Ex Ilva, futuro in bilico


I sindacati di categoria lamentano l’assenza di un piano industriale certo

Se fosse un film, il titolo verrebbe da sé e sarebbe molto facile. Quello di oggi, come del resto anche i precedenti, somigliano sempre di più ad appuntamenti al buio. I sindacati di categoria tornano, infatti, ad incontrare i vertici di ArcelorMittal e dello stesso governo senza avere, però, indicazione alcuna su cosa si voglia oggi e, soprattutto, nei prossimi mesi. Continua a mancare un piano industriale puntuale sul destino degli ex stabilimenti Ilva, ad iniziare da quello più complesso di Taranto. Senza piano industriale, è impossibile capire quali siano le reali intenzioni del gruppo franco-indiano e, a cascata, dello stesso esecutivo, rappresentato dal ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Si è parlato di ingresso dello Stato, vista la strategicità del settore siderurgico per le economie avanzate, ma, anche in questo caso, non si registrano passi avanti significativi, con lo spettro chiusura che avanza prepotente.


Ex Ilva di Taranto, i dipendenti verso lo sciopero


Mobilitazione il 24 settembre; sempre più urgente una parola del governo

Era inevitabile che la situazione alla ex Ilva di Taranto precipitasse, vista la grave incognita che pesa come un macigno sul destino di migliaia di dipendenti. Un gruppo di lavoratori è arrivato ad occupare, per protesta, la Statale 100, aggiungendo così disagio al disagio, cosa necessaria per tenere viva l’attenzione sullo stabilimento siderurgico. Nella giornata di oggi è previsto un presidio per bloccare l’ingresso e l’uscita delle merci, altro atto simbolico in attesa della giornata del 24 settembre, quando tutte le sigle di categorie hanno indetto uno sciopero. Una rappresentanza dei lavoratori, proprio il 24, sarà a Roma, davanti a Palazzo Chigi. Questo perché, come ricorda la federazione di categoria dell’Ugl, «il governo è l’unico garante con potere decisionale sulla vicenda del siderurgico tarantino». Una posizione sostenuta anche dalle altre sigle sindacali. Tutte, infatti, lamentano il sostanziale immobilismo del ministero dello sviluppo economico e, più in generale, dell’esecutivo davanti all’atteggiamento di ArcelorMittal. Il gruppo franco-indiano, dopo aver disatteso gli impegni presi, nei fatti, sta portando lo stabilimento ex Ilva alla chiusura, con il progressivo spegnimento degli altiforni. Ad aggravare la situazione, alcune sigle sindacali segnalano la riduzione degli investimenti nella sicurezza del sito, cosa che potrebbe avere ricadute pesanti su dipendenti e tarantini.


Ex Ilva, sindacati: verso altra cassa integrazione


Secondo i sindacati Arcelor Mittal – che non ha confermato né smentito la notizia – sarebbe pronta a ricorrere alla cassa integrazione per altri mille dipendenti dell’ex Ilva di Taranto. Un numero che si aggiungerebbe ai circa quattromila lavoratori che già sono sottoposti alla cassa integrazione (su un totale di 8.200 dipendenti). Intanto il ministro Gualtieri, parlando ad un evento del Pd a Taranto, ha ribadito che ‘intento del governo è trasformare l’ex Ilva in uno stabilimento modello.


Ilva, il buco nero


Sono 38 i milioni che ArcelorMittal deve ai fornitori del sito di Taranto

Quello che non è immediatamente chiaro è se l’apertura di ArcelorMittal è reale o se si tratta soltanto di un tentativo di prendere tempo, in attesa di capire cosa succederà a livello internazionale. L’amministratore delegato per l’Italia del gruppo franco-indiano ha infatti incontrato prima il sindacato e poi il governo per fare il punto su una situazione che diventa, ad ogni giorno che passa, sempre più complessa e contorta. Ai problemi già noti che investono la sopravvivenza stessa degli stabilimenti ex Ilva, a partire da Taranto, se ne è aggiunto un altro, già emerso in passato, ma che ora ha assunto un rilievo sociale, prima ancora che economico. ArcelorMittal, infatti, è fortemente in ritardo con i pagamenti dei fornitori. Secondo le stime più accreditate, si tratta di 38 milioni di euro per Taranto, cosa che inevitabilmente si riflette pesantemente sui livelli occupazionali, in un settore poco coperto dagli ammortizzatori sociali.

 


Ex Ilva, nuova Cassa


Da verificare l’ipotesi di conversione verde per lo stabilimento di Taranto

Questa volta il Covid-19 non c’entra nulla; siamo davanti ad una scelta aziendale, anticipata alle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl in vista dell’incontro previsto per il prossimo 13 luglio. ArcelorMittal ha appena comunicato ai sindacati la volontà di procedere alla richiesta di un periodo presumibile di cassa integrazione della durata di 13 settimane, le quali vanno ad aggiungersi alle altre fruite ai sensi dei decreti Cura Italia e Rilancio. Ad essere coinvolti saranno 8.152 dipendenti dello stabilimento ex Ilva di Taranto, che già hanno dovuto soffrire una pesante riduzione del reddito e che sono stremati per i continui tira e molla sul piano industriale. Da capire, a tal proposito, se già durante l’incontro del 13 potranno arrivare notizie positive proprio sul versante della continuità aziendale, dopo la prospettata ipotesi di ingresso di Invitalia nel capitale e le aperture che sono arrivate da Bruxelles sulle risorse Ue.


Ex Ilva, è rottura totale


Interrotte le relazioni industriali, mentre avanza l’ingresso dello Stato

La frattura ormai, salvo colpi di scena al momento non all’orizzonte, appare oggettivamente insanabile. I sindacati di categoria, alla luce anche degli ultimi incontri avuti al ministero dello sviluppo economico, hanno annunciato la rottura delle relazioni industriali con ArcelorMittal, il gruppo franco-indiano che ereditato la gestione degli stabilimenti ex Ilva sulla base di precisi impegni che oggi sono, per lo più, disattesi. Dopo l’era Riva, che si era chiusa in malo modo, e la gestione commissariale, ArcelorMitttal aveva vinto la gara per gestire e poi acquisire gli stabilimenti liguri e pugliesi del colosso della siderurgia nazionale. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione, peraltro già molto compromessa, è connessa all’utilizzo della cassa con causale Covid-19. A fronte di un contesto di rapido deterioramento, il governo ha fatto sapere di avere allo studio l’ingresso di capitale pubblico nel settore siderurgico.