Scuola, via libera a 53.627 assunzioni


Anche il ministro dell’economia, Giovanni Tria, ha detto sì, o meglio, ha fatto dire di sì alla Ragioneria generale dello Stato: le assunzioni nella scuola s’hanno da fare. È arrivato, finalmente, l’ultimo via libera all’assunzione di 53.627 docenti nelle nostre scuole, come richiesto dal ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, il quale può essere giustamente soddisfatto, nonostante la riduzione di 5mila unità imposta dal Mef. La richiesta originaria del Miur, infatti, era di 58.627 unità, ma i tecnici di Tria hanno insistito sulla riduzione del numero degli alunni, causata dalla contrazione demografica, accompagnata peraltro da un fenomeno di contro-emigrazione che sta portando soprattutto molti cittadini comunitari a ritornare nel proprio Paese di origine o a cercare fortuna da altre parti, in particolare in Germania e in Francia. Il via libera della Ragioneria dello Stato dovrebbe comunque garantire il regolare avvio delle lezioni a settembre.


Tria: «Correzione molto forte per evitare procedura»


Per evitare la procedura d’infrazione della Commissione europea «c’è stata una correzione molto forte, una delle più forti con un aggiustamento strutturale, forse il primo degli ultimi anni, condotto in una fase dell’economia abbastanza difficile in cui siamo ancora vicini a crescita zero. L’intervento ci ha messo in sicurezza anche sui mercati finanziari», lo ha detto il ministero dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, in audizione al Senato davanti alle commissioni Bilancio e Finanze sugli esiti dell’Ecofin. Il titolare del dicastero di via XX settembre ha però voluto sottolineare che non si è trattato di una manovra correttiva, «perlomeno non nel senso tradizionale del termine», piuttosto c’è stata «correzione del bilancio in base agli andamenti della finanza pubblica. «Ringrazio il governo per aver assicurato lo stop alla procedura Ue sui conti – ha aggiunto -. Si tratta di una correzione molto forte che ha portato ad un aggiustamento strutturale dello 0,3-0,4% il più grosso fatto negli ultimi anni». Per quanto riguarda invece il 2020 – sul quale la Commissione aveva espresso qualche dubbio anche il giorno in cui ha comunicato di non procedere con la procedura d’infrazione – il ministro ha assicurato che «un aggiustamento ‘minimo’ strutturale è stato fatto anche sul 2020, ma non sarà lacrime e sangue. Si lavora per la legge di bilancio per il 2020». «Non è stata fatta una cifra sul 2020 – ha specificato – proprio perché bisognerà rivedere l’andamento dell’economia nella seconda metà dell’anno».


Tria: «Stabilità finanziaria obiettivo imprescindibile»


«Le previsioni di crescita prevedono una performance per il secondo trimestre simile all’andamento dei primi tre mesi. Ci aspettiamo che nel prossimo semestre si dispiegheranno gli effetti delle principali misure adottate con la legge di bilancio, non solo sui consumi». A dirlo è stato il ministro dell’Economia Giovanni Tria nel corso del suo intervento all’assemblea Assonime. «Ho più volte ribadito – ha aggiunto – che le stime fornite dal Governo sono caratterizzate da un elevato grado di prudenza quanto mai opportuno in un quadro economico di incertezze». Il titolare del MEF ha poi spiegato che «la stabilità finanziaria è un obiettivo imprescindibile», assicurando che «il Governo è determinato a centrare gli obiettivi adottando la dove necessario le iniziative adeguate per il loro raggiungimento». Sul confronto con la Commissione europea il ministro Tria ha detto che l’esecutivo «continuerà a lavorare per rafforzare un dialogo costruttivo per chiarire la nostra posizione e fornire rassicurazioni circa i programmi che intendiamo seguire». Durante l’assemblea ha preso la parola anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale ha garantito che il governo è «massimamente determinato a evitare la procedura d’infrazione», concordando «con i partner europei un percorso credibile di riduzione del debito, nel segno della sostenibilità sociale e senza attuare manovre recessive, che sarebbero in contraddizione con l’agenda di rilancio della crescita adottata sin dallo scorso anno».


Tria: «Più cresce l’economia meno bisogna sforare»


«Più andiamo meglio, più cresce l’economia, più non c’è bisogno di sforare niente», così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, parlando a Napoli in occasione della presentazione della rivista Rassegna Economica. «Devo dare fiducia a chi vuole investire in Italia, è il punto fondamentale», ha aggiunto il titolare del dicastero di via XX settembre aggiungendo che «tra Italia e Ue si aprirà un negoziato». Parlando poi del Mezzogiorno, il ministro ha aggiunto che serve un Piano, «per questo motivo stiamo mettendo a sistema provvedimenti per i contributi sociali, il mercato del lavoro, gli investimenti, l’utilizzo dei fondi strutturali che sono buoni ma non collegati tra loro. Abbiamo tante risorse ma mai inserite in un Piano».


BRI, Tria: «Tempesta in un bicchier d’acqua»


«Si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding», così il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, parlando a margine dell’Ecofin con i giornalisti riguardo la nuova via della seta della Cina. «Si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei», ha puntualizzato il ministro spiegando che «nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata» e che «questo non sarebbe neanche nelle competenze italiane, dato che il commercio internazionale è una competenza europea; credo che si stia facendo un po’ una tempesta in un bicchier d’acqua». Sempre ai cronisti il titolare del dicastero economico ha espresso la sua opinione sulla questione, dicendo che per lui la via della seta «è una grande visione di cooperazione economica e di connessione attraverso infrastrutture fra l’Europa e l’Asia. Di per sé è chiaro che è una visione positiva; poi ognuno interpreta come vuole». Sulla questione sono intervenuti anche i due vicepremier. Per il leader del M5s «la via della Seta non è assolutamente l’occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma è il modo, per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina». Il ministro Salvini, invece, ha precisato che «non abbiamo pregiudizi, ma molta prudenza. Siamo favorevoli al sostegno e all’apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture».