Nuovi lavori: ecco il Case Manager


Il nome, Case manager, è sconosciuto ai più, ma si tratta di una professione purtroppo in crescita. Si tratta di un professionista esperto nella gestione degli strumenti per l’analisi multidimensionali del bisogno e per la progettazione degli interventi rivolti alle famiglie beneficiarie di misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito. In altri termini, è quella figura di supporto che oggi viene attivata dalle istituzioni nell’ambito del reddito di cittadinanza, ma che, più in generale, può essere consultata dagli enti locali per una valutazione complessiva del disagio del nucleo familiare che può derivare da fattori diversi, dalla mancanza di lavoro alla salute, dalla ridotta istruzione alla disabilità, passando per le dipendenze e per eventuali pendenze penali. Nell’ambito delle risorse del Pon Inclusione 2014-2020, l’università di Padova ha avvitato la seconda edizione del corso di formazione universitaria. Il corso, che è gratuito e dà diritto a crediti formativi, si integra con la formazione nazionale di base. Gli ambiti territoriali intenzionati a segnalare gli operatori dovranno farlo entro il 15 ottobre. Nei tre anni saranno selezionati 2.400 partecipanti.


Toyota e Suzuki uniscono le forze


Toyota e Suzuki hanno annunciato un accordo per uno scambio di capitale azionario. Lo scambio servirà ad approfondire un’alleanza di lungo termine per la promuovere la ricerca e lo sviluppo congiunto di nuove collaborazioni a livello tecnologico, tra cui le auto a guida autonoma. I numeri dell’operazione: Toyota acquisirà 24 milioni di azioni Suzuki, pari al 4,9% del capitale azionario, per un valore complessivo di 96 miliardi di yen. Mentre Suzuki rileverà direttamente sul mercato un importo pari 48 miliardi di yen di azioni Toyota. Prima, però, le autorità competenti nei diversi mercati in cui operano le due case automobilistiche dovranno approvare le acquisizioni.


Il lavoro del futuro per Casaleggio


“Nel 2054 molti impieghi non esisteranno più, dobbiamo prepararci”, così si è espresso il fondatore della Casaleggio Associati, patron dell’Associazione Rousseau, nonché mentore del M5S. L’imprenditore immagina un futuro in cui “dedicheremo soltanto l’1% della nostra vita alle attività lavorative” invitando l’Italia a prepararsi in tempo, anche dal punto di vista sociale e della redistribuzione del reddito, ad un mutamento fondato sulle innovazioni tecnologiche e sulla robotizzazione. Secondo Casaleggio il cambiamento dell’organizzazione del lavoro causato da un uso massiccio delle nuove tecnologie causerà una frattura tra produttività e tempo lavorativo: per produrre serviranno sempre meno persone. Anche per questo occorreranno forme di redistribuzione del reddito svincolate dal lavoro. Il reddito di cittadinanza è un primo passo, una forma di sussidio che sarà sempre più necessaria anche in futuro, in Italia come in tutta Europa.


Per i ragazzi italiani il futuro parla cinese


In controtendenza rispetto alla narrazione dei bamboccioni italiani, il Rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca “La nuova via della Cina”, presentato oggi al Miur dalla Fondazione Intercultura con Ipsos, svela che lo studio del cinese oltre che dalle scuole è promosso dagli alunni. Sempre più scuole italiane insegnano il cinese: sono 279,  l’8% del totale, per un totale di circa 17.500 gli studenti coinvolti.   Questi ultimi sono per lo più negli Istituti di istruzione superiore, licei, soprattutto nelle scuole con più di 40 classi, e si trovano nel nord Italia per una percentuale del 46%.
Da un sondaggio svolto su 501 ragazzi di 14-19 anni emerge che, tra chi considera lo studio delle lingue fondamentale per il proprio successo professionale (46%), il cinese è al secondo posto (10%), subito dopo l’inglese (29%) ma prima di spagnolo (7%) e tedesco (6%). Se gli studenti dovessero scegliere una lingua orientale da imparare, il 32% opterebbe per il cinese (21% nel 2006). In generale gli studenti sono attratti dalla Cina – che definiscono potente (70%) ma poco aperta e democratica – e soprattutto dall’ambito tecnologico e dell’innovazione (38%); il 70% pensa che la sua influenza in Italia aumenterà nei prossimi 5-6 anni e già oggi il suo peso economico è ritenuto molto rilevante (55%).