Salvini: «Con Draghi, ho parlato di riaperture»


Il leader della Lega a colloquio con il presidente del Consiglio a Palazzo Chigi

presidente del Consiglio, Mario Draghi, a palazzo Chigi. Durante il vertice, durato circa mezz’ora e voluto dal premier – «Mi ha chiamato il presidente del Consiglio», ha spiegato Salvini ai cronisti che lo hanno intercettato all’uscita –, i due si sono confrontati come affrontare questa fase dell’emergenza sanitaria: «Siamo per la tutela della salute, ma con interventi mirati e in questo c’è sintonia con il presidente Draghi e son contento», ha detto Salvini, osservando che «se c’è un problema in quella zona, in quella provincia, come ad esempio a Brescia, intervieni in provincia di Brescia, non è che fai il lockdown nazionale da Bolzano a Catania». Esplicito il riferimento al bresciano dove, con un’ordinanza del presidente della Regione Lombardia, è stata istituita una zona arancione rafforzato che, oltre alle normali misure della zona arancione, prevede anche la chiusura delle scuole d’infanzia, elementari e medie, il divieto di recarsi nelle seconde case, l’utilizzo dello smart working dove possibile e la chiusura della attività in presenza. «Se si può pranzare tranquilli, allora si può cenare tranquilli», ha concluso Salvini, sintetizzando quella che a breve potrebbe diventare la linea governativa. L’esecutivo sarebbe al lavoro per permette alla ristorazione, uno dei settori più colpiti dall’emergenza sanitaria, di poter ripartire in totale sicurezza. A confermarlo è stato il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, intervenendo in streaming al Consiglio nazionale della Coldiretti: «Attraverso il Comitato tecnico scientifico del ministero della Salute stiamo lavorando al protocollo per consentire alla ristorazione la ripartenza», ha annunciato. La linea proposta da Salvini – chiusure mirate laddove necessario e allentamento delle misure restrittive dove possibile – trova d’accordo anche alcuni esponenti del Partito democratico: «È ragionevole», ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, commentando, a “L’aria che tira” in onda su La7, le dichiarazioni del leader leghista. Secondo il governatore, l’obiettivo deve essere «dare ossigeno a qualche attività».

Patuanelli: «Al lavoro per consentire alla ristorazione di ripartire»


Governo, al via le consultazioni: Draghi incontra i partiti minori


Il leader della Lega Matteo Salvini: «Nessun pregiudizio, prima vediamo che idee ha. Per noi, comunque, le elezioni sono la via maestra»

Primo passo: il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, ha iniziato oggi le consultazioni con i partiti. Ad essere ricevuti sono stati quelli minori, tra cui Azione e +Europa. In attesa del proprio turno – domani, dalle 11, tocca alle Autonomie e poi, in ordine, a LeU, Italia viva, Fratelli d’Italia, Partito democratico e Forza Italia. Chiudono, sabato, dalle 11, Lega e Movimento 5 stelle –, i leader delle formazioni politiche principali hanno iniziato a dare qualche indicazione su quale sarà la loro posizione. «Su Draghi nessun pregiudizio», ha ribadito a La Stampa il leader della Lega, Matteo Salvini, per poi chiedere: «Ma come si fa a rispondere adesso? Vediamo che idee ha, che squadra per realizzarle e in che tempi», «voglio sapere cosa vuole fare sul taglio delle tasse, sulla riapertura dei cantieri, sulla riforma della giustizia, su quota 100, sull’uso del Recovery e così via». Al momento, la Lega non ha abbandonato l’idea delle elezioni – «Ridare la parola agli italiani resta la via maestra» –, anche se la posizione del centrodestra, che sarà «comune», verrà decisa solo dopo aver incontrato Draghi. Una figura che piace al presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi: la scelta del capo dello Stato, Sergio Mattarella, «va nella direzione che abbiamo indicato da settimane». Decisamente repentino, invece, il riposizionamento del M5s: dal “no” categorico, annunciato dal capo politico Vito Crimi, il movimento è passato all’apertura di Luigi Di Maio: «Il Movimento 5 stelle ha, a mio avviso, il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno». Tutto nel giro di sole 24 ore. Adesso, le posizioni meno incerte: sicuramente Draghi potrà contare sull’appoggio del Partito democratico e di Italia viva, il piccolo partito responsabile della crisi che ha portato alla caduta del Conte II e che il suo leader, Matteo Renzi, ha motivato così la sua scelta, in un’intervista a La Repubblica: «A chi mi domanda perché la crisi rispondo semplice: se dobbiamo spendere 200 miliardi di euro preferisco li spenda Mario Draghi che Conte. Io faccio il tifo e voto la fiducia».


Cosa lascia Mario Draghi?


Dopo otto anni di mandato, oggi Mario Draghi passa il testimone della presidenza della Banca Centrale Europea all’ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. È stata presa il 12 settembre, invece, la sua ultima decisione strategica di politica monetaria. Quasi due mesi fa, infatti, la BCE ha dato il via libera ad un nuovo Quantitative Easing, ovvero un intervento di politica monetaria non convenzionale che prevede l’iniezione di liquidità attraverso l’acquisto di attività ad un ritmo di 20 miliardi al mese, con l’intento di stimolare l’economia. Già da un po’, infatti, diversi uffici studi e la stessa Banca Centrale Europea segnalano la presenza di rischi al ribasso per la crescita economica dell’area. Rischi legati sia a fattori esterni, come la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, le difficoltà geopolitiche ed economiche in alcune aree del pianeta; sia a fattori interni, come la mancata ripresa degli investimenti e dei consumi in alcuni Paesi, tra cui l’Italia. Tirando le somme quindi, quella che Mario Draghi lascia a Christine Lagarde, non certo per colpa sua, è un’Eurozona di nuovo in difficoltà. Guardando le ultime rilevazioni dell’Eurostat si nota, per esempio, che nel secondo trimestre del 2019 il PIL è aumentato di appena lo 0,2% congiunturale e dell’1,3% tendenziale, mentre nel primo trimestre la crescita è stata rispettivamente dello 0,5% e dell’1,7% (+0,4% e + 1,7% alla fine di T4 2018 e +0,3% e +1,8% in T3). Andamento che ha fatto rivedere al ribasso le stime per l’anno in corso. Le ultime sono quelle del FMI che ora prevede un +1,2% per fine 2019 contro il +1,3% avanzato in precedenza. Al ribasso, e ancora piuttosto lontane dal target fissato dalla BCE per allentare la politica monetaria (un valore prossimo ma inferiore al 2% in tutti i Paesi dell’Eurozona), le prospettive sull’inflazione. Secondo le ultime stime della Banca Centrale Europea l’inflazione sarà dell’1,3% nel 2019, dell’1,4% nel 2020 e dell’1,5% quello a seguire, mentre quella di fondo – quindi al netto di energia, alcol, cibo e tabacco – dovrebbe attestarsi all’1,1% quest’anno, all’1,3% il prossimo e all’1,5% nel 2021. Migliori invece le attese per il tasso di disoccupazione, riviste al ribasso nel triennio 2019-2021 rispettivamente al 7,6%, al 7,4% ed al 7,3%.


Draghi: fiducia e positività


Si è svolta ieri a Francoforte la cerimonia di commiato di Mario Draghi, che a partire dal 1 novembre lascerà le redini della Banca Centrale Europea alla presidente uscente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. Simbolicamente Mario Draghi ha passato la campanella a Lagarde. «Ci troviamo in una situazione in cui i bassi tassi di interesse non garantiscono un livello di stimolo come è avvenuto in passato, poiché è diminuito il ritorno sugli investimenti nell’economia», ha detto Mario Draghi durante l’evento, aggiungendo poi che «la politica monetaria può ancora raggiungere l’obiettivo, ma può farlo più rapidamente e con meno effetti collaterali se la politica economica sui conti pubblici è in sintonia». «Oggi – ha concluso – ci sono undici milioni di persone occupate in più in Europa, la popolarità dell’euro è ai suoi massimi livelli e i politici dicono che la moneta unica è irreversibile. È davanti agli occhi di tutti che ora è il momento di più Europa, non meno. Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani». Complimenti all’operato di Mario Draghi sono arrivati, tra gli altri, dall’erede Christine Lagarde, da Angela Merkel, da Emmanuel Macron e dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Sconfiggere la percezione della possibilità – ha detto il Capo dello Stato -, se non del rischio, di dissoluzione dello stesso eurosistema. Una possibilità e un rischio che oggi possiamo considerare sconfitti. Oggi possiamo dire che il sistema economico europeo è più solido. Caro Mario, come cittadino europeo desidero dirti grazie».


Draghi: «I rischi rimangono orientati al ribasso»


Si è tenuta oggi l’ultima conferenza stampa di Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea. Come di consueto, il presidente ha iniziato leggendo le decisioni di politica monetaria prese dal Consiglio direttivo, ovvero che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50% e che rimarranno tali, o inferiori, finché la BCE non vedrà le prospettive di inflazione convergere saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2% nel suo orizzonte di proiezione. Confermato quindi quanto deciso durante la riunione di settembre, compreso che dal 1° novembre riprenderanno gli acquisti netti  nell’ambito del programma di acquisto di attività a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro. Secondo Mario Draghi, che dice di non avere rimorsi per le politiche adottate, «i rischi che accompagnano le prospettive di crescita dell’economia dell’eurozona rimangono orientati verso il ribasso, a causa della protratta incertezza geopolitica, del protezionismo e delle vulnerabilità delle economie emergenti», avvertendo poi che «il rischio più grande è la crisi dell’economia, a livello internazionale o nella zona euro». Riferendosi poi alle critiche rivolte alla decisione di adottare una politica monetaria ancora più accomodante, ha spiegato che «purtroppo, tutto ciò che è accaduto dalla decisione di politica monetaria di settembre ha mostrato abbondantemente che la nostra determinazione ad agire tempestivamente era giustificata».


Draghi promuove Euro e BCE


L’introduzione dell’euro e le operazioni della BCE si sono dimostrate valide, contribuendo alla crescita del PIl nell’area euro fra il 2015 ed il 2016 per 2,6 punti percentuali e per 1,3 punti all’inflazione. Così il presidente uscente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, nel corso del suo discorso in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Economia all’Università del Sacro Cuore di Milano. «Almeno un quinto dell’impatto complessivo sulla crescita nell’anno di picco, il 2017, – ha aggiunto – è attribuibile ai tassi negativi, mentre gli acquisti di titoli contribuiscono per la maggior parte della quota restante». Ora pero, precisa poi Draghi, per aiutare la Banca centrale europea a rialzare tassi d’interesse è necessario che le singole economie dell’area comincino ad aumentare la spesa. L’ex governatore di Bankitalia si è poi detto «ottimista sul futuro dell’Europa. Penso che col tempo essere parte dell’Ue e dell’Unione monetaria sia diventato normale per gran parte dei cittadini». «L’euro – ha aggiunto – è più popolare che mai e il sostegno all’Ue tocca i valori più alti registrati dall’inizio della crisi e nei dibattiti sul futuro dell’Europa si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di più sulla via migliore per avanzare. Su queste basi la nostra Unione può durare e prosperare».