Governo, Conte: «Con il dpcm non diamo schiaffi a nessuno»


Zone rosse in base a scelte politiche? Il leader della Lega, Salvini, replica: «No, spero proprio di no»

Assicura il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: «Non stiamo dando schiaffi a nessuno. Non c’è una deliberata volontà di penalizzare qualcuno», con l’ultimo dpcm che divide il Paese in zone a seconda del rischio contagio. «Il virus è un treno che corre, oggi c’è bisogno di ulteriori riduttori di velocità», ha aggiunto il premier, giustificando così il dpcm nel corso di “Cibo a regola d’arte, il food festival del Corriere della Sera”. Al centro delle polemiche di questi giorni, però, non ci sono state solo le nuove misure restrittive – necessarie, probabilmente, visto l’andamento della curva epidemica – o la metodologia usata per stabilire quali zone del Paese sono sicure e quali no. A far discutere è stato il modus operandi del governo nel processo decisionale: gli appelli alla collaborazione rivolti pubblicamente l’opposizione non si sono tradotti in azione. «Cosa avrei fatto? Più ascolto, più coinvolgimento perché quello che è difficilmente comprensibile sono queste scelte improvvise che cambiano ogni settimana», ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo a Radio24. «Io voto le cose che mi vengono spiegate. Noi da mesi facciamo domande e proposte e da mesi il governo tira dritto per la sua strada. Non puoi fregartene del resto del mondo e poi chiedere collaborazione», ha concluso Salvini.


FINCHÉ C’È SPERANZA


Le regole dell’ultimo – si spera – dpcm entrano in vigore oggi fino al 3 dicembre. Gli ingressi e le uscite dei territori dai tre scenari (giallo, arancione, rosso) saranno decisi con ordinanza del ministero della Salute efficace per 15 giorni. Scatta per tutti il coprifuoco alle 22 e, da quell’ora, sarà necessario giustificare (con l’autocertificazione allegata al Dpcm del 24 ottobre) i propri spostamenti anche nei Comuni in zona gialla. I controlli verranno fatti a campione, chi non riuscirà a dimostrare il motivo indicato nell’autocertificazione sarà multato e denunciato. Anche dalle 5 del mattino alle 22 di sera ci saranno controlli con richiesta di autocertificazione. Nelle zone rosse è vietato ogni spostamenti in entrata e in uscita, anche all’interno del proprio comune, salvo per comprovate esigenze lavorative, di necessità o salute. Nelle zone arancioni, vietati gli spostamenti in entrata e in uscita da una regione all’altra, salvo per comprovati motivi di lavoro, studio, salute e necessità. Raccomandato evitare spostamenti non necessari nel corso della giornata all’interno del comune. Nelle zone gialle è vietato circolare dalle 22 alle 5 del mattino, salvo comprovati motivi di salute, lavoro, studio, necessità. Preferibile non spostarsi nell’arco della giornata, se non per esigenze di lavoro, studio, necessità. Nelle zone gialle e arancioni, chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi, fatta eccezione per farmacie, parafarmacie, punti di vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole. Nelle zone rosse è prevista in generale la chiusura dei negozi, ad eccezione di supermercati, beni alimentari e di necessità. Restano aperte edicole, tabaccherie, parafarmacie, lavanderie, parrucchieri e barbieri. Chiusi i centri estetici. È sempre consentito svolgere attività motoria in una zona rossa, ma nei pressi della propria abitazione e rispettando il distanziamento di almeno un metro da ogni altra persona e utilizzando la mascherina. Attività sportiva solo all’aperto e in forma individuale. Le pubbliche amministrazioni devono assicurare le più alte percentuali possibili di smart working, compatibili con le potenzialità organizzative e con la qualità e lo svolgimento del servizio erogato. In generale per lo smart working fino al 31 gennaio, per tutta la durata dello stato di emergenza, non serve più l’accordo individuale con l’azienda.


Governo, Salvini e Meloni all’attacco dell’ultimo dpcm


I due dell’opposizione contestano le misure del provvedimento, accusando l’esecutivo di essere in confusione

«Un governo che si muove in questo modo è indegno. Hanno toccato il punto più basso degli ultimi nove mesi». Così il leader della Lega, Matteo Salvini, ha criticato (duramente) l’ultimo dpcm che divide il Paese in zone a seconda del rischio contagio. Lo ha fatto nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Bocciato, quindi, l’ultimo provvedimento del governo, varato senza consultare nessuno. Neanche le Regioni. «Una dimostrazione di incapacità e di arroganza», secondo Salvini, ma si tratta anche una decisione che cozza con gli appelli alla collaborazione lanciati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. «Non si può accettare un presidente del Consiglio che va a parlare in tv alle 20 decidendo della vita e della morte delle persone e delle aziende senza rendere conto a nessuno», ha osservato Salvini, replicando a chi gli chiedeva se non fosse esagerato definire “indegno” il governo. Al netto del modus operandi dell’esecutivo, contestato dall’opposizione, ma anche dalle Regioni, Salvini ha criticato anche i criteri usati per dividere il Paese in zone: «Lo» hanno fatto «con dati vecchi di dieci giorni». Decisamente troppi, specie considerando la rapida evoluzione della pandemia in Italia, in breve tempo diventato un Paese ad elevato rischio contagio, al pari dei nostri vicini europei, dove i governi stanno adottando provvedimenti drastici e, soprattutto, ha osservato Salvini, «non cambiano idea ogni tre giorni». «Qui si naviga a vista», con un governo «in totale confusione», ha concluso l’ex ministro dell’Interno. Di idee poco chiare, ha parlato anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, accusando l’esecutivo di non aver potenziato «il principale cluster, il luogo in cui si può diffondere il coronavirus, cioè i mezzi pubblici». «Penso che» il presidente del Consiglio «abbia un problema serio di lucidità», ha attaccato Meloni, intervenendo ieri sera a “Fuori dal coro”. «Il problema è che il governo ha fatto cose che non fermeranno, temo, il virus e procede a tentoni perché non è stato in grado di fare quello che poteva effettivamente limitare il contagio», ha concluso la leader di FdI.


QUIZ A ZONE


Il Dpcm divide l’Italia in tre aree di gravità: qualcuno accetta, altri si ribellano. Gialle: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Toscana, Trentino-Alto Adige, Umbria e Veneto. Arancioni: Puglia e Sicilia.  Rosse: Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta.

La confusione genera altra confusione: Conte ha spiegato ieri sera l’ultimo Dpcm, in vigore da domani, ma la confusione regna sovrana, ancora di più le polemiche. Si va dalle critiche del presidente della Sicilia (arancione) Nello Musumeci e del Piemonte (rossa), Alberto Cirio, entrambi di centro destra, che hanno parlato di «scelta sospetta» ovvero di trattamenti di sfavore riservati alle regioni governate dall’opposizione e, nel caso piemontese, anche di un utilizzo sbagliato dei dati, vecchi di 10 giorni. Diverso il registro del Governatore del Veneto (arancione), Luca Zaia, per il quale «è legittimo protestare», ma «io non vengo qui a lamentarmi. Penso sia fondamentale che il presidente del Veneto si occupi del Veneto. Le cose non sono mai perfette». Più netta la posizione della Lega in Lombardia (rossa) che ha parlato di «mancanza di rispetto» verso gli sforzi fatti dalla Regione, dai cittadini lombardi e dal sistema produttivo. Per questo il presidente Attilio Fontana e il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono (PD), hanno chiesto insieme al Governo «trasparenza sui dati». Ma anche il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala (Pd), ha fatto notare che sarebbe stato meglio «un sistema più uniforme e semplice», invece di quello «complesso» utilizzato dall’esecutivo. Il Governatore della Campania (gialla), Vincenzo De Luca, ha espresso «perplessità rispetto alle incongruenze del decreto», per lui «poco efficace». In sintonia il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che si è detto «sconcertato» per essere in zona a minor rischio, visto che «gli ospedali a Napoli e in Campania sono al collasso. Con le ambulanze utilizzate come letti di reparto». Il Sindaco di Bari (arancione) nonché presidente dell’Anci, l’Associazione dei Comuni Italiani, Vincenzo De Caro, ha evidenziato come «nelle zone rosse, sarà come tornare al lockdown, spero soltanto per qualche giorno». Il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì (Lega), ha annunciato ricorsi. Nel merito: tre le zone individuate dal Dpcm, con una serie di misure nazionali e specifiche. Il rosso, l’arancione e il giallo rappresentano in ordine decrescente tre diversi livelli di gravità della situazione epidemiologica. La categorizzazione è stata decisa in base a 21 criteri, applicati ai dati raccolti dalle regioni ed elaborati dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità). Per ogni zona, e colore, sono previste relative e diverse limitazioni.


PIOVONO DPCM


Covid-19: in arrivo un altro decreto, probabilmente mercoledì. Conte: «Il prossimo individuerà 3 aree corrispondenti a 3 scenari di rischio, per ciascuno dei quali sono previste misure via via più restrittive»

«Siamo costretti a intervenire in un’ottica di prudenza e massima precauzione, per attuare ulteriori misure e seguire la più stringente strategia contenitiva e mitigativa del contagio. La strategia va modulata in base alle differenti criticità dei territori graduando la severità delle misure. È necessario intervenire con un regime differenziato basato sui diversi scenari regionali», così ha detto oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso delle comunicazioni alla Camera – alle 18 in Senato – sulla situazione epidemiologica e sulle eventuali ulteriori misure per fronteggiare l’emergenza da Covid-19. Le nuove norme saranno varate a stretto giro, intorno a mercoledì, alla luce sia del parere espresso oggi da Camera e Senato e degli indici di contagio. Come annunciato da Conte, nel «prossimo dpcm individuerà 3 aree corrispondenti a 3 scenari di rischio, per ciascuno dei quali sono previste misure via via più restrittive. L’inserimento di una Regione in una specifica fascia avverrà con ordinanza del ministro della Salute». Le regole generali valide su tutto il territorio nazionale dovrebbero essere divieto della circolazione dalle 21, divieto di spostamento da e per le regioni con indice di alta diffusione del contagio, autocertificazione per gli spostamenti necessari per comprovata esigenza, aumento della didattica a distanza, per le scuole superiori, al 100%, trasporto pubblico locale al 50%, chiusura nel week end dei centri commerciali, chiusura dei musei, delle mostre e della zona video-giochi nei bar e tabacchi. Nelle regioni in cui il contagio è più a rischio, in base all’indice di contagio, potrebbero arrivare misure più restrittive, mentre i governatori – soprattutto quelli del centrodestra – avevano chiesto ieri soltanto misure omogenee in tutta Italia. Si consideri che «nell’ultima settimana 11 regioni sono classificate a rischio elevato o molto elevato, altre 8 sono classificate a rischio moderato e una probabilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese». Ma, sempre a detta di Conte, esiste un’alta probabilità che 15 regioni superino le soglie critiche nelle aree delle terapie intensive e delle aree mediche nel prossimo mese. È stato descritto teso il vertice tra governo e Regioni – ma il Governatore del Veneto, Luca Zaia, ha poi smentito il «braccio di ferro», preferendo parlare di incontro «interlocutorio». Stamattina il presidente e il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini e Giovanni Toti, hanno avuto un incontro in videoconferenza con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del quale, secondo fonti del Quirinale, è stato ribadito il ruolo decisivo delle Regioni nel fronteggiare la pandemia.


ITALIA IN PIAZZA


Dpcm: scende in piazza l’Italia danneggiata da chiusure e coprifuoco. Da Torino a Palermo, da Napoli a Trieste sale la tensione per regole che instaurano un lockdown non di nome ma di fatto. Mentre sui mezzi pubblici…

Giornata e soprattutto notte di proteste ieri in tutta Italia contro il coprifuoco ma si continua anche oggi a Napoli, ad esempio, dove un centinaio di tassisti in piazza del Plebiscito ha messo in atto una protesta contro le misure contenute nell’ultimo Dpcm, che prevede nuove chiusure e il coprifuoco. Ieri, tra sera e  notte, nelle piazze italiane è sfilato il dissenso, più o meno pacifico. I tassisti a Torino hanno occupato piazza Castello. I ristoratori di Cremona hanno battuto le pentole davanti alla Prefettura. A Catania sono state tirate bombe carta davanti alla prefettura. A Treviso in mille hanno sfilato in corteo. A Viareggio dei giovani hanno bloccato il traffico e lanciato fumogeni e petardi. A Genova ristoratori, lavoratori dello spettacolo e no mask sono scesi in piazza. A Palermo iniziativa pacifica davanti alla prefettura con commercianti, ristoratori, dipendenti dei locali e lavoratori dello spettacolo. Ma le tensioni più forti sono esplose nelle piazze di Napoli, Milano, Torino e anche Trieste. Contro le forze dell’ordine sono stati sparati fumogeni e molotov, mentre in queste ore si sta procedendo con indagini e arresti. Nella cortina fumogena delle violenze e delle strumentalizzazioni, non può più essere né nascosto né sottovalutato il disagio di intere categorie che indotte o costrette a chiudere dalle misure del Dpcm rischiano di non riaprire mai più. Ecco perché la pioggia non ha fermato la rabbia di ristoratori, gestori di bar e pub di Milano e provincia che si sono dati appuntamento a pochi passi dalla Prefettura manifestando la loro rabbia con bandiere tricolore e striscioni. A Napoli, in piazza del Plebiscito, centinaia di persone, rappresentanti di diverse categorie e studenti, singoli cittadini, esponenti dei centri sociali. Anche manifestazioni non autorizzate che, per esempio, a Milano hanno costretto le forze dell’ordine a lanciare lacrimogeni contro i manifestanti che stavano a loro volta lanciando pietre e bottiglie davanti alla sede della Regione Lombardia. Un poliziotto ferito, forse in maniera non grave, davanti alla Stazione Centrale di Milano e il bilancio complessivo, 28 persone accompagnate in questura a Milano, fa capire quale livello abbia raggiunto la tensione. Arresti anche a Torino, dove alcuni cassonetti dell’immondizia sono stati incendiati e due negozi del centro sono stati devastati da gruppi di manifestanti nel corso degli episodi di guerriglia con le forze dell’ordine. Altre proteste si attendono nelle prossime ore.