Fca-Psa, dipendenti fuori dal Cda


I sindacati di categoria spingono per un maggiore coinvolgimento

Da una parte l’augurio di buon lavoro, dall’altra anche la delusione per il mancato ingresso di un rappresentante dei lavoratori all’interno del consiglio di amministrazione. La fusione Fca-Psa procede a passi spediti con la nomina dei componenti di Stellantis, il soggetto finanziario chiamato a gestire uno dei più grandi gruppi mondiali dell’automotive. I sindacati, però, in particolare quelli che a suo tempo avevano sottoscritto gli accordi che hanno permesso di salvare Fiat, dalla Fim Cisl alla Ugl Metalmeccanici, lamentano il mancato ingresso di un rappresentante dei lavoratori nel consiglio di amministrazione. Un passaggio che sarebbe una novità per il nostro Paese, peraltro in attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, ma che, in ambito europeo, è disciplinato in maniera puntuale. La preoccupazione risiede nel fatto che i due marchi producono modelli che si sovrappongono, per cui potrebbero arrivare decisioni dolorose sugli stabilimenti produttivi.


Partecipazione, Fiat Lux!


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

L’accordo è arrivato, la fusione fra Fca e Psa si farà. Così nascerà il quarto gruppo automobilistico mondiale in termini di produzione, terzo per fatturato, con l’intenzione di rilanciare le attività di entrambe le aziende, attraverso questa nuova sinergia per unire le forze e competere meglio nei mercati mondiali. Fca e Psa hanno sottolineato il fatto che questa fusione non viene realizzata in un momento di crisi, ma è frutto di una scelta finalizzata a un ulteriore miglioramento delle performance di entrambe le imprese, che si gioveranno della collaborazione reciproca e quindi non avranno bisogno né intendono operare chiusure di stabilimenti. Una specifica, quest’ultima, particolarmente importante per il sindacato, dato il ruolo primario delle aziende coinvolte dal punto di vista occupazionale. Possiamo, quindi, guardare a questo “matrimonio” con ottimismo, continuando a monitorare con estrema attenzione l’evolversi della situazione, in attesa di conoscere nel dettaglio il piano industriale. C’è, però, un altro elemento molto significativo in questa fusione: il nel CdA del colosso automobilistico in formazione saranno presenti due rappresentanti dei lavoratori, estendendo all’intero gruppo la prassi già attuata da Psa. Questo è un segnale importantissimo per il mondo produttivo italiano, perché realizza la partecipazione dei lavoratori, per di più in una delle più grandi aziende operanti nel nostro Paese. Come noto, sin dalla fondazione nel 1950 dell’allora Cisnal, oggi Ugl, abbiamo messo al primo posto fra i nostri valori e obiettivi statutari l’attuazione della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Un principio, sancito anche dalla stessa Costituzione all’articolo 46, ma finora inattuato, che abbiamo sostenuto e difeso da sempre e per molto tempo da soli. Col passare degli anni altri si sono affiancati, comprendendo – meglio tardi che mai – la bontà della nostra battaglia per il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte aziendali, per il superamento della contrapposizione in favore della partecipazione, come elemento in grado di produrre conseguenze positive dal punto di vista sia economico che sociale. Non abbiamo l’ardire, anche se, tutto sommato, potremmo permettercelo, di definire questo il “modello Ugl”, come invece hanno fatto altri, forse più impropriamente. Perché ancor più importante che appendersi una medaglia al petto è veder realizzato un sogno in cui si crede. Nella speranza che la fusione, anche grazie alla presenza dell’elemento partecipativo, comporti vantaggi condivisi e diffusi fra tutti coloro che col proprio lavoro hanno contribuito al successo delle due aziende coinvolte. E anche nell’auspicio che questo esempio sia seguito anche da altre imprese italiane a beneficio della competitività della nostra economia e del benessere dei nostri lavoratori.


Sì alla fusione FCA-PSA


Con la partecipazione dei lavoratori nel CdA

La grande notizia non è soltanto che la fusione tra Gruppo Fca e Psa Groupe si farà, ma che nel Cda del nuovo costruttore automobilistico mondiale siederanno di diritto due rappresentanti dei lavoratori, uno per ogni Gruppo. Per comprendere le dimensioni e quindi le responsabilità che si assumeranno anche i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori, il nuovo soggetto che nascerà dalla fusione sarà il quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di volumi e il terzo in base al fatturato, con vendite annuali pari a 8,7 milioni di veicoli e ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro. Il gruppo genererà sinergie annuali che a regime sono stimate in circa 3,7 miliardi di euro e, ciò che conta ancora di più, senza chiusure di stabilimenti. Il nuovo gruppo avrà «una solida struttura di governance», con John Elkann alla presidenza e Carlos Tavares ceo. Il cda avrà 11 membri, con una maggioranza di consiglieri indipendenti. Sarà consigliere anche Tavares con mandato iniziale di 5 anni. Insieme Fca e Psa daranno vita a un gruppo diversificato con margini tra i più elevati nei suoi principali mercati (Europa, Nord America e America Latina). La nuova società beneficerà di efficienze negli investimenti su scala ancora più ampia per sviluppare innovative soluzioni di mobilità e tecnologie all’avanguardia nel campo dei veicoli alimentati a energie alternative, della guida autonoma e della connettività. Il gruppo potrà contare inoltre su un ampio portafoglio di brand consolidati in grado di offrire prodotti ai vertici delle rispettive categorie nei principali segmenti di mercato. Psa e FCA in una nota congiunta hanno voluto sottolineare «l’eccellente intesa professionale tra i due team di management, entrambi con comprovato successo in ristrutturazioni e aggregazioni aziendali e nella creazione di valore» e «una solida struttura di governance a supporto della performance del nuovo gruppo, con John Elkann alla Presidenza del Gruppo e Carlos Tavares in qualità di Ceo, e una maggioranza di consiglieri indipendenti». Quello che non è mai riuscita a fare l’Italia dando attuazione all’articolo 46 della Costituzione («Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende»), è riuscito invece al Gruppo Fca, che include anche la Fiat. Che nacque l’11 luglio del 1899 a Torino dall’iniziativa di un gruppo di imprenditori e professionisti, i quali unirono «le loro forze per realizzare il sogno: una fabbrica automobilistica completamente italiana in grado di offrire una mobilità democratica». Chapeau!