Istat: giovani, avanti molto piano


L’attesa inversione di tendenza, evidentemente, ancora non è avvenuta, almeno a dar fiato alle statistiche che ci presenta l’Istat. L’Istituto segnala, infatti, un miglioramento su alcune voci, ma tale miglioramento è ancora decisamente marginale, sicuramente non sufficiente per poter affermare che siamo davanti ad un nuovo e positivo corso. I giovani che non studiano né lavorano, i cosiddetti neet, ad esempio, diminuiscono dello 0,7%, attestandosi al 23,4%. In pratica, un under 29 su quattro ha rinunciato a fare quello che fanno i suoi coetanei, vale a dire studiare o lavorare. La formazione continua, vero handicap del mondo del lavoro in Italia, rimane una esperienza riservata a pochi, appena l’8,1% del totale (l’incremento è di appena lo 0,2% su base annua). La cosa che deve far pensare è che proprio questi giovani, viceversa, dovrebbero avere una formazione adeguata, viste le previsioni di legge sul contratto di apprendistato. È cresciuta in maniera significativa, viceversa, la quota di giovani con esperienze di partecipazione culturale, oggi vicine ad un terzo del totale; sul versante opposto, un giovane su sei non consegue il diploma di scuola superiore, cosa che avrà, inevitabilmente, dei riflessi molto negativi sulla successiva carriera professionale e sulla qualità della vita.


Disoccupazione in crescita


Dall’Istat arrivano notizie molto contrastanti sul versante del lavoro. Da una parte, l’Istituto di statistica segnala un incremento degli occupati nell’anno, ma, dall’altra, evidenzia un aumento del tasso di disoccupazione, un dato che, di per sé, potrebbe anche non essere negativo fino in fondo, se però fosse figlio esclusivo dell’uscita dalla inattività delle persone. Purtroppo, non è sempre così, visto che comunque in almeno il trenta per cento dei casi si tratta sicuramente di perdita secca del posto di lavoro. Partendo con le buone notizie, in dodici mesi, gli occupati sono cresciuti di 111mila unità, in quasi tutte le classi demografiche tranne quella compresa fra i 35 e i 49 anni, cosa quest’ultima che è possibile collegare in parte con la mancanza di incentivi e con la carenza di competenze specifiche in linea con la rivoluzione digitale in atto. Fa pensare, però, il rallentamento in fatto di occupati che si è registrato negli ultimi due trimestri, con l’ultimo mese che segna addirittura un segno meno (-32mila) a causa soprattutto della riduzione fra gli autonomi, così come inquieta la ripresa della disoccupazione con 73mila disoccupati in più soltanto nell’ultimo mese. Un fenomeno che è largamente diffuso, ma che sembra colpire soprattutto i giovani fra i 15 e 24 anni. La disoccupazione giovanile, infatti, riprende a crescere, tornando ad avvicinarsi pericolosamente a quota 30 percento.


Servizio civile: scadenze prorogate


Più tempo per presentare la domanda per accedere al servizio civile universale. Il dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale ha infatti deciso di posticipare al 17 ottobre il termine ultimo per partecipare alla selezione di uno degli oltre 39mila posti disponibili in Italia e all’estero. Qualche giorno in più, quindi, per riflettere e per dotarsi dello Spid, l’identificativo digitale della persona. Fra le occasioni che si segnalano ai giovani fra i 18 e 28 anni di età, “Differenze da valorizzare” (cinquanta posti disponibili in diverse città italiane) e “Juntos en Argentina” (quattro posti in Argentina).


I bandi del Servizio civile


Conto alla rovescia per i bandi – la pubblicazione è attesa per i primi giorni di settembre – del Servizio civile universale, una interessante opportunità per i giovani, fra i 18 e i 28 anni, per conoscere il mondo della solidarietà attiva e del lavoro. Quattro i canali aperti, il primo dei quali prevede la ricerca di 20.103 operatori da distribuire su 1.429 progetti da realizzarsi in Italia. 605, invece, gli operatori destinati a coprire altrettanti posti in 92 progetti esteri. Altri 165 progetti, presentati nell’ambito delle misure aggiuntive, prevedono un periodo di permanenza all’estero fino a tre mesi per 2.188 operatori. Infine, sono 2.040, per un totale di 16.285 volontari, i progetti che vedono coinvolte le regioni e le province autonome negli ambiti territoriali di competenze. In attesa dei bandi – che saranno pubblicati sul sito www.serviziocivile.gov.it – è necessario che la persona interessata si doti del cosiddetto Spid con un livello di sicurezza 2, vale a dire il codice identificativo digitale che permette di accedere a tutti i servizi online della pubblica amministrazione. Questo perché la domanda potrà essere presentata esclusivamente in forma telematica.


Dopo la maturità, la scelta


Dopo gli esami di maturità, è tempo di scelte. Studenti e famiglie non hanno neanche il tempo di rilassarsi qualche giorno, che devono già iniziare a pensare – anche, se, verosimilmente, in molti lo avranno fatto per tempo – a quale percorso intraprendere. La scelta di proseguire gli studi rimane quella molto seguita, pure se la crisi ha inciso parecchio. Eurostat, infatti, evidenzia due elementi in contraddizione. Nell’ultimo decennio, infatti, da una parte è cresciuta la percentuale dei giovani fra 20 e 24 anni in possesso di un diploma, in particolare in Germania e in Italia; dall’altra, però, è vistosamente in calo il numero di coloro che poi conseguono una laurea. Per chi sceglie di proseguire gli studi, una ricerca di Unioncamere, Anpal ed Excelsior mette al primo posto per possibilità di trovare un lavoro la facoltà di Statistica, anche se in valori assoluti poi troviamo in testa Economia, Ingegneria e Medicina, con Lettere e Lingue ben piazzate in classifica.


Ammortizzatore famiglia per i giovani


L’instabilità lavorativa è probabilmente una delle cause principali che portano al prolungarsi della permanenza dei giovani all’interno della famiglie d’origine, anche se, sicuramente, non è l’unica, in quanto possono incidere altri fattori, ad iniziare dagli studi che, rispetto al passato, possono avere una durata maggiore, senza dimenticare il tema dei temi, vale a dire la difficoltà di accedere ad una abitazione, quanto meno dignitosa, a costi non esorbitanti. Il fenomeno dei giovani dai 18 ai 34 anni che ancora permangono nella famiglia d’origine è stato analizzato in uno studio promosso da Censis e Confcooperative. Secondo la ricerca, sei giovani su dieci della fascia di età considerata abitano ancora con i propri genitori. La percentuale sale al 68% per la componente maschile e scende al 56,9% per quella femminile. La differenza è molto marcata rispetto alla media europea (48,1%) ed addirittura abissale nei confronti di Germania, Francia e Regno Unito, dove si registrano medie intorno al 10%. Gli ultimi dati sulla disoccupazione giovanile evidenziano una riduzione: il dato nazionale è oggi di poco superiore al 30%, il più basso dal 2011, quando si erano toccate punte superiori al 50% in molte aree del Paese.