Ex Ilva di Taranto, si muove la task force sicurezza


Almeno sul versante della salute e della sicurezza sul lavoro, si prova a fare sul serio, in attesa di capire come andranno tutte le altre partite ancora aperte intorno all’ex stabilimento Ilva di Taranto, ora ArcelorMittal. Si è infatti tenuta oggi la prima riunione della task force azienda-sindacati, decisa nel corso dell’ultimo incontro al ministero dello sviluppo economico, preceduto dal tragico incidente che è costata la vita ad un operaio, trascinato in mare in seguito al crollo di una gru.


Ex Ilva, c’è l’accordo sulla manutenzione


Alla fine di questa terza tornata di incontri ravvicinati, almeno un punto è stato segnato, anche se rimangono in piedi tutte le altre questioni, che, giorno dopo giorno, si arricchiscono di nuovi capitoli densi di polemiche. La lunga giornata al Ministero dello sviluppo economico per ArcelorMittal e i sindacati – la riunione è durata oltre nove ore – sul sito di Taranto si è chiusa con una intesa parziale su un tema comunque centrale, vale a dire la definizione di un protocollo volto a favorire l’individuazione di soluzioni tecnico/organizzative per ridurre le situazioni di criticità che mettono a rischio l’incolumità dei lavoratori. Prospettato anche l’impiego del personale in cassa integrazione (1.395 unità) in attività di manutenzione ordinaria e straordinaria. La tragica morte di un operaio nei giorni scorsi aveva portato le sigle sindacali a proclamare uno sciopero ad oltranza, poi sospeso da Cgil, Cisl e Uil, ma non dalla Ugl.


Ex Ilva, tante spine sul tavolo


Una vertenza, quella dell’Ilva di Taranto, già complessa diventata di ancora più difficile risoluzione nelle ultime ore. La riunione odierna al Ministero dello sviluppo economico è stata accompagnata da due notizie destinate a pesare enormemente sull’esito finale che rimane appeso nell’incertezza. La prima, l’incidente che si sarebbe verificato nella mattinata al reparto laminatoio, fortunatamente senza danni a persone; la seconda, la tragedia che ha visto crollare un gru a causa del maltempo con un operaio disperso in mare e ritrovato soltanto diverse ore dopo con otto indagati. Insomma, uno scenario da brividi nel quale tutte le organizzazioni sindacali di categoria, dalla Cgil alla Ugl, sono tornate a chiedere sicurezza sul lavoro, aspetto strettamente connesso agli investimenti sul sito, e la revoca della cassa integrazione ordinaria per circa 1.400 dipendenti. Senza dimenticare lo scontro Di Maio-ArcelorMittal sulla questione dell’immunità.

 


Ex Ilva


L’immunità è il nodo. Il vice premier, Luigi Di Maio, lo sa bene e lo chiarisce in un’intervista al quotidiano Il Mattino affermando: «Troveremo una soluzione concordata» con Arcelor Mittal. Ma allo stesso tempo ribadisce: «Nessuna persona in questo Paese potrà mai godere di un’immunità per responsabilità di morti sul lavoro o disastri ambientali», ricordando anche come «in questi mesi di interlocuzione ho sempre detto ad Arcelor Mittal che la dirigenza non ha nulla da temere dal punto di vista legale se dimostra buona fede continuando nell’attuazione del piano». Nel frattempo l’Ilva in Amministrazione Straordinaria presenterà in accordo con ArcelorMittal alla Procura di Taranto un’istanza di sospensiva del sequestro senza facoltà d’uso dell’Altoforno 2 notificato ieri pomeriggio alle due società dal sostituto procuratore Antonella De Luca. La mossa di Ilva in AS, con l’intesa con ArcelorMittal, è stata ufficializzata ieri al tavolo del Mise da Antonio Lupo, uno dei tre nuovi commissari straordinari di Ilva insieme ad Ardito e Danovi (le nomine le ha fatte il ministro Luigi Di Maio e i tre hanno preso il posto di Gnudi, Carrubba e Laghi). Dallo stesso tavolo le organizzazioni sindacali hanno sottolineato la loro delusione per il mancato ritiro della cassa integrazione per 1400 lavoratori e hanno chiesto ad Arcelor Mittal di rispettare gli impegni assunti.


Alitalia, Atlantia, ex Ilva: crescita sia la strada maestra


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

della sua comprovata capacità di mediare e di portare a casa risultati importanti in circostanze avverse. Vertenze difficili bussano alla porta e con esse il destino di decine di migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto, preoccupati per il futuro. Sto parlando di Alitalia, Atlantia e Autostrade, ex Ilva, intorno alle quali Conte ha dichiarato: «Il tema non è chi segue i dossier. Sicuramente, io insieme ai ministri competenti dobbiamo risolvere questi problemi. E cercheremo di raggiungere soluzioni condivise ed efficaci». È esattamente ciò che auspico e ciò per cui anche il sindacato sta lavorando attraverso sollecitazioni e critiche. Dalla riunione di ieri al Mise, secondo le principali sigle sindacali, tra cui l’Ugl, non sono emerse novità di rilievo o tali da riuscire a rassicurare. Fatto non irrilevante non solo perché Aitalia resta il principale vettore nazionale, la Compagnia di bandiera, ma perché il 15 luglio è la data del decollo, si spera, della newco. Si conoscono a grandi linee la composizione del consorzio acquirente, per 1 mld di euro, guidato da Fs che dovrà presentare l’offerta vincolante entro quella data, così anche le manifestazioni di interesse (Toto, Lotito e Efromovich) che dovrebbero completare il quadro. Tuttavia la compagine azionaria non è ancora chiara, mentre sono emerse indiscrezioni non incoraggianti sul piano industriale, si parla di esuberi e ridimensionamenti. In questo quadro si inscrive anche la vicenda Atlantia che, sempre secondo indiscrezioni, avrebbe dovuto presentare l’offerta strategica per Alitalia, ma al momento ciò di cui si discute è solo la revoca della sua concessione per Autostrade e dunque sembra impossibile che Atlantia possa interessarsi ad Alitalia da qui al 15 luglio. L’eventuale revoca della concessione Autostrade a sua volta ha messo in allarme lavoratori e sindacati, che hanno chiesto un incontro chiarificatore. Da fonti sindacali è stato calcolato che i lavoratori coinvolti da una revoca della concessione potrebbero essere tra i 4mila e i 5mila. Chiedere al Governo di agire con cautela non è un favore alla famiglia Benetton ma una tutela per migliaia di persone e relative famiglie. Così anche l’immunità penale per la proprietà dell’ex Ilva, Arcelor Mittal, cancellata nel decreto crescita e causa scatenante nell’immediato della cassa integrazione per 1400 lavoratori di Taranto e nel futuro prossimo, settembre, dell’abbandono dell’Italia e quindi degli impianti da parte di Arcelor, getta ombre di grande incertezza non solo per i lavoratori di Taranto, e per la bonifica, ma per tutto il tessuto industriale italiano. Alla luce degli importanti risultati ottenuti nel mercato del lavoro, della stabilità dei conti pubblici è per l’Italia arrivato il momento di capitalizzare la congiuntura positiva costruendo non le basi, ma i pilastri di un vero rilancio strutturale che, rebus sic stantibus, rischia di essere compromesso.