Formazione e Covid-19, la bilateralità ha tenuto

Nonostante le restrizioni e le minori risorse ordinarie, le attività sono continuate

Un anno di profonda incertezza che ha messo a dura prova una organizzazione peraltro molto strutturata da tempo. In questi giorni, gli enti bilaterali per la formazione continua stanno chiudendo i bilanci consuntivi relativi al 2020. I dodici mesi appena passati, è utile ricordare, sono stati a tutti gli effetti straordinari. Le misure di contenimento della diffusione del virus hanno prodotto uno stop alla formazione d’aula per larga parte dell’anno, in linea con quello che succedeva ad esempio anche nel mondo della scuola, dove, però, la normativa ha permesso un più rapido passaggio alla didattica a distanza, soprattutto a partire da settembre. Gli enti bilaterali, viceversa, si sono trovati a fare i conti con una doppia difficoltà. La prima è stata quella di rimodulare corsi progettati per l’aula in teleformazione: non sempre i corsi di adeguamento professionale sono praticabili a distanza, anche al netto del ritardo con il quale sono stati allentati alcuni paletti. La seconda è connessa alla riduzione complessiva delle risorse ordinarie a disposizione: a fronte di un calo di circa 40 miliardi nel monte stipendi, la quota destinata alla formazione si è ridotta di 120 milioni di euro. Sul finire dell’anno, però, dopo una importante sinergia fra Anpal, Cgil, Cisl, Uil e Ugl e associazioni datoriali si sono resi disponibili gli stanziamenti del Fondo nuove competenze per la riqualificazione.

Politiche attive, vertice bilaterale Ministero-Regioni

La formazione rimane un tassello fondamentale per l’occupabilità

La partita della riforma degli ammortizzatori sociali, rispetto alla quale è in programma un tavolo di confronto con Cgil, Cisl, Uil, Ugl e le altre parti sociali nel tardo pomeriggio di domani, si gioca molto sulle politiche attive e la formazione. Ne è consapevole anche il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, che ha avviato, proprio in questi giorni, una serie di incontri bilaterali con le regioni che hanno, appunto, la titolarità sulla formazione. Una ripresa del confronto dopo la lunga pausa causata dal Covid-19. Già la ministra Nunzia Catalfo, infatti, aveva avviato una verifica con le stesse regioni e con le parti sociali nel febbraio dello scorso anno, un tavolo unico che, appena partito, si è subito arenato per effetto dell’emergenza. Nei mesi successivi, gli eventi di un certo rilievo sono stati sostanzialmente due: lo sblocco dell’annosa vicenda del catalogo delle competenze, uno strumento utile per valorizzare le risorse umane, e, sotto il profilo finanziario, l’istituzione del Fondo nuove competenze, con uno stanziamento di oltre 700 milioni di euro, ma anche una portata limitata soltanto al personale in servizio. Di certo, è necessario fare presto, visti gli effetti che la pandemia sta avendo sul mondo del lavoro, con una crescita esponenziale della disoccupazione e della area della inattività, vera cartina di tornasole della gravità della situazione.

Pa, investire sul capitale umano

Il ministro Brunetta rilancia su formazione e assunzioni e frena sul lavoro agile

Il nuovo ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, non appare pienamente convinto dell’utilizzo che si è finora fatto dello smart working. Il concetto dell’esponente forzista è chiaro: il lavoro agile serve alla pubblica amministrazione, soltanto laddove questo strumento possa essere utile per aumentare la produttività e migliorare i servizi erogati al cittadino. Quindi, superata questa fase emergenziale, anche lo smart working andrà regolamentato in qualche modo per evitare ricadute negative sui cittadini, come peraltro sta già accadendo soprattutto a livello di enti locali. Serve Brunetta ha anche affrontato il tema della riqualificazione del personale e dell’inserimento di nuove professionalità. Per Brunetta serve un investimento importante, che potrebbe arrivare con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per valorizzare il capitale umano, una cosa che dovrebbe accomunare pubblica amministrazione e settore privato.

Formazione, poche risorse

Nei dieci anni, più incentivi all’occupazione e meno alla riqualificazione

Dieci anni per un crollo. Secondo uno studio della Fondazione consulenti del lavoro, appena pubblicato, nel decennio, la spesa per la formazione è crollata in maniera sensibile. Infatti, ogni cento euro spesi nelle politiche attive, oggi soltanto trenta vanno in formazione, a fronte dei cinquanta di dieci anni fa. Un balzo all’indietro fortemente penalizzante, in quanto arriva in un momento che, anche al netto della pandemia da Covid-19, si caratterizza per forti processi innovativi, connessi, ad esempio, alla digitalizzazione. Larga parte delle risorse è stata invece indirizzata verso gli incentivi all’occupazione, in particolare sotto forma di decontribuzione. Una scelta non sempre premiante, considerando che non poche imprese lamentano una grande difficoltà nel trovare le competenze necessarie. Aspetto, quest’ultimo, che sconta un altro elemento, quello della quasi totale assenza di formazione e riqualificazione per gli adulti disoccupati.

Formazione, la grande assente

Unioncamere avverte: serviranno 2,5 milioni di occupati nei prossimi quattro anni

Mentre si continua a parlare con estrema insistenza di licenziamenti, Unioncamere prova a dare una prospettiva diversa, guardando ai prossimi quattro anni. Ammesso e non concesso che, finalmente, si riesca ad uscire da questa lunga fase emergenziale, secondo le stime delle Camere di commercio, tra il 2020 e il 2024, il sistema economico nazionale dovrà sostituire 2,5 milioni di occupati, con un fabbisogno che potrà oscillare fino 2,7 milioni di posizioni. Torna quindi di estrema attualità una questione irrisolta delle politiche attive del lavoro. Non si tratta soltanto di assicurare una governance all’Anpal, dopo le polemiche che hanno investito il suo presidente, Mimmo Parisi, salito agli onori della cronaca pure per la gestione dei cosiddetti navigator, ma anche di mettere risorse e idee sulla partita della formazione. Al momento, infatti, l’unica novità è rappresentata dal Fondo nuove competenze, il cui impatto è tutto da valutare.

Sicurezza sul lavoro: Master Inail-La Sapienza

A disposizione 19 borse di studio

1.500 ore tra attività didattica frontale, studio individuale, stage e tirocini e 13 enti partner, che, insieme all’Inail, hanno già messo a disposizione 19 borse di studio. È la seconda edizione del master interfacoltà di II livello “Gestione integrata di salute e sicurezza nell’evoluzione del mondo del lavoro”, promosso dall’Inail e La Sapienza Università di Roma. Parte a febbraio prossimo, con il contributo delle facoltà di Medicina e odontoiatria, Farmacia e Medicina, Ingegneria civile e industriale e Giurisprudenza. La scadenza per iscriversi è fissata al 15 gennaio prossimo.