Ex Ilva, piano da approfondire


I sindacati chiedono di affrontare ogni singolo punto del progetto

Pur mantenendo le proprie posizioni, i sindacati di categoria dei metalmeccanici sono compatti nel chiedere, come fanno i rappresentanti della Cisl e della Ugl, di esaminare nel dettaglio ogni aspetto del piano industriale, sito per sito e senza lasciare indietro parte del personale, comprese le migliaia di dipendenti in carico all’amministrazione straordinaria. ArcelorMittal, per il tramite dell’amministratore delegato Lucia Morselli, ha infatti illustrato il piano industriale nelle sue linee generali per l’Ilva. Gli investimenti previsti sono consistenti, anche se, evidenziano i sindacati, occorre avere piena contezza di cosa si vuole fare per capire se oltre ad essere consistenti, gli investimenti sono anche adeguati per assicurare un futuro alla siderurgia in Italia. La certezza in questo momento, salvo situazione imprevedibili, è che si parte con 270 milioni di euro nel 2021, ai quali si aggiungeranno i 412 del 2022, i 427 del 2024 e i 300 del 2025.


Ex Ilva, notizie contrastanti


Da una parte, nuova cassa integrazione; dall’altra, riparte la produzione

Puntuale con l’entrata in vigore della legge di bilancio, è arrivata la richiesta di Arcelor Mittal di ricorrere alla cassa integrazione con causale Covid-19 per ulteriori dodici settimane. Ad essere coinvolti saranno sicuramente gli oltre 8mila addetti dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Per la precisione, si tratta di 5.616 operai e di 1.519 impiegati, molti dei quali si ritroveranno al 31 marzo prossimo ad avere collezionato un anno di cassa integrazione, una lunga scia che per circa 1.200 unità di personale era però iniziata molto prima. Per questi, infatti, la cassa integrazione era partita già a luglio del 2019. Accanto a questo nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali, vi è però la comunicazione che il gruppo franco-indiano ha fatto ai sindacati di categoria di voler far ripartire tre impianti fra la metà e la fine di gennaio, con l’obiettivo di aumentare la produzione di acciaio, dopo il lungo lockdown dovuto non solo alla pandemia.


Ilva, senza ok ad Mittal-Invitalia c’è un “piano B”


«Troveremo un altro socio istituzionale»

Se la Commissione europea non dovesse dare il via libera l’accordo tra ArcelorMittal e Invitalia, le parti virerebbero su un “piano B”. Ad assicurarlo è stata l’amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia Laura Morselli nel corso di un’audizione di fronte alle Commissioni Attività produttive e Lavoro della Camera. «Non vediamo problemi con Invitalia – ha detto -, ma se non dovesse arrivare l’approvazione della Comunità europea, troveremo un altro socio istituzionale».


Ex Ilva, raggiunto l’accordo tra Invitalia e ArcelorMittal


Lo Stato, attraverso la controllata, entrerà con il 50% in Am Investco

Nella tarda serata di giovedì ArcelorMittal e Invitalia hanno raggiunto un accordo sull’ex Ilva: lo Stato entrerà al 50% in Am Investco, ovvero la società che ha in gestione gli impianti siderurgici nel Paese. Secondo lo scadenziario per entrare in ArcelorMittal Italia, Invitalia verserà 400 milioni di euro, per poi erogare altri 700 milioni a giugno del 2022, quando la quota salirà al 60%. In questa prima fase lo Stato ha il compito di nominare il presidente della società, mentre ArcelorMittal esprimerà l’amministratore delegato, deleghe che si invertiranno nel momento in cui Invitalia salirà al 60%.  Il ministri Stefano Patuanelli e Roberto Gualtieri hanno espresso «soddisfazione per la firma dell’accordo di co-investimento tra Invitalia e ArcelorMittal».


Ex Ilva, la firma ancora non c’è


Rinvio al 10 dicembre; i sindacati di categoria: non saremo spettatori passivi

Il rilancio della ex Ilva passa, almeno secondo le intenzioni del governo, da un consistente ricorso agli ammortizzatori sociali con la prospettiva di arrivare nel 2025 agli attuali livelli occupazionali, senza però considerare i 1.600 addetti attualmente in capo ai commissari straordinari. Una vera via crucis, quindi, che coinvolgerebbe da subito 3mila addetti che dovrebbe andare in cassa integrazione straordinaria nel corso del 2021. Insomma, il messaggio che arriva alle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl è che siamo davanti ad un percorso molto difficile, con poche certezze, fra le quali appunto il ricorso agli ammortizzatori sociali, e qualche speranza per il futuro, se dovesse andare in porto il piano industriale per la riconversione verde. La firma sull’atto finale, con l’ingresso di Invitalia, ancora non c’è, dovrebbe arrivare entro il 10 dicembre. I sindacati però avvertono: non saremo spettatori passivi.


Ex Ilva, fra ottimismo e realismo


Il Mise spinge per l’accordo, ma resta in piedi la questione esuberi

La data del 30 novembre si avvicina a rapidi passi, non così, però, la tanto attesa soluzione per gli ex stabilimenti Ilva. Nonostante l’ottimismo che trapela dal ministero dello sviluppo economico, le federazioni di categoria dei metalmeccanici di Cgil, Cisl, Uil e Ugl si mostrano particolarmente prudenti. Infatti, se da una parte sembra fatta per l’ingresso di Invitalia nel capitale con ArcelorMittal Italia, dall’altra resta in piedi la questione personale, con il gruppo franco-indiano che ha più volte ribadito la necessità di procedere ad un consistente taglio della forza lavoro. Una ipotesi che per il sindacato non sta in campo, in quanto, comunque, il settore siderurgico, al netto delle difficoltà connesse al Covid-19, è comunque destinato a riprendere vigore in tempi rapidi. Stando così le cose, la discussione vera sarà, a questo punto, sul piano industriale, dal tenore del quale si capiranno le prospettive immediate e future.