Recupera ancora l’export ad agosto


Male però il confronto tendenziale

Ad agosto l’Istituto nazionale di statistica ha rilevato un nuovo recupero dell’indice relativo alle esportazioni, aumentate del 3,3% rispetto al mese precedente grazie soprattutto alla performance delle vendite verso i mercati europei (con un +5,3%). Bene anche le vendite verso i Paesi extra-Ue, salite dell’1,2% rispetto a luglio. Rimane in territorio negativo col confronto con lo stesso periodo di un anno fa. In questo caso l’indice è sceso del 7%, contro il -7,3% registrato a luglio.


Recupera ancora l’export a luglio ma su base annua si conferma il segno “meno”


Continua la risalita delle vendite italiane verso l’estero, con segni “più” sia per l’export extra-Ue che per quello verso i Paesi europei. In positivo anche il confronto trimestrale, mentre rimane in territorio negativo quello annuo. Nel dettaglio, le rilevazioni dell’Istat mostrano un aumento mensile delle esportazioni italiane del 5,7% (+7,6% per le vendite verso i mercati extra-Ue e +3,9% per quelle verso l’Ue) e dalla tabella relativa alle vendite dei raggruppamenti principali di industrie si può osservare che per i beni di consumo si è registrato un +7%, per gli strumentali un +5,6%, mentre per gli intermedi un +3,2%, con una crescita molto più marcata per l’energia, con un +28%. Dall’andamento trimestrale si nota invece come per i beni di consumo non durevoli e per i beni intermedi si registrino ancora segni “meno” (-0,1% e -0,3%), mentre per gli altri raggruppamenti principali di industrie la variazione è stata positiva: +26,1% per i beni di consumo durevoli e +14,9% per i beni strumentali. In questo caso male l’energia, che registra un calo delle vendite di 38 punti. «A luglio 2020 – spiega poi l’Istat -, l’export registra un ulteriore ridimensionamento del calo tendenziale (-7,3%; era -12,1% a giugno); la flessione è più ampia verso l’area extra Ue (-8,1%) rispetto a quella Ue (-6,4%)». A parte quello che ha interessato l’energia (-46,7%), su base annua il calo maggiore si è osservato per i beni intermedi, con un -9,8%. A determinare l’andamento tendenziale sono state le contrazioni i che hanno riguardato le vendite verso Spagna (-16,4%), Germania (-5,3%), Francia (-6,1%), Stati Uniti (-5,4%), Regno Unito (-9,5%), paesi OPEC (-12,8%) e Svizzera (-6,3%), mentre sono aumentate quelle verso Belgio (+15,6%) e Cina (+14,0%).


Commercio, a giugno export e import in aumento


Così l’Istat, sottolineando che l’incremento è su base mensile

A giugno 2020, sono cresciute tanto le esportazioni quanto le importazioni italiane. A renderlo noto è l’ISTAT, riferendo di un aumento su base mensile del 14,4% per le prime e del 16,1% per le seconde. Al netto degli incrementi registrati a maggio e giugno, però, nel secondo trimestre, la variazione rispetto al trimestre precedente rimane «ampiamente negativa sia per l’export (-24,8%) sia per l’import (-21,8%)». Ad influire, in modo determinante, secondo l’ISTAT, è «il forte calo registrato ad aprile». Dal confronto con il dato relativo a giugno 2019 emerge una flessione «ampia», pari al 12,1%, sebbene «in netta e progressiva attenuazione rispetto a maggio (-30,4%) e aprile (-41,5%)». «Più ampia» anche la flessione delle importazioni – secondo l’ISTAT, è del 15,6% –, anche quest’ultima, però, si sta ridimensionando: a maggio, era del -35,2%. L’ISTAT osserva che ci sono alcuni Paesi che «contribuiscono maggiormente alla caduta dell’export», sottolineando anche quali sono. L’elenco comprende: Stati Uniti (-22,4%), Spagna (-21,7%), Francia (-9,7%), Regno Unito (-11,2%) e paesi OPEC (-17,1%). In controtendenza, perché in aumento, invece, le vendite verso Svizzera (+4,7%), Belgio (+7,5%) e Giappone (+8,1%).


Tra aprile e maggio recuperano le esportazioni


Ma rispetto ad un anno fa il crollo è ancora piuttosto marcato

Complice un allentamento delle restrizioni anti-coronavirus in gran parte delle aree del mondo, a maggio il commercio italiano con l’estero ha registrato un recupero se confrontato con le performance del mese precedente. Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, infatti, le esportazioni tra aprile e maggio sono aumentate del 35% – riflettendo i marcati aumento che hanno interessato sia le vendite verso i paesi dell’Unione Europea (33,7%) sia quelle verso l’area extra-Ue (+36,5%) – mentre le importazioni hanno riportato un 5,6%, sintomo di consumi nazionali ancora piuttosto deboli. Osservando nel dettaglio le diverse tipologie di prodotti esportati, si può notare come al risultato congiunturale abbiano contribuito tutti i raggruppanti principali di industrie, eccezion fatta per l’energia che mostra un calo dell’export del 25,2%. Le vendite di beni di consumo sono infatti aumentate del 27,4%, quelle di beni strumentali del 72,7% e quelle di beni intermedi del 22,7%. Ma se a livello congiunturale i risultati fanno ben sperare, altrettanto non si può dire per il confronto tendenziale. Rispetto al maggio di un anno fa le esportazioni risultano essere il 30,4% in meno (-29,4% per quelle verso i Paesi Ue e -31,5% per quelle verso l’area extra-Ue). Anche in questo caso il risultato è legato all’andamento di tutte le componenti: i beni di consumo hanno registrato un -26,2%, i beni strumentali un -33,8%, quelli intermedi un -28,4% e l’energia un -64,1%.


Export in calo del 34,9% ad aprile


Più che dimezzate le vendite di beni di consumo durevoli

Continuano a pervenire pesanti segni “meno” dai principali indicatori macroeconomici italiani e questa mattina è stata la volta del commercio con l’estero. Con riferimento all’export l’Istat spiega di aver rilevato una contrazione del 34,9% ad aprile, risultato legato sia alle vendite verso i Paesi dell’Unione europea, che riportano un -32,7%, sia a quelle verso l’area extra-Ue, con un -37,3%. Dall’analisi dei flussi commerciali dei raggruppamenti principali di industrie si può notare come tutte le componenti abbiano registrato pesanti flessioni, con i beni di consumo durevoli a riportare la più intensa: -64,9%, contro il -26% de beni di consumo non durevoli (-31% l’indice complessivo dei beni di consumo). Superiore alla media anche la diminuzione che ha interessato le vendite verso l’estero di beni strumentali, con -44,8%, mentre per i beni intermedi e per l’energia si registra rispettivamente un -31,3% e un -31,7%. Performance simili si possono osservare per il confronto tendenziale, con l’indice generale dell’export sceso del 41,6% (-39,4% per le vendite intra-Ue e – 44% per quelle extra-Ue). Anche in questo caso la contrazione più marcata è stata registrata per beni di consumo durevoli, con vendite verso l’estero giù del 73,3% . Più che dimezzate rispetto ad un anno fa anche le esportazioni di beni strumentali e di energia, per le quali l’Istat indica rispettivamente cali del 56,8% e del 50,1%. In negativo il saldo commerciale, sceso a -1,157 miliardi ad aprile 2020 dai +2,8 miliardi di un anno fa.