Ocse: fisco italiano il meno competitivo


L’Italia offre il sistema fiscale meno competitivo nell’intera area Ocse a causa del pesante carico amministrativo e del sistema impositivo sulle persone: sono necessarie circa 169 ore per adempiere a tutti gli obblighi fiscali. È quanto emerge dall’ultima analisi realizzata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, secondo il quale anche le imposte sui consumi presentano lacune, arrivando coprire solamente il 40% dei consumi finali.


Il fisco e i tempi sballati del Governo


Sappiamo che da venerdì 16 ottobre e per i successivi sei mesi prenderà avvio la partenza scaglionata della riscossione ordinaria dopo la cosiddetta tregua o moratoria conseguente alle misure individuate per combattere la pandemia. Si tratta di ben 9 milioni di cartelle esattoriali che il Fisco sarà “obbligato” – da chi lo sappiamo, visto che nel Dl Agosto licenziato ieri la proroga della moratoria non ha trovato spazio – a riscuotere da cittadini e imprese. Dunque “l’unico vantaggio” sarebbe il tempo, i sei mesi, entro i quali milioni di persone riceveranno una mannaia, proprio in un periodo che definire di crisi è eufemistico. In crisi l’Italia lo era già prima del Covid 19, da marzo invece è intrappolata con i suoi sfortunati cittadini in una “tempesta perfetta”, lunga ancora quanto non si sa, con un capitano, il Governo giallorosso, che naviga a vista, che non sa leggere bussola, radar e carte nautiche e che perciò non sa programmare gli inutili quanto dannosi interventi, come se non bastasse già la pandemia. Basti pensare che dalla fase 2 si continua a restare sull’idea di potenziare la mobilità urbana con monopattini e biciclette, ma non con un ampliamento del trasporto pubblico che nelle grandi città è in condizioni totalmente insicure. È solo per manifesta inettitudine che si arriva a imporre l’obbligo di mascherina anche al chiuso quando si è in casa di non conviventi o a consigliere feste private con non più di sei persone.

Anche il fisco è un problema serio, competitivo e di redistribuzione del reddito, che l’Italia soffre da decenni. Dunque che senso potrebbe avere, se non dilatorio e strategico ai fini della sola  sopravvivenza dell’esecutivo, annunciare, solo e sempre annunciare, riforme che inizieranno tra un anno, tra due, mentre tra tre giorni riparte la riscossione ordinaria?

Di nuovo oggi il ministro dell’Economia in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def (la Nadef) ha parlato della riforma fiscale e che questa sarà messa in campo «in un orizzonte triennale attraverso una legge delega che si raccorda alla riforma strettamente connessa che intendiamo adottare già a partire dal 2021» cioè l’assegno unico per i figli. Riforma fiscale che «punta a una riduzione fiscale nel triennio, composta di vari moduli, ma il modulo principale cioè quello della riforma dell’Irpef vogliamo che sia operativo dal 1 gennaio 2022». Insomma, una presa per i fondelli, proprio come il Recovery Fund che arriverà non prima della prossima estate perché solo a giugno 2021 l’Ue inizierà a raccogliere sui mercati i fondi  necessari, circa 900 miliardi, per finanziare il cosiddetto programma di ripresa.

La verità è che di strategia non ve n’è alcuna traccia, che il tempo viene sempre dilatato e usato per illudere. Tempi difficili, tempi totalmente sballati.


Fisco, Gualtieri: «Giù le tasse rinviate a settembre»


Lo ha detto il ministro dell’Economia nel corso di una question time alla Camera

«Il governo sta ragionando su una riscrittura sostanziale del calendario dei versamenti, la logica è quella di superare il meccanismo degli acconti e dei saldi per andare verso un sistema basato sulla certezza di tempi e adempimenti e una diluizione nel corso dell’anno degli importi da versare». Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ieri sera alla Camera. Il titolare del dicastero di via XX settembre ha poi aggiunto che «finora si è stabilita la sospensione dei versamenti di marzo, aprile e maggio con ripresa da settembre per tutti i contribuenti con perdite, è intenzione del governo utilizzare il prossimo scostamento per rimodulare ulteriormente questo pagamento previsto per settembre riducendo significativamente l’onere per i contribuenti per il 2021».


Fisco, slittano i termini del 730


Per molti lavoratori dipendenti benefici dalle detrazioni soltanto in autunno

In attesa di capire quali altre misure intenderà prendere il governo nelle prossime ore, anche per dare un ristoro ai tanti lavoratori e lavoratrici coinvolte nella chiusura delle scuole, un provvedimento che coinvolge circa 8,5 milioni di studenti di ogni età, c’è un aspetto del decreto legge 9/2020 che avrà delle ripercussioni su tutti i lavoratori dipendenti che effettuano la dichiarazione dei redditi attraverso il modello 730. Per venire incontro alle difficoltà burocratiche, il governo ha disposto lo slittamento dei termini entro i quali l’agenzia delle entrate metterà a disposizione la cosiddetta pre-compilata ed entro i quali i caf dovranno inviare le relative dichiarazioni, utili per recuperare quanto pagato in più in tasse nel corso dell’anno precedente. Il recupero che, di norma, avviene fra giugno e luglio, quest’anno potrebbe slittare molto avanti nel tempo, per un certo numero di contribuenti addirittura a ottobre o novembre.


Gualtieri: «A gennaio via a cantiere riforma fiscale»


«Abbiamo grandi ambizioni riformatrici. Stiamo già impostando il lavoro che partirà da gennaio. Uno dei primi cantieri sarà quello della riforma fiscale», così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in un’intervista rilasciata a Il Messaggero. «Vogliamo rendere il sistema più equo e ridurre la pressione fiscale a partire dai redditi medi e bassi – ha aggiunto il titolare del MEF -, salvaguardando al tempo stesso il principio della progressività delle imposte. Tutto il contrario della logica della flat tax che toglie ai poveri per dare ai ricchi».

 


Pressione fiscale: Italia settima


Stando alle ultime rilevazioni dell’Eurostat, l’Italia è il settimo Paese europeo per la pressione fiscale: si è attestata al 42%, in lieve calo rispetto al 42,1% dell’anno precedente. È invece la Francia il Paese dove la pressione del fisco risulta essere più elevata, con il 48,4% contro il 48,3% di un anno fa. Seguono il Belgio con il 47,2% (era al 47% nel 2017), la Danimarca con il 45,9% (46,8% nel 2017), la Svezia con il 44,4% (in calo dal 44,7%), l’Austria con il 42,8% (in crescita dal 42,4%), la Finlandia con il 42,4% (contro il 43,1% di un anno prima) e appunto l’Italia. Ferma al 40,3% la pressione fiscale media in Europa.