Confronto serrato sulla Cassa in Ilva


Dopo le polemiche dei giorni passati, con l’azienda a rivendicare la propria decisione, giustificandola con le mutate condizioni dei mercanti internazionali, e i sindacati e il governo a chiedere il rispetto dei patti sottoscritti nell’autunno scorso, la settimana si è aperta con un primo incontro nella sede nazionale di Confindustria a Roma. Sul tavolo, la richiesta di ArcelorMittal, che guida la cordata che ha acquisito gli stabilimenti Ilva, di procedere alla cassa integrazione guadagni ordinaria per poco meno di 1.400 unità nello sito di Taranto, a partire da luglio e per complessive 13 settimane. Ciò che i sindacati presenti in azienda – Fiom, Fim, Uilm, Ugl Metalmeccanici e Usb – contestano è la tempistica nella quale è maturata la richiesta. Soltanto un mese fa, i vertici di ArcelorMittal avevano scongiurato qualsiasi ricaduta possibile sui lavoratori per effetto della modifica delle stime di produzione, da 6 milioni di tonnellate a 5.


Ilva disattende i patti ed annuncia la Cigs per 1.400 dipendenti


La settimana dei patti disattesi. Quello che sta succedendo sull’asse Napoli-Taranto richiama ancora una volta la leggerezza con la quale le multinazionali prendono alcune decisioni, destinate a pesare enormemente in termini occupazionali e sociali. Prima la Whirlpool con l’annuncio della chiusura del sito di Napoli, che seguirebbe il depotenziamento degli altri due stabilimenti campani; ora ArcelorMittal, che guida la cordata della nuova Ilva, annuncia la volontà di procedere alla cassa integrazione straordinaria per 1.400 dipendenti per tre anni, adducendo presunte difficoltà di mercato per i prodotti siderurgici. In entrambi i casi, si tratta di un venir meno agli impegni presi con le istituzioni nazionali e locali e con i sindacati nell’autunno scorso. La decisione sull’Ilva è stata accolta negativamente dalle organizzazioni sindacali, con le federazioni di categoria, dalla Cisl alla Ugl, passando per la Cgil e la Uil, supportate dai rispettivi segretari generali che richiamano ArcelorMittal al rispetto degli impegni presi. Una decisione giudicata inaccettabile, proprio nel momento in cui, come aveva potuto testimoniare lo stesso segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, che aveva visitato lo stabilimento tarantino un paio di settimane fa, si stava avviando un positivo percorso di ripresa, anche con una attenzione al tema ambientale, molto sentito dalla cittadinanza locale.


Ilva, i sindacati chiedono un incontro a Di Maio


Allarme arancione, se non rosso, sul futuro dell’Ilva di Taranto, tanto che le rappresentanze locali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl ed Usb, supportate dalla rispettive federazioni nazionali, hanno sollecitato il ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, a convocare un incontro per fare una verifica sullo stato di attuazione dell’accordo del settembre dello scorso anno e per valutare le prospettive future, alla luce dell’annunciata volontà di ArcelorMittal di tagliare la produzione in Europa.


Ilva, primo grave incidente a Taranto


Primo grave incidente sul lavoro nel nuovo corso di Ilva, dopo l’acquisizione da parte di ArcelorMittal. Un operaio di 43 anni è stato investito da un getto di acqua bollente alle gambe che ha provocato ustioni, giudicate guaribili in un mese. Un incidente importante che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche, se il dipendente fosse stato colpito in altre parti del corpo. La reazione delle organizzazioni sindacali è stata compatta ed immediata, considerate anche le polemiche delle settimane scorse in ordine alla effettiva attuazione degli impegni presi nell’accordo che ha portato alla cessione del sito di Taranto alla nuova proprietà. Da parte delle organizzazioni sindacali è arrivata la richiesta di un incontro per verificare le procedure di sicurezza e per valutare in maniera attenta la disponibilità di dispositivi di protezione individuale. Sul caso specifico, sono in corso le indagini da parte degli organi competenti.


Le partite ancora aperte in Ilva


I sindacati di categoria dei metalmeccanici rilanciano sul versante del dialogo e della trattativa, in linea con i contenuti dell’accordo del 6 settembre 2018. Chi ha partecipato all’incontro con i vertici di Arcelor Mittal sul destino di Ilva, parla di «incontro complesso» che è comunque servito per entrare, dopo parecchio tempo, più nel dettaglio sui vari temi in campo che non riguardano soltanto l’industria siderurgica italiana, ma attengono anche al contesto economico europeo nel quale comunque la nuova Ilva vuole inserirsi in maniera importante. Le voci che arrivano dall’incontro, in particolare dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, puntano ad evidenziare gli elementi positivi, in particolare la riduzione del numero degli infortuni e il progressivo recupero dell’occupazione, anche se non mancano comunque gli appelli a fare meglio e di più, in particolare sull’indotto. Fra i temi trattati, anche l’avanzamento del piano ambientale.


Ilva di Taranto, stop allo sciopero


ArcelorMittal può tirare un sospiro di sollievo, anche se non può di certo cullarsi sugli allori. È stato infatti revocato – ma non da tutte le sigle sindacali – lo sciopero di 24 ore di tutto il personale dell’Ilva di Taranto, in programma per il prossimo 14 gennaio. Più che una pace, però il tutto appare come una tregua. La proprietà ha voluto rassicurare i sindacati riguardano alcuni punti spinosi, a partire dal completamento dell’organico, ancora al di sotto degli accordi presi al ministero dello sviluppo economico, dove l’asticella è stata posta a 8.200 unità. Conferme da parte dell’azienda anche sul fatto che lo spostamento di una parte del personale è soltanto temporanea e sull’avvio dei percorsi di formazione e riqualificazione dei dipendenti. Nelle prossime settimane è previsto un nuovo incontro di verifica. Intanto, oltre 800 dipendenti hanno scelto di aderire all’offerta di 100mila euro lordi per lasciare l’azienda.