Carige, nuovi consistenti tagli


Quota 100 per cercare di ridurre l’impatto sui lavoratori dipendenti, ma, di certo, si annuncia una cura molto drastica per Banca Carige, l’istituto di credito ligure alle prese con una complessa procedura di riorganizzazione aziendale, resasi necessaria alla luce di passate scelte strategiche che hanno provocato una voragine nei conti. In tutta Italia saranno 45 le filiali che chiuderanno i battenti, molte delle quali concentrate proprio fra Genova e il resto della Liguria. Ma non solo, visto che anche Lombardia, Lazio e Sicilia saranno interessati, rispettivamente, dalla chiusura di 7, 4 e 5 filiali. Questo nuovo intervento si abbatterà su oltre 150 dipendenti, una parte dei quali potrà accedere al pensionamento anticipato avendo i requisiti per l’accesso a Quota 100. Il taglio si aggiunge agli altri messi in campo nei mesi scorsi per circa 1.250 unità in due tranche, sempre da gestire in via prioritaria su base volontaria.


Bosch di Bari, la partita rischia di essere a perdere


Neanche il tempo di riprendere fiato e si apre una nuova partita che rischia di avere conseguenze molto negative sul territorio. Dall’incontro al ministero dello sviluppo economico è arrivata la conferma che nessuno avrebbe voluto ascoltare: la Bosch ha ribadito i numeri che erano circolati, parlando di più di 620 esuberi su un totale di 1.840 addetti nello stabilimento di Bari. Un duro colpo per tutta l’area con ricadute fortemente negative sull’indotto diretto ed indiretto. Le difficoltà erano già emerse nelle scorse settimane e derivano dal fatto che l’azienda produce motori diesel, oggi fortemente investiti dalle politiche ambientali. Senza un intervento strutturale, secondo i numeri forniti dalla stessa azienda, nel 2030, la perdita di esercizio sarebbe pari a circa il 90%. A fronte di ciò, la Bosch ha anche messo sul tavolo un investimento potenziale di 40 milioni di euro da accompagnarsi alla solidarietà, quindi con una ulteriore contrazione del potere d’acquisto dei salari. Una prospettiva che non convince il sindacato. La Ugl ha ricordato come «i lavoratori siano stati già abbastanza sacrificati», mentre dalla Uil è arrivato l’invito ad accelerare i tempi. La Cisl osserva come ci sia un contrasto fra quanto dichiarato in termini di emissioni per il nuovo motore diesel e le scelte aziendali, con la Cgil che invece punta sui prossimi incontri per trovare una soluzione.


Vodafone fa pagare il conto della concorrenza ai dipendenti


La concorrenza sfrenata rischia di ricadere sui lavoratori. Uno scenario già visto e che ritorna anche in queste ore in Vodafone, peraltro dopo il principale operatore nazionale della telefonia, Tim. Nei mesi scorsi, l’ingresso aggressivo di un nuovo player, la francese Iliad, che si è presentata con tariffe assolutamente concorrenziali, ha smosso pesantemente le acque in un mercato, quello nazionale, nel quale si confrontano già diverse compagnie. Letto dalla parte dei consumatori, la cosa è stata apprezzata: Iliad ha già raggiunto oltre 2,5 milioni di clienti. Visto, però, con gli occhi dei lavoratori del settore, l’impatto è stato molto diverso. Proprio in queste ore, Vodafone ha infatti comunicato l’intenzione di procedere ad un taglio del personale; si parla di 1.130 addetti su un totale vicino a 6.500. Se confermati, questi numeri porterebbero ad una riduzione di personale nell’ordine del 17%. All’annuncio, seguirà l’apertura di un tavolo di confronto, così come è successo con Tim, dove le sigle di categoria delle quattro confederazioni, Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, hanno sottoscritto un accordo per la gestione di 4.300 uscite anticipate e volontarie nei prossimi due anni, attraverso l’utilizzo di diversi strumenti, compresi l’isopensione – la norma introdotta dalla legge 92/2012, la riforma del lavoro targata Fornero – e quota 100, la più recente novità in materia previdenziale.


La Alessi taglia il personale


Il design decisamente innovativo ed accattivante potrebbe non essere sufficiente per garantire l’occupazione del personale alla piemontese Alessi di Omegna, noto marchio di oggetti per la casa e piccoli elettrodomestici. È infatti allarme dopo la comunicazione aziendale, con la quale si sono prospettati ben 80 esuberi. L’azienda giustifica la propria decisione adducendo motivi legati alle difficoltà di stare sul mercato. Di certo, un duro colpo per l’occupazione e il territorio.


Electrolux, luci ed ombre del Piano


Vertice al Ministero dello sviluppo economico in chiaroscuro sul piano industriale quadriennale di Electrolux. In linea generale, l’azienda prevede infatti un aumento della produzione e degli investimenti rispetto al recente passato. Ma non sono tutte rose e fiori poiché si prospettano situazioni diverse a seconda dello stabilimento interessato. Notizie positive arrivano per il sito di Susegana, come ha evidenziato l’assessore regionale del Veneto, Elena Donazzan: «La realtà di Susegana è riuscita a raggiungere e a mantenere un congruo livello di produzione, tale da garantire la stabilità dell’attività produttiva e il mantenimento del tempo pieno per le sue maestranze». Il bilancio è diverso per Solaro, come invece ha fatto notare il sindacato, ad iniziare dalla federazione di categoria della Ugl che ha espresso preoccupazione. Entro il 2020, secondo le previsioni dell’azienda, potrebbero esserci a Solaro fino a 160 esuberi.


Ericsson, il no di sindacati e lavoratori ad altri 600 licenziamenti


Entro giugno 2018 Ericsson ha annunciato altri 600 esuberi, che si aggiungono ai 300 ieri erano in sciopero e in presidio davanti al Mise e al ministero del Lavoro. Il segnale è negativo per l’intero paese, perché fa presagire un progressivo disimpegno della multinazionale nei confronti del paese. Proprio adesso che c’era la ripresa.
I due dicasteri hanno assunto degli impegni di fronte ai sindacati, tutti al fianco dei lavoratori: in particolare da quello del Lavoro tenterà un incontro informale con l’azienda per valutare se esistono strade alternative ai licenziamenti, trasmetterà alle aziende Zte e Open Fibre di Enel un invito affinché, in caso di nuove assunzioni, sia preso in considerazione il bacino dei licenziati Ericsson, coinvolgendo anche l’Anpal per supportare i lavoratori a rischio nei grandi centri distrettuali dell’azienda.
Slc Cgil – Fistel Cisl – Uilcom Uil sostengono che trattandosi di esuberi strutturali, “rende difficile sperare di evitare soluzioni traumatiche”, mentre per Le Pera dell’Ugl Telecomunicazioni “lfinché i principi del libero mercato prevarranno sulle necessità di salvaguardia e di tenuta del tessuto sociale, lo Stato potrà fare ben poco se non fungere da semplice amministratore subordinato alle volontà e alle dinamiche mercatiste”.