Quota 100: governo sempre diviso


Soltanto alla fine del percorso della legge di bilancio, e quindi a dicembre inoltrato, si saprà se a vincere sono stati coloro che hanno continuato a sostenere Quota 100 o se, piuttosto, sono stati coloro che hanno voluto cancellare la norma. L’esecutivo continua, infatti, ad essere molto diviso sull’argomento previdenza, nonostante che, dopo l’Ugl, anche Cgil, Cisl e Uil si sono unite nella difesa della misura che permette un’uscita anticipata dal lavoro almeno fino al 31 dicembre del 2021. I numeri confermano l’impatto positivo che Quota 100 ha avuto sulla platea dei lavoratori, considerando soprattutto che la scelta è assolutamente volontaria. Stanno però avendo un significativo riscontro anche le altre misure previdenziali. Secondo i dati anticipati dal Sole 24 Ore, sono oltre 28mila le domande relative alla pace contributiva e al riscatto agevolato della laurea, due aspetti di cui si parla meno, nonostante gli indubbi vantaggi.


No ad interventi su quota 100


Anche Cgil, Cisl e Uil si allineano alla posizione più volte espressa dalla Ugl: no a qualsiasi ipotesi di abolizione di quota 100, lo strumento sperimentale che, almeno fino al 31 dicembre del 2021, permetterà ai lavoratori in possesso di determinati requisiti anagrafici e contributivi di andare in pensione anticipatamente rispetto alle scadenze previste della legge Fornero. Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo sembrano, quindi, rompere gli indugi e venire sulla linea tracciata da tempo da Paolo Capone che ha sostenuto quota 100 già alla vigilia della scorsa manovra di bilancio. Da fonte governativa trapelano, intanto, notizie contrastanti. Perché, se da una parte, si afferma che quota 100 andrà in scadenza con il termine della sperimentazione triennale, dall’altra, non si escludono possibili interventi correttivi che potrebbero colpire i requisiti o le finestre di uscita con il rischio di creare nuovi esodati.


Contratto di espansione salva-lavoro


Con una circolare, la numero 16/2019, il ministero del lavoro ha chiarito un passaggio importante: per la validità del contratto di espansione l’impresa deve comunque prevedere nel piano il riassorbimento di almeno il 70% dei lavoratori sospesi. Detto riassorbimento può anche essere presso altre aziende e non necessariamente nella propria. Si tratta di un chiarimento atteso che dà nuova forza ad uno strumento che è stato appena introdotto nella nostra legislazione in sostituzione della cosiddetta solidarietà espansiva che finora aveva trovato un impiego parziale. Il contratto di espansione, frutto di una iniziativa legislativa sostenuta dal sottosegretario al lavoro uscente, Claudio Durigon, si rivolge ad aziende con oltre 1000 dipendenti nell’ambito di processi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale che comportano delle modifiche alle competenze professionali, un fatto oggi sempre più impellente, stante la rivoluzione digitale in corso.


Quota 100, 10mila uscite nel pubblico


Quota 100 è piaciuta ai dipendenti pubblici che hanno approfittato in maniera ragionata della opportunità loro concessa di lasciare il posto di lavoro in anticipo, rispetto a quanto previsto dalla legge Fornero, usufruendo peraltro della possibilità di accedere al trattamento di fine rapporto in condizioni di maggiore favore. Sono 10.336 le domande di pensionamento con decorrenza agosto 2019, la maggior parte delle quali (5.694) provenienti da comuni, regioni e province. Seguono la sanità (2.023 fra paramedici, amministrativi e tecnici più altri 321 fra medici e veterinari) e il personale civile dei ministeri e delle agenzie fiscali (1.612). Più indietro la scuola (ad agosto andranno in pensione 240 fra dirigenti, docenti e personale Ata) che, verosimilmente, recupererà posizioni a settembre, considerando la specificità del calendario scolastico. Altri comparti del pubblico impiego mettono insieme, infine, 446 accessi al pensionamento.


Contratto di espansione, Tim apripista


Con tutta evidenza, siamo davanti ad un vero e proprio record: mai, forse, è capitato che uno strumento appena introdotto da una legge dello Stato sia stato impiegato così velocemente, come nel caso del contratto di espansione in Tim. Strumenti simili già erano stati adottati da precedenti esecutivi; si pensi, ad esempio, alla solidarietà espansiva, ma questa volta si è andati oltre, in quanto l’elemento veramente qualificante è proprio nel pacchetto di assunzioni – si prospettano 600 nuovi ingressi – e nella annessa formazione, un percorso che sarà certificato, così che i lavoratori stessi potranno essere qualificati in maniera puntuale ed utile. L’accordo, che è stato salutato con grande soddisfazione dal sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, prevede una riduzione dell’orario di lavoro per un massimo di 22 giornate nell’arco di 17 mesi. L’accordo, peraltro, arriva in un settore, quello delle telecomunicazioni, interessato da forti processi di riorganizzazione.


Tim: al via contratto di espansione


“Dopo anni di applicazione di ammortizzatori sociali finalizzati ad evitare licenziamenti collettivi, per la prima volta si introduce uno strumento di politica del lavoro, che consente di coniugare politiche attive e passive, favorendo non solo interventi formativi per tutto il personale in forza, ma consente anche di ampliare la base occupazionale, con l’impegno di Tim di assumere 600 nuovi lavoratori e scongiurare circa 3000 esuberi, dopo 10 anni di blocco delle assunzioni”. Così in una nota congiunta il Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon, e il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, a margine della sottoscrizione dell’accordo, avvenuto oggi, tra Ministero del Lavoro, Tim e organizzazioni sindacali per l’avvio del primo contratto di espansione in Italia, a seguito della sua introduzione nel Decreto Crescita. Per Stefano Conti, segretario nazionale dell’Ugl Telecomunicazioni, si tratta di “un accordo innovativo per l’intero settore delle Tlc”.Anche per questo il sindacalista accoglie “con grande favore la convocazione da parte del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, e dal vice ministro dell’Economia, Laura Castelli, di un tavolo di confronto presso il ministero del Lavoro, il prossimo 5 settembre”.
“L’accordo – spiega Conti – prevede un articolato piano di formazione certificata, di riqualificazione professionale ed internalizzazioni di attività e l’assunzione di 600 giovani a fronte di una riduzione di orario di lavoro per un massimo di 22 giornate nell’arco di 17 mesi . Un accordo che possiamo definire di settore, per le novità che introduce, e soprattutto per il grande coinvolgimento e partecipazione delle Organizzazioni Sindacali in tutto il processo riorganizzativo e di indirizzo di sviluppo aziendale”, prosegue.
“Un settore, quello delle tlc, – conclude Conti – che a causa della riduzione delle marginalità complessive e con l’introduzione di nuovi scenari tecnologici come l’intelligenza artificiale richiede risposte adeguate e tempestive”.