Retromarche


Riforme: dalla Francia all’Italia le pensioni non passano mai di moda

Nel mondo accade di tutto, si rischiano conflitti mondiali, scontri sui mercati internazionali a colpi di dazi tra super potenze, ma in Europa, anzi nell’Ue a trazione social democratica, l’unico tema di cui ci si occupa sono le pensioni – oltre ai famigerati conti pubblici ovviamente. Ne sanno qualcosa la Francia, quest’ultima tormentata dalla volontà del Governo Macron di introdurre una riforma in materia che ha scatenato ben 38 giorni di proteste per l’introduzione dei 64 anni come età «spartiacque» per andare in pensione (e cancellare 42 regimi speciali), e ne sa qualcosa anche l’Italia, che ora vede Quota 100 targata Governo gialloblu, riforma che, con determinati requisiti, ha mandato in soffitta la famigerata Legge Fornero, in pericolo, perché il Governo giallorosso vuole modificarla, per il gusto, si potrebbe dire quasi perverso, di lasciare il suo segno social democratico sulla pelle del ceto medio. Ma anche nel nostro Paese tutto si può dire, meno che il tentativo del governo di aprire il dibattito sul dopo Quota 100 sia andato a buon fine. Fonti governative hanno fatto trapelare quella che dovrebbe essere la soluzione sul versante previdenziale al termine della sperimentazione di Quota 100, la cui fine è prevista per il 31 dicembre 2021, salvo anticipi o revisioni al momento non previsti, ma sempre dietro l’angolo, vista la nota avversità più volte manifestata dal partito di Matteo Renzi. Il governo, o, quanto meno, una sua parte vorrebbe proporre la cosiddetta Quota 102, innalzando l’età anagrafica a 64 anni, quindi due anni in più rispetto al presente, e lasciando l’anzianità contributiva a 38 anni. Il tutto senza escludere a priori una possibile penalizzazione sugli assegni pensionistici, in questo caso reale. La proposta non è assolutamente piaciuta alla confederazioni sindacali. Se già in passato la Ugl aveva ribadito la sostenibilità di Quota 100, con l’aggiunta dell’impegno ad introdurre la possibilità di uscita con 41 anni di contributi per tutti, anche Cgil, Cisl e Uil hanno questa volta bocciato l’ipotesi del governo, in quanto non praticabile e, soprattutto, fortemente penalizzante per i lavoratori e le lavoratrici. Come per la Ugl, pure Cgil, Cisl e Uil hanno insistito sull’ipotesi 41 anni di contributi, accompagnata ad una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro, superando così i rigidi vincoli della Fornero. Insomma in questa Ue sempre più nemica del ceto medio, neanche le retromarce riescono ad essere tutte uguali.


Francia, previsti «scioperi a oltranza»


Manifestazione oggi a Parigi, ancora disagi trasporti pubblici

Non ci sarà tregua neppure a Natale, si andrà avanti con «scioperi a oltranza» se ritenuto necessario. E questo avverrà nonostante il parziale passo indietro del governo francese sulla riforma delle pensioni. A dirlo alla radio France Info, il responsabile ferrovieri del sindacato CGT, Laurent Brun. Nel pomeriggio a Parigi i lavoratori sono scesi di nuovo in piazza. Ancora disagi nei trasporti pubblici.

 

 


Sciopero contro Macron, Francia paralizzata


Proteste contro la riforma previdenziale: scontri a Parigi, 250 cortei nel Paese

La Francia è ferma e scende in piazza contro il presidente Emmanuel Macron. Più nello specifico: contro la riforma delle pensioni voluta proprio dall’inquilino dell’Eliseo. Sono circa 250 i cortei e le manifestazioni organizzati in tutto il paese. In particolare a incrociare le braccia sono i dipendenti del settore pubblico, ferrovie (fermi già dalle prime ore della mattinata) e trasporti (tra i più esposti ai possibili cambiamenti del regime previdenziale), ma anche quelli di scuole e ospedali e dipendenti del settore privato si sono uniti alla proteste. Una situazione che ha di fatto “rallentato” la Francia, provocando problemi a cittadini e pure a turisti. Si pensi, infatti, alla chiusura della Tour Eiffel a Parigi. Disagi anche negli aeroporti. Proprio nella capitale francese si sono registrati i primi scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine (seimila gli agenti dispiegati). Il corteo parigino, in programma dalle 13 di oggi, ha contato la presenza di numerosi lavoratori. Sebbene la riforma non sia stata ancora ben definita, l’idea è quella dello sciopero a oltranza. In altre parole, continuare la protesta – bloccando il paese – fintanto che il governo non farà un passo indietro accogliendo le istanze dei dimostranti. Lo sciopero, stando ai sondaggi, ha trovato il sostegno di gran parte dell’opinione pubblica, oltre che l’appoggio di quasi tutti i partiti di opposizione.


Macron non bada a spese, perché non può farlo anche l’Italia?


Ma quale austerità, quale rigore! Altro che equilibrio dei conti pubblici: da ieri sera la Francia è diventato il Paese di Bengodi. Per sedare, non solo con il pugno di ferro, ma anche con il guanto di velluto la rivolta dei “gilet gialli” il presidente della Repubblica, il paladino dell’Europa o, meglio, dell’Ue, dopo aver ammesso di aver sbagliato, ha promesso mari e monti al suo Paese: dal 2019 il salario minimo aumenterà di 100 euro al mese, gli straordinari saranno esenti dalle tasse e così anche i premi di fine anno che le imprese assegneranno ai lavoratori, tassazione più leggera anche per i pensionati al di sotto dei 2 mila euro. Mentre qualcuno, ad esempio il quotidiano francese Les Echoes, ha già calcolato che l’insieme delle promesse di Macron farà volare nella legge di bilancio francese il deficit al 3,5%, viene immediatamente da chiedersi cosa abbiano di meno i cittadini francesi rispetto, ad esempio, a quelli italiani o ai poverissimi greci. Lo ha detto proprio Macron che ci sono persone in Francia con stipendi che «non permettono loro di arrivare a fine mese, che si alzano presto ogni giorno al mattino e tornano a casa tardi». Ben venuto Monsieur Macron! Anche in Italia è così, forse anche peggio visto che, dopo una sequela di manovre votate al più cieco rigore, oggi a guidare il Paese c’è un “inedito paradigma politico”, giallo-blu, che ha scelto come assi portanti della sua prima legge di bilancio il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni. Ma fin dal suo esordio il governo italiano è stato osservato e trattato con grande diffidenza in Europa e con la stessa diffidenza e severità è stata giudicata la sua prima manovra mirata a restituire diritti e risorse al ceto medio. Presto la Commissione Ue, con in testa il presidente Jean-Claude Juncker, seguito dal vice presidente, Valdis Dombrovskis, e dal commissario economico (francese), Pierre Moscovici, giudicherà con altrettanta attenzione il testo della manovra modificato secondo le indicazioni di Bruxelles. Con quale faccia?