Meloni: «Certi personaggi andrebbero cacciati»

Così la leader di FdI sulle chat dei magistrati contro Salvini

«In uno Stato normale, questi personaggi sarebbero già stati cacciati dalla magistratura». Così la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, commenta le chat, riportate da La Verità, tra il pm Luca Palamara e alcuni colleghi, in cui l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, veniva insultato: pur riconoscendo che il leader della Lega aveva ragione sulla questione migranti – «Non vedo dove Salvini stia sbagliando» –, Palamara scriveva ai suoi interlocutori: «Ora» Salvini «va attaccato». «Il premier Conte, nei suoi infiniti monologhi e discorsi, ha parlato anche di riforma della giustizia. Su questo siamo d’accordo. La prima riforma della giustizia da fare è liberare la magistratura dal cancro delle correnti; dal mercanteggiamento di poltrone e incarichi; dai giochi di potere della politica. Mettiamoci subito al lavoro», ha concluso Meloni.

Coronavirus, da Salvini e Meloni critiche al governo

Il leader della Lega: «Ha agito nell’ombra della notte»

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sostiene di essere consapevole dell’attuale emergenza: «Non mi sfugge la gravità di questa crisi, testimoniata anche da gesti forti come la consegna delle chiavi da parte dei piccoli imprenditori», ha detto nel corso dell’informativa in Aula alla Camera sulla cosiddetta “Fase 2”, aggiungendo che si tratta di «una prova dalla quale ci rialzeremo in fretta se ognuno farà la propria parte».
Eppure il governo ha fatto tante, troppe cose in modo inadeguato, hanno denunciato i partiti d’opposizione. Questo è un «governo senza vergogna», ha accusato il leader della Lega, Matteo Salvini. «Agisce nell’ombra della notte e sottrae risorse a tanti comuni italiani che dalla sera alla mattina non si ritrovano più nell’elenco di quelli inclusi nella zona rossa», con conseguenze che potrebbero essere disastrose. A spiegare il perché è sempre Salvini: «In sostanza dopo aver pagato le conseguenze delle regole più restrittive non potranno più accedere alle misure ad hoc per un parziale ristoro», proprio perché il loro nome è stato depennato dalla lista dei comuni che si trovano in una zona rossa. Altre cose potevano essere fatte meglio, a partire dal decreto legge rilancio, contenente le misure per risollevare l’economia italiana. Intervenendo alla Camera, dopo l’informativa del premier, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha denunciato sia il ritardo con cui il governo ha licenziato il testo – «Lei presidente è andato in Tv e ha presentato il suo decreto, ma il decreto non c’era ed è uscito dopo una settimana. Che immagine dà di sé lo Stato di fronte a imprenditori, a investitori internazionali» – che la sua complessità: «Se si vuole rilanciare la prima cosa è semplificare l’Italia», ha detto, commentando la lunghezza del decreto: circa 500 pagine. Inciso finale: l’Aula del Senato ha dato il via libera al decreto legge Covid, il testo che fornisce la cornice giuridica ai Dpcm emanati nel corso dell’emergenza Coronavirus. Il testo è stato definitivamente approvato con la fiducia a Palazzo Madama. I voti a favore sono stati 155, 123 quelli contrari.

Meloni: «Senza le Regioni, il Paese sarebbe rimasto fermo»

Secondo la leader di Fratelli d’Italia, il governo «è nel caos»

Dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: «Il Paese si sta rimettendo in moto, in maniera prudente e ordinata, seguendo le indicazioni del governo». A distanza di due mesi dalla loro introduzione, le misure restrittive per il contenimento del coronavirus sono state allentate moltissimo: è possibile muoversi con maggiore libertà, sempre rispettando le misure di sicurezza. Questo è un fatto. Senza l’intervento delle Regioni, però, il Paese non si sarebbe rimesso «in moto». A sostenerlo è stata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in un’intervista concessa a La Repubblica: «Le Regioni non solo hanno raccolto le richieste del mondo produttivo, ma hanno supplito all’assenza di linee guida o protocolli di sicurezza nazionali economicamente compatibili, facendo valere le loro linee guida condivise» mentre se avessimo atteso il governo «ci saremmo trovati con negozi chiusi e senza risarcimenti o con regole inapplicabili e suicide». Le Regioni hanno compensato l’inazione del governo, coinvolto anche in beghe interne: dopo una tregua momentanea, Italia viva sta rivendicando un maggiore peso nelle decisioni, rischiando di compromettere la stabilità dell’esecutivo. Da Giorgia Meloni, infine, anche un invito, subito accolto dal leader della Lega Matteo Salvini, ad acquistare prodotti italiani per sostenere «artigiani, commercianti, partite iva e imprese».

Salvini e Meloni attaccano il governo sul Mes

Durissimi i commenti dei due leader del centrodestra, che, adesso, promettono battaglia

Opposizione all’attacco. Quanto deciso dall’Eurogruppo – l’accordo raggiunto dai ministri delle Finanze dell’Eurozona dovrà essere discusso dal Consiglio europeo, comunque – non piace a Lega e Fratelli d’Italia, che annunciano battaglia. «Non ci sono gli Eurobond che voleva Conte ma c’è il Mes, una drammatica ipoteca sul futuro, sul lavoro e sul risparmio dei nostri figli», ha accusato il leader leghista, Matteo Salvini. «Dal 1989 ad oggi l’Italia ha versato all’Europa 140 miliardi, ora per averne a prestito 35 ci mettiamo nelle mani di un sistema di strozzinaggio legalizzato», ha proseguito, annunciando che la Lega presenterà una mozione di sfiducia al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Al governo, Salvini ha contestato anche il mancato passaggio in Parlamento: «Siamo fuori dalla legge, siamo alla dittatura nel nome del virus». Altrettanto duro il commento della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Alla fine, hanno vinto i diktat di Germania e Olanda, il Governo in questi giorni ha fatto finta di alzare la voce ma, tanto per cambiare, si è piegato ai dogmi nordeuropei». Non finisce qui, però: «Ora Conte, Gualtieri e Di Maio dovranno affrontare il Parlamento, dove Fratelli d’Italia è già schierato per impedire questo atto di alto tradimento verso il popolo italiano», ha annunciato Meloni.

Meloni: «Aiutare le imprese: cassa integrazione a tutti»

Proposta contenuta in un emendamento di FdI al Cura Italia

Cassa integrazione a tutti. E subito. Questa la richiesta della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Le imprese vanno aiutate e va garantita subito la Cassa integrazione a tutti», ha detto, intervenendo nel corso di una diretta Facebook, illustrando, poi, i dettagli della proposta, contenuta in un emendamento al Cura Italia, presentato da Fratelli d’Italia. Cosa prevede? Consente «alle aziende non iscritte (ancora) ai fondi bilaterali, di accedere direttamente alla cassa in deroga, senza costi e senza perdite di tempo», ha spiegato Meloni, chiedendo al governo di ascoltare la proposta di Fratelli d’Italia. «Chi non è iscritto agli ‘enti bilaterali’ perché ha optato in alternativa, come previsto dalla legge, per il versamento di 25 euro ai propri dipendenti, secondo il Governo non può fare richiesta di cassa integrazione. Dovrebbe iscriversi agli enti bilaterali e pagare almeno 3 anni di arretrati, cioè poco meno di 1.000 per ogni dipendente. Unica alternativa sarebbe quella di provare a rivolgersi direttamente in Regione chiedendo l’accesso alla Cassa in Deroga, con ulteriore perdita di tempo» e «con il rischio che al dunque le risorse disponibili siano anche esaurite. Un’assurdità!», ha concluso Meloni.

Salvini: «È una truffa: siamo contrari al Mes»

Giorgia Meloni chiede invece maggiore chiarezza al governo nella gestione dell’emergenza sanitaria

No al Mes, maggiore responsabilità e più chiarezza da parte del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, no ad un esecutivo affidato all’ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Queste sono alcune delle richieste, in ordine sparso, dei leader del centrodestra. Sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, le forze di opposizione sono state piuttosto chiare – l’Italia non deve attivarlo, questa è la posizione comune a Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – e oggi il leader leghista, Matteo Salvini, ha ribadito che si tratta di «una truffa». «Fa rima con fregatura, rapina e furto», ha detto, intervenendo in collegamento a Telelombardia. Riferendosi a quanti, invece, non hanno escluso la possibilità di utilizzare il Mes, Salvini ha replicato che «possono mettere tutti gli aggettivi che vogliono: light, leggero, simpatico, carino», ma «è una truffa e chiunque parli in Europa o peggio al governo in Italia di Mes fa il male dei nostri figli». Al governo, poi, il centrodestra ha (sempre) chiesto maggiore chiarezza nella gestione dell’emergenza. «Come tutti gli italiani spero anche io che si riapra prima possibile, ma non faccio propaganda su questo, ci vuole responsabilità e chiedo al governo altrettanta responsabilità», ha detto la leader di FdI, Giorgia Meloni, intervenendo a L’Aria che tira, su La7, commentando l’annuncio del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, poi rettificato di un prolungamento della quarantena. Ad esempio, ha proseguito Meloni, «sul jogging o sull’uscita dei bambini ci sono state tante voci diverse che hanno detto cose diverse, così noi diciamo che ci sono troppe voci che parlano, e non si capisce. Per questo sin dall’inizio avevamo chiesto un commissario unico, così i messaggi non sarebbero stati altalenanti». Un eventuale governo guidato da Draghi? L’opzione non piace al leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: «Non credo che questo sia il momento di cambiare, ora è il momento di stringersi attorno a chi deve prendere le decisioni», ha replicato a Radio 101.