Fiducia nei sindacati in crescita tra gli italiani


In calo, invece, la fiducia verso le istituzioni. Lo sostiene l’ultimo Rapporto Italia dell’Eurispes

Cresce la fiducia degli italiani nei sindacati. O meglio: torna a crescere. Lo sostiene l’Eurispes nella 32esima edizione del Rapporto Italia, sottolineando che il 46,4% degli italiani dichiara di avere fiducia nelle organizzazioni sindacali. Si tratta di un dato in aumento rispetto al 37,9% registrato nel 2019. Diminuisce complessivamente, invece, la fiducia nelle istituzioni: nel 2020 gli italiani fiduciosi verso le istituzioni sono il 14,6%, in calo del 6,2% rispetto allo scorso anno. Il gradimento verso il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, resta stabile – il capo dello Stato raccoglie il consenso del 54,9% degli italiani, in linea il 2019 (55,1%) – mentre diminuisce quello verso il governo e il Parlamento: il 26,3% ripone fiducia nell’esecutivo – quelli che dichiaravano di averne verso il governo Lega-M5s erano il 36,7% – e il 25,4% lo fa verso il Parlamento. Erano il 30,8% nel 2019. Fiducia in crescita verso la Magistratura, adesso al 49,3% (+2,8% su base annua). Se i giudici non riescono a superare la soglia del 50%, lo stesso non vale per le forze dell’ordine: Guardia di Finanza (70,4%, +2,1%), Polizia di Stato (69%, -2,5%) e Carabinieri (65,5%, -5% su base annua). Sebbene in calo di 3 punti percentuali rispetto al 2019, la fiducia verso i Vigili del Fuoco resta altissima (84,3%). Vanno oltre il 50% e seguono un trend positivo di consensi le associazioni dei consumatori (dal 53% del 2019 al 58,4%); le associazioni di volontariato (dal 64,2% al 70%); la Chiesa cattolica (dal 49,3% al 53,4%) e il sistema sanitario (dal 62,3% al 65,4%; +3,1%).


«Italiani delusi», 4 su 10 costretti a intaccare i risparmi


Così il Rapporto Italia dell’Eurispes: risale lentamente la fiducia nelle istituzioni, ma il governo è bocciato

 

È una fotografia da tenere bene a mente in queste settimane di campagna elettorale: gli italiani sono «delusi» e «confusi». Giunto alla sua 30esima edizione, il Rapporto Italia 2018 dell’Eurispes spiega molto della situazione sociale, politica ed economica del Paese. La fiducia degli italiani nelle istituzioni registra una lenta risalita, dopo anni di generale disaffezione, ma governo e Parlamento presentano uno scarso gradimento. Nello specifico, il governo viene bocciato: «In pochi – spiega infatti lo studio – si dicono convinti che sia riuscito a mettere mano ai conti pubblici, risanandoli (18,7% contro l’81,3%)». Tra le attese non corrisposte il rilancio dei consumi e la gestione della crisi immigrazione (per entrambe le voci appena il 24% circa dei giudizi positivi), la lotta alla disoccupazione (80% contro 20%), offrire prospettive ai giovani (80% e 20%), maggiori diritti per i cittadini (76,3% contro il 23,7%), garantire la coesione sociale e sostenere la natalità (77,2% contro il 22,8%), la diminuzione della pressione fiscale (80,6% contro 19,4%) e portare a termine una buona riforma elettorale (79,5% contro il 25,5%). Gli anni peggiori della crisi economica sono alle spalle, d’accordo, ma questo non significa che siano svaniti tutti i problemi. Tante famiglie vivono in condizioni critiche, quattro italiani su dieci sono costretti a intaccare i propri risparmi per arrivare a fine mese e solo il 30,5% riesce a far quadrare i conti senza grandi difficoltà. Insomma, resta evidente uno scollamento che neppure la ripresa – fragile e determinata dalla spinta di alcuni settori e non da uno slancio collettivo – è riuscita a limitare. Al punto che continuare a parlare di “Sistema Paese”, precisa lo studio, è ormai improprio: sarebbe più corretto parlare di due entità, in maniera distinta. Così il Paese si sente «deluso» perché «tradito da un Sistema che non riesce più a garantire crescita, stabilità, sicurezza economica, prospettive per il futuro». Dall’altra parte, invece, «il Paese non riesce a rendersi conto di trovarsi di fronte a cambiamenti epocali che mettono in discussione le antiche certezze». Quest’ultime, al contrario, sono le solite da tempo per molte persone. Ovvero le difficoltà a pagare le utenze (per il 29,4%) e le spese mediche (23,3%) e gli affanni se c’è da sostenere il mutuo o l’affitto.