Fisco e lavoro, i due pilastri della ripresa del Paese


Audizione di Cgil, Cisl, Uil e Ugl: il forte richiamo alla equità e alla semplificazione

Il messaggio di Cgil, Cisl, Uil e Ugl in materia di fisco è chiaro: il sistema va riformato in maniera complessiva, garantendo equità e sostenibilità. Un concetto che peraltro si ritrova anche nelle parole che il presidente del consiglio dei ministri, Mario Draghi, ha usato nei due discorsi presentati prima al Senato e poi alla Camera dei deputati. La riforma dell’Irpef, chiaramente centrale, oggetto della odierna audizione parlamentare nell’ambito dell’indagine conoscitiva portata avanti da Senato e Camera dei deputati, deve partire dalla valorizzazione dei redditi medio-bassi da lavoro e da pensione. In temi in campo sono diversi. Equità, sostegno al potere d’acquisto, federalismo fiscale, contrasto al sommerso, ma anche il fisco come fondamentale leva di sviluppo del tessuto produttivo e del territorio con politiche di vantaggio specifiche: sono queste le parole d’ordine secondo la Ugl che insiste anche sulla riduzione del contenzioso fra amministrazione e contribuente. La Cgil punta soprattutto sul forte contrasto all’evasione, anche attraverso un rafforzamento del tracciamento dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate e un maggiore utilizzo della moneta elettronica, mentre la Cisl insiste sulla equità orizzontale e verticale. Per la Uil, la questione tempo non è indifferente, pure considerando l’enorme debito pubblico che si è accumulato in questo ultimo anno e ancora prima.


Entrate tributarie in calo di 41 miliardi nel 2020


Per il 2021 previsti +34 miliardi

Si fa sentire il peso della pandemia da Coronavirus sul bilancio dello Stato. Secondo le ultime rilevazioni, infatti, contenute nelle note integrative alla Legge di Bilancio, nel 2020 in termini di competenze si è registrato un calo di oltre 41 miliardi e di 39,7 miliardi in termini di cassa. Più rosee le previsioni per l’anno in corso: la Ragioneria generale dello Stato prevede una crescita di 34 miliardi rispetto alle entrate stimate per ora per lo scorso anno.


SALVAPERSONE


Altri “sospesi” lasciati dal Conte bis: Ristori 5, stop licenziamenti, fisco. Anche la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. Questa la pesante eredità lasciata al prossimo Governo, Draghi o meno che sia.

Dagli asset alle persone. Sì perché nella stessa barca ci sono lavoratori dipendenti, autonomi, piccole/medie imprese che stanno aspettando, neanche come una manna, ma semplicemente come una goccia in tempo di siccità provvedimenti come il Ristori 5, lo stop ai licenziamenti, nuovi ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro per smuovere il mercato e per sperare di rientrare dalla stessa porta dalla quali si è usciti. Non ultima anche una riforma delle pensioni che però non ingessi di nuovo l’uscita dal mondo del lavoro, come accadrebbe con una mancata riconferma di Quota100. Inizialmente il decreto Ristori 5 di gennaio, sorta di conguaglio delle perdite subite nel 2020 a causa delle chiusure natalizie e post natalizie, doveva essere tenuto fuori dalla crisi di Governo. Ma le valutazioni del vecchio esecutivo sono cambiate negli ultimi giorni e quindi sarà il prossimo Governo a doversene occupare, perché la partita è troppo grande – il nuovo scostamento di bilancio è pari a 32 miliardi di euro – per essere giocata da un governo uscente. Magari si sperava ancora in un Conte ter ma, arrivati a questo punto, si è obbligati a sperare, volenti o nolenti, nel Governo Draghi. Altrimenti ci sarà un’altra inevitabile e imprevedibile attesa. Tutto ciò nonostante le chiusure di Natale, e quelle dopo Natale, dovessero essere già controbilanciate dai Ristori appunto per bar, ristoranti, negozi, palestre e per tutte le altre attività colpite dalle restrizioni. Ma siamo già a febbraio inoltrato e così si mettono ancora più in “pericolo estinzione” decine di migliaia di attività economiche e quindi di posti di lavoro. Sul fronte dei licenziamenti gli ultimi dati Istat – a dicembre 2020 circa 100 mila posti di lavoro in meno, esclusivamente riguardanti donne – hanno allarmato tutti. Ma se Cgil, Cisl, Uil chiedono il rinnovo dello stop dei licenziamenti, l’Ugl, temendo lo scoppio di una bomba sociale al termine dello stesso stop (totale o selettivo che sia), chiede di affrontare subito la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro, proprio per riattivare il mercato e salvare gli attuali già compromessi livelli occupazionali. Altro tema strategico, è la riforma fiscale che il precedente Governo aveva calendarizzato per quest’anno. Una riforma dell’Irpef che però manca di coperture e che secondo il parere espresso oggi dalla Corte dei Conti per essere possibile deve prevedere una vera lotta all’evasione e l’introduzione della divisiva patrimoniale. Lo sappiamo tutti che la coperta è corta, ma le persone non possono essere abbandonate al proprio destino. Perché a rischiare il crollo non sono singoli settori o categorie ma un intero sistema.

 


Agenzia delle entrate, dal 18 gennaio riparte l’invio delle cartelle esattoriali


Dopo la moratoria approvata durante la prima fase dell’emergenza Covid, l’Agenzia delle Entrate riprenderà l’invio delle cartelle esattoriali ai contribuenti. Il via è previsto per lunedì 18 gennaio. Dei 50 milioni di atti che verranno spediti, ben 35 milioni riguardano atti di riscossione sospesi nel corso del 2020, cui si aggiungono però quelli di questi primi giorni del 2021.


Salari Ue, il peso del fisco e della mancata partecipazione


Audizione dei rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sulla proposta di direttiva europea

Seppure in sordina, prosegue l’attività parlamentare sul salario minimo legale. Dopo la memoria richiesta nelle settimane scorse, la quattordicesima commissione del Senato ha voluto ascoltare direttamente i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per avere un ulteriore momento di confronto. In questo caso, però, a differenza di quanto successo finora con la questione trattata sempre dalle commissioni Lavoro, l’iniziativa è partita dalla commissione sulle Politiche dell’Unione europea, dove è attualmente in discussione la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui salari minimi adeguati nell’Unione europea. Una questione un poco diversa rispetto a quanto si era discusso finora in Italia, ma che potrebbe avere effetti comunque significativi anche sul versante della contrattazione collettiva e delle relazioni industriali. Al netto del fatto che l’Italia presenta comunque salari minimi più alti rispetto ai Paesi dell’Europa dell’Est, ma anche di diversi partner storici, allargando lo sguardo oltre le Alpi emerge chiaramente una forte differenza stipendiale sia nel lavoro privato che in quello pubblico. Conseguentemente, dai rappresentanti delle quattro confederazioni sindacali è arrivata la richiesta di una migliore e maggiore omogeneità nei salari, agendo su più leve, dal fisco alla contrattazione, passando per la produttività e la partecipazione dei lavoratori.


Ocse: fisco italiano il meno competitivo


L’Italia offre il sistema fiscale meno competitivo nell’intera area Ocse a causa del pesante carico amministrativo e del sistema impositivo sulle persone: sono necessarie circa 169 ore per adempiere a tutti gli obblighi fiscali. È quanto emerge dall’ultima analisi realizzata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, secondo il quale anche le imposte sui consumi presentano lacune, arrivando coprire solamente il 40% dei consumi finali.