Francia: Jean Castex è il nuovo primo ministro


Nominato dopo le dimissioni di Philippe

È Jean Castex il nuovo primo ministro francese, nominato dal presidente Emmanuel Macron dopo le dimissioni di Edourard Philippe. L’avvicendamento non deve stupire troppo, da tempo, infatti, si parlava di un possibile rimpasto nel governo. Philippe è stato peraltro rieletto sindaco di Le Havre al secondo turno delle elezioni municipali francesi ed è lì che tornerà. La sua popolarità è cresciuta molto nel periodo di gestione dell’emergenza sanitaria e le sue dimissioni – accettate da Macron – aprono diversi scenari. Il rimpasto di governo potrebbe coinvolgere i Verdi, principali vincitori delle ultime elezioni locali, mentre Philippe, con indici di gradimento in salita, poteva fare ombra all’Eliseo. E c’è già chi prova a immaginare, da Le Havre, una candidatura dell’ormai ex premier come rivale di Macron alle prossime elezioni presidenziali del 2022. Il 55enne Castex, il quale dovrebbe formare con ogni probabilità il nuovo esecutivo entro mercoledì con il Consiglio dei ministri dell’8 luglio, da parte sua è un uomo delle istituzioni, alto funzionario ed ex segretario generale di Nicolas Sarkozy, ritenuto – afferma l’Eliseo in una nota – «completo e versatile che avrà a cuore riformare lo Stato e condurre un dialogo pacifico con i territori». Considerato “Monsieur Déconfinement”, ha condotto il paese fuori dal lockdown. Dunque, quello di Castex, appare un profilo tecnico, circostanza che dovrebbe garantire all’Eliseo più margini di manovra per quello che Macron considera – nell’ultima parte di mandato – un progetto di ampio respiro per la Francia e di ricostruzione economica.


Giù il Pil della Francia


Le Maire: nel 2020 peggior contrazione dal dopoguerra

Secondo il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, intervenuto questa mattina in teleconferenza per un’audizione al Senato, quest’anno la Francia registrerà probabilmente la sua peggior contrazione del Prodotto interno lordo dal dopoguerra, superando di gran lunga quindi anche il -2,2% registrato nel 2009. «Saremo probabilmente al di sotto del -2,2% visto nel 2009. Questo mostra la gravità dello shock economico che stiamo affrontando» ha spiegato il titolare del dicastero economico di Parigi.


Parigi: candidato di Macron si ritira dalla corsa a sindaco


Decisione presa a causa di uno scandalo di carattere sessuale

Benjamin Griveaux, candidato della République En Marche, il partito del presidente francese Emmanuel Macron e suo fedelissimo, si ritira dalla corsa a sindaco di Parigi. La decisione è stata presa dopo la diffusione di immagini di carattere sessuale che lo riguardano e chat private. In una breve dichiarazione, Griveaux ha denunciato «attacchi ignobili» nei suoi confronti. La situazione mette nei guai il partito di Macron, attualmente senza un candidato a sindaco della capitale francese.


Francia: Macron sempre più impopolare


Lo riporta un sondaggio del Figaro Magazine

Secondo un sondaggio dell’istituto Kantar-OnePoint per il Figaro Magazine, il presidente francese Emmanuel Macron vede scendere la sua popolarità di otto punti dal settembre 2019, attestandosi al 24% delle opinioni favorevoli. Macron è da tempo bersaglio di critiche e accese proteste per la riforma delle pensioni. Di questo passo potrebbe superare il record negativo di Francois Hollande.

 


Retromarche


Riforme: dalla Francia all’Italia le pensioni non passano mai di moda

Nel mondo accade di tutto, si rischiano conflitti mondiali, scontri sui mercati internazionali a colpi di dazi tra super potenze, ma in Europa, anzi nell’Ue a trazione social democratica, l’unico tema di cui ci si occupa sono le pensioni – oltre ai famigerati conti pubblici ovviamente. Ne sanno qualcosa la Francia, quest’ultima tormentata dalla volontà del Governo Macron di introdurre una riforma in materia che ha scatenato ben 38 giorni di proteste per l’introduzione dei 64 anni come età «spartiacque» per andare in pensione (e cancellare 42 regimi speciali), e ne sa qualcosa anche l’Italia, che ora vede Quota 100 targata Governo gialloblu, riforma che, con determinati requisiti, ha mandato in soffitta la famigerata Legge Fornero, in pericolo, perché il Governo giallorosso vuole modificarla, per il gusto, si potrebbe dire quasi perverso, di lasciare il suo segno social democratico sulla pelle del ceto medio. Ma anche nel nostro Paese tutto si può dire, meno che il tentativo del governo di aprire il dibattito sul dopo Quota 100 sia andato a buon fine. Fonti governative hanno fatto trapelare quella che dovrebbe essere la soluzione sul versante previdenziale al termine della sperimentazione di Quota 100, la cui fine è prevista per il 31 dicembre 2021, salvo anticipi o revisioni al momento non previsti, ma sempre dietro l’angolo, vista la nota avversità più volte manifestata dal partito di Matteo Renzi. Il governo, o, quanto meno, una sua parte vorrebbe proporre la cosiddetta Quota 102, innalzando l’età anagrafica a 64 anni, quindi due anni in più rispetto al presente, e lasciando l’anzianità contributiva a 38 anni. Il tutto senza escludere a priori una possibile penalizzazione sugli assegni pensionistici, in questo caso reale. La proposta non è assolutamente piaciuta alla confederazioni sindacali. Se già in passato la Ugl aveva ribadito la sostenibilità di Quota 100, con l’aggiunta dell’impegno ad introdurre la possibilità di uscita con 41 anni di contributi per tutti, anche Cgil, Cisl e Uil hanno questa volta bocciato l’ipotesi del governo, in quanto non praticabile e, soprattutto, fortemente penalizzante per i lavoratori e le lavoratrici. Come per la Ugl, pure Cgil, Cisl e Uil hanno insistito sull’ipotesi 41 anni di contributi, accompagnata ad una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro, superando così i rigidi vincoli della Fornero. Insomma in questa Ue sempre più nemica del ceto medio, neanche le retromarce riescono ad essere tutte uguali.