceso al valore più basso da dicembre 2012». Vacilla leggermente anche l’ottimismo delle imprese attive nel settori dei servizi, con l’indice che arretra di quattro decimi, passando dagli undici punti di giugno ai 10,6 del mese che sta volgendo al termine. Direzione opposta invece per il settore delle costruzioni e per il commercio. In entrambi i casi si registrano infatti miglioramenti, rispettivamente da 5 a 7,6 punti e da -0,7 a 0,1 punti.