Cosa lascia Mario Draghi?


Dopo otto anni di mandato, oggi Mario Draghi passa il testimone della presidenza della Banca Centrale Europea all’ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. È stata presa il 12 settembre, invece, la sua ultima decisione strategica di politica monetaria. Quasi due mesi fa, infatti, la BCE ha dato il via libera ad un nuovo Quantitative Easing, ovvero un intervento di politica monetaria non convenzionale che prevede l’iniezione di liquidità attraverso l’acquisto di attività ad un ritmo di 20 miliardi al mese, con l’intento di stimolare l’economia. Già da un po’, infatti, diversi uffici studi e la stessa Banca Centrale Europea segnalano la presenza di rischi al ribasso per la crescita economica dell’area. Rischi legati sia a fattori esterni, come la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, le difficoltà geopolitiche ed economiche in alcune aree del pianeta; sia a fattori interni, come la mancata ripresa degli investimenti e dei consumi in alcuni Paesi, tra cui l’Italia. Tirando le somme quindi, quella che Mario Draghi lascia a Christine Lagarde, non certo per colpa sua, è un’Eurozona di nuovo in difficoltà. Guardando le ultime rilevazioni dell’Eurostat si nota, per esempio, che nel secondo trimestre del 2019 il PIL è aumentato di appena lo 0,2% congiunturale e dell’1,3% tendenziale, mentre nel primo trimestre la crescita è stata rispettivamente dello 0,5% e dell’1,7% (+0,4% e + 1,7% alla fine di T4 2018 e +0,3% e +1,8% in T3). Andamento che ha fatto rivedere al ribasso le stime per l’anno in corso. Le ultime sono quelle del FMI che ora prevede un +1,2% per fine 2019 contro il +1,3% avanzato in precedenza. Al ribasso, e ancora piuttosto lontane dal target fissato dalla BCE per allentare la politica monetaria (un valore prossimo ma inferiore al 2% in tutti i Paesi dell’Eurozona), le prospettive sull’inflazione. Secondo le ultime stime della Banca Centrale Europea l’inflazione sarà dell’1,3% nel 2019, dell’1,4% nel 2020 e dell’1,5% quello a seguire, mentre quella di fondo – quindi al netto di energia, alcol, cibo e tabacco – dovrebbe attestarsi all’1,1% quest’anno, all’1,3% il prossimo e all’1,5% nel 2021. Migliori invece le attese per il tasso di disoccupazione, riviste al ribasso nel triennio 2019-2021 rispettivamente al 7,6%, al 7,4% ed al 7,3%.


Draghi: fiducia e positività


Si è svolta ieri a Francoforte la cerimonia di commiato di Mario Draghi, che a partire dal 1 novembre lascerà le redini della Banca Centrale Europea alla presidente uscente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. Simbolicamente Mario Draghi ha passato la campanella a Lagarde. «Ci troviamo in una situazione in cui i bassi tassi di interesse non garantiscono un livello di stimolo come è avvenuto in passato, poiché è diminuito il ritorno sugli investimenti nell’economia», ha detto Mario Draghi durante l’evento, aggiungendo poi che «la politica monetaria può ancora raggiungere l’obiettivo, ma può farlo più rapidamente e con meno effetti collaterali se la politica economica sui conti pubblici è in sintonia». «Oggi – ha concluso – ci sono undici milioni di persone occupate in più in Europa, la popolarità dell’euro è ai suoi massimi livelli e i politici dicono che la moneta unica è irreversibile. È davanti agli occhi di tutti che ora è il momento di più Europa, non meno. Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani». Complimenti all’operato di Mario Draghi sono arrivati, tra gli altri, dall’erede Christine Lagarde, da Angela Merkel, da Emmanuel Macron e dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Sconfiggere la percezione della possibilità – ha detto il Capo dello Stato -, se non del rischio, di dissoluzione dello stesso eurosistema. Una possibilità e un rischio che oggi possiamo considerare sconfitti. Oggi possiamo dire che il sistema economico europeo è più solido. Caro Mario, come cittadino europeo desidero dirti grazie».


Draghi: «I rischi rimangono orientati al ribasso»


Si è tenuta oggi l’ultima conferenza stampa di Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea. Come di consueto, il presidente ha iniziato leggendo le decisioni di politica monetaria prese dal Consiglio direttivo, ovvero che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50% e che rimarranno tali, o inferiori, finché la BCE non vedrà le prospettive di inflazione convergere saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2% nel suo orizzonte di proiezione. Confermato quindi quanto deciso durante la riunione di settembre, compreso che dal 1° novembre riprenderanno gli acquisti netti  nell’ambito del programma di acquisto di attività a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro. Secondo Mario Draghi, che dice di non avere rimorsi per le politiche adottate, «i rischi che accompagnano le prospettive di crescita dell’economia dell’eurozona rimangono orientati verso il ribasso, a causa della protratta incertezza geopolitica, del protezionismo e delle vulnerabilità delle economie emergenti», avvertendo poi che «il rischio più grande è la crisi dell’economia, a livello internazionale o nella zona euro». Riferendosi poi alle critiche rivolte alla decisione di adottare una politica monetaria ancora più accomodante, ha spiegato che «purtroppo, tutto ciò che è accaduto dalla decisione di politica monetaria di settembre ha mostrato abbondantemente che la nostra determinazione ad agire tempestivamente era giustificata».


Draghi promuove Euro e BCE


L’introduzione dell’euro e le operazioni della BCE si sono dimostrate valide, contribuendo alla crescita del PIl nell’area euro fra il 2015 ed il 2016 per 2,6 punti percentuali e per 1,3 punti all’inflazione. Così il presidente uscente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, nel corso del suo discorso in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Economia all’Università del Sacro Cuore di Milano. «Almeno un quinto dell’impatto complessivo sulla crescita nell’anno di picco, il 2017, – ha aggiunto – è attribuibile ai tassi negativi, mentre gli acquisti di titoli contribuiscono per la maggior parte della quota restante». Ora pero, precisa poi Draghi, per aiutare la Banca centrale europea a rialzare tassi d’interesse è necessario che le singole economie dell’area comincino ad aumentare la spesa. L’ex governatore di Bankitalia si è poi detto «ottimista sul futuro dell’Europa. Penso che col tempo essere parte dell’Ue e dell’Unione monetaria sia diventato normale per gran parte dei cittadini». «L’euro – ha aggiunto – è più popolare che mai e il sostegno all’Ue tocca i valori più alti registrati dall’inizio della crisi e nei dibattiti sul futuro dell’Europa si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di più sulla via migliore per avanzare. Su queste basi la nostra Unione può durare e prosperare».


Draghi: «Paesi spendano di più»


Per far fronte al rallentamento che sta interessando l’economia globale, secondo il presidente uscente della BCE, Mario Draghi, è necessario che i singoli Paesi spendano maggiormente. «Alla luce della debolezza dei singoli Stati nel contesto di un mondo globalizzato, quello che conta è rendere l’Unione più forte», ha detto Draghi in un’intervista al Financial Times.


BCE, tassi invariati fino a metà 2020


Durante la riunione di oggi il Consiglio Direttivo della BCE ha deciso di lasciare ancora invariati i tassi di interesse principali, aprendo però all’utilizzo di tutti i suoi strumenti per raggiungere gli obiettivi di inflazione prefissati. Nella nota diffusa a margine del briefing si legge infatti che «il tasso di interesse sulle principali operazioni di rifinanziamento e i tassi di interesse sulla struttura di prestito marginale e sulla struttura di deposito rimarranno invariati allo 0,00%, 0,25% e -0,40% rispettivamente. I tassi di interesse chiave della BCE rimangano ai livelli attuali o inferiori almeno per la prima metà del 2020, e in ogni caso per il tempo necessario a garantire la costante e sostenuta convergenza dell’inflazione con i suoi obiettivi a medio termine». Nella nota si legge poi che il Consiglio ha sottolineato la necessità di una posizione altamente accomodante della politica monetaria per un periodo di tempo prolungato, poiché i tassi di inflazione, sia realizzati che previsti, sono stati costantemente al di sotto dei livelli in linea con il suo obiettivo. In tale contesto il Consiglio ha dato quindi mandato ai comitati dell’Eurosistema di esaminare le varie opzioni per garantire che l’inflazione si muova verso l’obiettivo in modo sostenuto, tra cui «potenziali nuovi acquisti di attività nette». «Le informazioni più recenti indicano che circostanze sfavorevoli a livello mondiale continuano a pesare sulle prospettive per l’area dell’euro – ha detto Mario Draghi durante la consueta conferenza stampa – La prolungata presenza di incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti lascia il segno sul clima di fiducia».