FCA


Nell’arco del triennio 2019-2021 Fiat Chrysler Automobiles investirà in Italia oltre cinque miliardi di euro, lo ha assicurato il responsabile delle attività europee di Fca Pietro Colier, annunciando che nel periodo considerato verranno lanciati 13 nuovi modelli.


Fca, al via la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo


Chiesti un adeguamento salariale del 10% in quattro anni e più partecipazione

È partito oggi il confronto sul rinnovo del contratto collettivo specifico di lavoro del Gruppo Fiat Chrysler auto motive che comprende anche Cnh e Ferrari. Dopo la fase di consultazione dei lavoratori – la piattaforma rivendicativa è stata approvata dal 98% delle rappresentanze sindacali aziendali in nome e per conto degli oltre 80mila dipendenti degli stabilimenti italiani -, i segretari generali e nazionali di Fim Cisl, Uilm, Ugl Metalmeccanici, Fismic ed Associazione quadri hanno iniziato a confrontarsi con l’azienda presso l’Unione industriale di Torino. La particolarità di questo confronto risiede nello strumento contrattuale collettivo adottato. Da quando Fiat decise di uscire da Confindustria, infatti, non ha più trovato applicazione il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore metalmeccanico, ma, appunto, un contratto specifico. Nello specifico, i sindacati chiedono adeguamenti salariali nell’ordine del 10% del valore della paga base, vale a dire circa 175,3 euro spalmati in quattro anni per un dipendente inquadrato nel terzo gruppo, prima fascia. Fra le altre rivendicazioni, un rafforzamento delle tutele su sanità e previdenza integrativa, pure con riferimento alle famiglie; un potenziamento della formazione continua; una migliore gestione dei tempi di lavoro e vita in un’ottica di conciliazione. Molto significativa la richiesta di rafforzare le relazioni industriali e la partecipazione.


Piattaforma FCA


Fim Cisl, Uilm, Ugl Metalmeccanici, Fismic ad Aqcf presentano la loro piattaforma di rivendicazioni in vista del prossimo rinnovo del contratto collettivo specifico di lavoro di Fca, Cnhi e Ferrari, in scadenza a dicembre e che impegnerà sindacati ed azienda per i successivi quattro anni. Sotto il profilo economico, la richiesta è di un incremento della paga base nell’ordine del 10% a regime. I sindacati propongono anche delle modifiche sulle procedure di raffreddamento, con riferimento alla sicurezza.


Fca, i sindacati chiedono chiarimenti sui livelli produttivi


Tutti insieme a chiedere delucidazioni al nuovo amministratore delegato di Fca, Mike Manley. Le organizzazioni sindacali firmatarie degli accordi in Fiat (Fim Cisl, Uilm Uil, Ugl Metalmeccanici, Fismic Confsal e Quadri) hanno scritto ai vertici aziendali per avere un confronto sul Piano industriale per il quadriennio 2018-2022. Le sigle sindacali, dopo aver ricordato che hanno espresso un parere positivo sul programma di lavoro complessivo, insistono sulla necessità di avere nel dettaglio quelle che sono le intenzioni sulle assegnazioni produttive per ciascun stabilimento, un passaggio decisivo anche per capire il volume di investimenti a fronte di una situazione contingente che appare preoccupante. Fca è da quattro anni in crescita, ma ora si stanno aprendo scenari nuovi – si pensi ad esempio ai nuovi vincoli ambientali – che sono coincisi con una prima flessione nelle vendite. Le organizzazioni sindacali e, più in generale, i lavoratori hanno accolto con favore la notizia che nello stabilimento di Melfi sarà prodotta la Renegade ibrida. Con questa macchina, Fca entra decisamente in un mercato che inevitabilmente è destinato a crescere e a soppiantare in tempi rapidi i motori diesel. Si tratta di una partita importante sulla quale pesa, inevitabilmente, il volume degli investimenti messi in campo, pure con riferimento alla ricerca e all’innovazione.


I cinesi di Great Wall mettono gli occhi su Fca


di Claudia Tarantino

Secondo il sito americano ‘Automotive News’ il produttore cinese di Suv Great Wall Motor sarebbe interessato a rilevare il marchio Jeep di Fiat Chrysler Automobiles.
Lo avrebbe rivelato lo stesso presidente del gruppo asiatico, Wang Fengying, aggiungendo di essere già “in contatto con Fca”.

Dopo un iniziale ‘no comment’, il Lingotto ha precisato di “non essere stato approcciato da Great Wall Motors riguardo al brand Jeep o ad altre questioni relative al suo business”, ma le indiscrezioni bastano a fargli incassare un più 4,38% in Borsa, con il titolo Fca che torna sotto i riflettori e arriva a 11,22 euro.

Per chi conosce il mercato dell’automobile, il gruppo Great Wall Motor è noto come uno dei principali produttori cinesi, in testa alle classifiche in patria per numero di Suv venduti, quotato ad Hong Kong e Shanghai ed interessato ad espandere oltreconfine il suo business, soprattutto verso i mercati europeo ed americano.

Lo dimostrano alcuni precedenti, come l’avvio della produzione di quattro modelli di auto in uno stabilimento in Bulgaria con 1.800 dipendenti, e tre operazioni che hanno portato il gruppo ad entrare in alcuni ‘colossi’ della filiera automobilistica come l’italiana Pirelli, uno dei leader mondiali degli pneumatici, la tedesca Kuka, leader della robotica industriale, e la casa automobilistica svedese Volvo, passata nel 2010 da Ford ai cinesi che l’hanno risanata e riportata in utile.

In un articolo Repubblica stila il profilo del gruppo cinese, rivelando una querelle che c’è stata qualche anno fa proprio tra Great Wall Motor ed Fca. “Gli addetti ai lavori – si legge – hanno pure seguito la causa legale che Fca ha intentato contro il gruppo cinese che nel 2006, ha lanciato sul mercato un nuovo modello di utilitaria, il quale – secondo la Fiat – era troppo simile alla Panda. I cinesi hanno perso il procedimento, ma Fiat è riuscita solo ad ottenere che venissero bloccate le importazioni in Europa ma non le vendite in Cina”.

Sempre secondo Repubblica “in Italia, i modelli della ‘Grande Muraglia’ messi in vendita sono soltanto due e provengono proprio dagli stabilimenti della Bulgaria: si tratta del Suv H6 e del pick up Steed 6, che si contraddistinguono per i costi più contenuti della media nella stessa categoria”.

Ad ogni modo, Fca ha smentito le indiscrezioni dichiarandosi “pienamente impegnata nel perseguire il suo piano 2014-2018, di cui ha raggiunto a oggi ogni obiettivo e al cui completamento mancano solo sei trimestri”.

Di contro, però, il sito Automotive News ha precisato di aver sentito il portavoce di Great Wall, Xu Hui, il quale ha dichiarato come il gruppo automobilistico abbia espresso indirettamente l’interesse per la Jeep, ma non ha ancora fatto un’offerta formale né ha incontrato il consiglio di amministrazione di Fca.
“Siamo profondamente interessati al marchio Jeep e abbiamo studiato a lungo. Il nostro obiettivo strategico è quello di diventare il più grande creatore di suv del mondo e acquisire Jeep, un marchio mondiale di suv, ci permetterebbe di raggiungere il nostro obiettivo prima e meglio”, ha spiegato Hui.
Secondo Milano Finanza, “anche se il fatturato di Great Wall è molto inferiore a quello di Fca, 14,76 miliardi di dollari contro i 131 miliardi del gruppo italo statunitense, Hui ha detto che la società è fiduciosa di poter raccogliere i fondi per fare quest’acquisizione”.

“Per gli analisti – si legge ancora su Milano Finanza – è molto improbabile la cessione di questo marchio a player cinesi per motivi di opportunità politica verso l’amministrazione Trump, ancora di più a Great Wall che non ha la solidità necessaria per affrontare una tale acquisizione. C’è chi ritiene più plausibile l’ipotesi di spin-off (in caso di scorporo di Alfa Romeo e Maserati Equita ha calcolato un upside di 2-4 euro per azione in funzione della struttura finanziaria delle attività scorporate) o cessioni di asset minori come Magneti Marelli e Comau nei prossimi mesi prima della revisione del piano industriale previsto nella primavera 2018 e dell’uscita di scena dell’ad, Sergio Marchionne, che avverrà all’inizio del 2019. La cessione di Magneti Marelli o Comau potrebbe, infatti, accelerare il processo di riduzione del debito di Fca in vista, successivamente, di un’aggregazione con General Motors o Volkswagen”.


Fca-CnhI, arriva il bonus per i lavoratori degli stabilimenti italiani


Buste paga più pesanti per i lavoratori italiani del Gruppo Fiat Chrysler Automobiles e Cnh Industrial: a febbraio sarà erogato un bonus legato al raggiungimento degli obiettivi di efficienza produttiva previsti dal contratto collettivo specifico di lavoro di primo livello.
In un incontro fra azienda e sindacati di categoria che si è tenuto a Torino, i vertici Fca hanno comunicato che l’importo medio sarà di circa 1.320 euro per i lavoratori degli stabilimenti di Melfi, Cassino e Sevel Val di Sangro, che hanno mantenuto o migliorato le loro performance. Più alto sarà il benefit per Pomigliano d’Arco e Verrone visto che le due fabbriche hanno confermato i livelli di eccellenza raggiunti nel 2015. La misurazione delle performance delle singole unità produttive adottata dal Gruppo si basa sul sistema Wcm (World Class Manufacturing).
Come ricorda il Gruppo in una nota, la nuova politica retributiva è stata introdotta nel luglio 2015 e prevede di far partecipare direttamente tutte le persone ai risultati di produttività, qualità e redditività nell’ambito del piano industriale dell’azienda. Dopo aver “chiuso il 2016 con un ottimo risultato, superando gli obiettivi”, i vertici Fca sono ottimisti: “l’azienda, con il fondamentale aiuto dei suoi dipendenti, è sulla strada giusta per raggiungere i traguardi fissati per il 2018”.
La notizia dell’erogazione dei bonus risolleva una mattinata finanziaria non brillante per il Gruppo alla Borsa di Milano, dove i titoli Fca hanno perso lo 0,5% sulla scia della chiusura delle indagini per presunte irregolarità nelle emissioni dei veicoli diesel in Francia. L’azienda ha preso atto della decisione francese di trasmettere al Pubblico Ministero il caso per ulteriori indagini e ha ribadito che i suoi veicoli diesel “sono pienamente conformi alle norme in materia di emissioni, come confermato dalla sola Autorità competente sulle omologazioni di Fca, il Ministero Italiano dei Trasporti”.