Cresce soltanto la disoccupazione


Crollo verticale delle nuove assunzioni e delle trasformazione dei contratti precari

Prima ancora che ad una statistica, siamo davanti alla peggiore fotografia possibile del dramma che sta vivendo il Paese. Nei primi nove mesi dell’anno, le assunzioni nel nostro Paese sono crollate di un terzo, fermandosi a 3,8 milioni di unità. Nonostante gli incentivi fiscali e contributivi, si sono ridotte di oltre il 30% anche le trasformazioni dei contratti da tempo determinato e tempo indeterminato: nello stesso periodo del 2019 si era arrivati a 712mila trasformazioni, mentre oggi ci si è fermati a 376mila. Calo anche per le cessazioni, ma molto più contenuto (-21%). Il saldo è comunque fortemente negativo: -260mila unità. Sulle cessazioni hanno influito, oltre al blocco dei licenziamenti in caso di fruizione degli ammortizzatori sociali, la decisione di un certo numero di lavoratori, soprattutto del pubblico impiego, ma anche del privato, di rinviare l’uscita per pensionamento, potendo fruire del ben più agevole smart working.


Effetto statistico sull’occupazione nel terzo trimestre


Intanto si registrano più posti di lavoro dipendenti e riduzione del lavoro autonomo

Un rimbalzino sul fronte dell’occupazione nel terzo trimestre dell’anno. Cresce anche la disoccupazione, però. Luglio, agosto e settembre segnano una timida ripresa sul versante dei posti di lavoro, cosa del resto anche abbastanza scontata, considerato il crollo verticale del trimestre precedente. Si tratta, però, come avvertono i sindacati, dalla Cgil alla Ugl, più di un effetto statistico che di reale ripartenza del mercato del lavoro. La crescita del tasso di occupazione, peraltro molto ridotta, essendo nell’ordine di un paio di decimali, è dettata soprattutto, se non quasi esclusivamente, dalle maggiori ore lavorate nel periodo estivo rispetto ai tre mesi precedenti, quando, come si ricorderà, si registrò un lungo periodo di lockdown, in alcuni casi praticamente totale, con un fortissimo ricorso agli ammortizzatori sociali. Anche l’aumento della disoccupazione sconta un effetto statistico, in quanto formalmente nella casella disoccupati non vengono conteggiati coloro che sono senza lavoro, ma soltanto chi cerca attivamente una nuova occupazione. Molto interessante il dato relativo al passaggio dalla casella lavoro autonomo e indipendente alla casella lavoro dipendente. Si tratta di una crescita di circa 50mila unità; ciò che sfugge alla statistica dell’Istat, però, è la stabilità di tale occupazione, cosa che potrà dirci soltanto l’Inps nelle prossime settimane con i suoi report.


Il tasso di disoccupazione è destinato a crescere


Finito il blocco dei licenziamenti, si attende un rapido aumento dei disoccupati

Il dato, di per sé, potrebbe anche apparire non male; certo non positivo, ma neanche così drammatico, soltanto un paio di punti percentuali al di sopra della media dei Paesi più industrializzati. Secondo l’Ocse, nel nostro Paese il tasso di disoccupazione si è stabilizzato al 9,7%, più o meno in linea con le previsioni ante Covid-19. Infatti, già nelle indicazioni di un anno fa, che poi sono servite per mettere in campo la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza e alla successiva legge di bilancio, il governo si era orientato su dati simili, decimale in più o meno. Quindi, ad una lettura superficiale, l’emergenza epidemiologica non avrebbe inciso più di tanto. Ed invece, la situazione è decisamente diversa da quella che potrebbe apparire. Il tasso di disoccupazione risente di due aspetti. Il primo è di ordine strettamente statistico: il disoccupato non è semplicemente colui che è senza lavoro; è colui che cerca attivamente una nuova occupazione, cosa praticamente impossibile visto lo stop alle condizionalità che continua a protrarsi e con i centri per l’impiego che lavorano a scartamento ridotto. Inoltre, sul dato incide anche il blocco ai licenziamenti, giustamente introdotto con il Cura Italia, rinnovato con il decreto Rilancio ed ora profondamente rivisto dal decreto Agosto, con l’introduzione di un meccanismo molto penalizzante che permette di licenziare da subito.


Per l’Ilo, la disoccupazione è destinata a triplicare


Colpiti anche i giovani che pure avrebbero le necessarie competenze digitali

Nessuno, al momento, potrà dire con certezza come andrà a finire sul versante dell’occupazione, anche perché molto dipende se arriverà prima il vaccino o, piuttosto, la seconda temuta ondata; guardando alla Germania, con l’incredibile caso del mattatoio in Nordreno-Vestfalia, con, al momento, oltre 1.300 contagiati da Covid-19 su poco più di 6mila dipendenti, non c’è da essere troppo ottimisti, almeno nel breve periodo. In queste ore, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha addirittura stimato in 305 milioni i posti di lavoro a rischio; considerando che l’Ilo parla di posti di lavoro a tempo pieno, i lavoratori effettivamente coinvolti potrebbero quindi essere più di 400 milioni. Già prima dell’emergenza epidemiologica, i disoccupati erano circa 188 milioni. Nella statistica, l’Organizzazione internazionale del lavoro tiene conto di tutte le posizioni lavorative, tanto è vero che i più colpiti potrebbero essere i lavoratori irregolari; particolarmente a rischio anche le donne e i giovani, proprio coloro che, viceversa, dovrebbero avere le competenze digitali di cui si parla tanto in queste settimane. Se si guarda ai valori percentuali, la disoccupazione dovrebbe schizzare da circa il 6% al 15%, con un contemporaneo calo del tasso di occupazione (a livello mondiale, il 2019 si era già chiuso ben al di sotto del 58%) ed una crescita esponenziale anche della inattività.


CAMPANELLO D’ALLARME


Ad allarme Coronavirus non ancora scoppiato, l’Istat nel mese di gennaio 2020 ha rilevato quanto segue: è calato il numero di occupati, sceso di 40mila unità (-0,2% rispetto al mese precedente), mentre il tasso di occupazione si attesta al 59,1% (-0,1 punti percentuali). Flessione che riguarda uomini e donne, lavoratori dipendenti (-15mila) e indipendenti (-25mila) e tutte le fasce di età, a esclusione delle persone tra i 35 e i 49 anni  (+13mila). Se il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 9,8%, è quello della disoccupazione giovanile a essere salito al 29,3% (+0,6 punti percentuali). La crescita delle persone in cerca di lavoro è dovuta alle donne per il +2,3%, pari a +27mila unità, tra i 15-24enni e per gli over50, mentre tra gli uomini il numero delle persone in cerca di occupazione è diminuito del -1,7%, pari a -23mila unità; stessa cosa tra i 25-49enni. Se rispetto a un anno fa, il mercato del lavoro italiano ha registrato una crescita dell’occupazione dello 0,3%, pari a +76mila unità per ogni genere e classe di età, – unica eccezione i 35-49enni -, l’Istat evidenzia un lieve calo dell’occupazione (-0,1%, pari a -15mila unità) anche confrontando il trimestre novembre 2019-gennaio 2020 con quello precedente (agosto-ottobre 2019), in particolare per i lavoratori indipendenti (-38mila). L’ufficio studi Confcommercio parla di «dati congiunturali che progressivamente convergono a disegnarne le caratteristiche di fragilità», dinamiche che «si amplificheranno notevolmente nei prossimi mesi se la crisi sanitaria non troverà una pronta risoluzione». È già situazione di allarme per Confesercenti alla luce del continuo calo dei lavoratori autonomi che diminuiscono sia rispetto al mese scorso (25mila, lo 0,5%) sia rispetto ad anno fa (80mila, l’1,5%). Un contesto «da tempo fortemente critico per piccoli imprenditori e professionisti», sul quale l’emergenza Coronavirus ha impattato in maniera più forte di altri, soprattutto nel settore turismo. La presumibile flessione dei consumi dovuta all’emergenza (stimata in 3,9 miliardi di euro) «avrà ricadute negative su tutto il tessuto delle PMI, portando a migliaia di nuove chiusure anche nel commercio e tra i pubblici esercizi». Messaggio, si spera, arrivato forte e chiaro.


Disoccupazione, difficile un cambio di tendenza nel 2020


Come era facile prevedere, la carica degli emendamenti al disegno di legge di bilancio è partita decisamente forte, anche all’interno della stessa maggioranza di governo, dalla quale sono arrivate 1.700 delle 4.500 proposte di modifica. In attesa di capire quale sarà la reazione del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che ha proposto una sorta di conclave con i ministri e i leader di partito, trovando peraltro un riscontro a dir poco tiepido, il provvedimento attualmente in Senato non sembra offrire particolari note di entusiasmo per il lavoro dipendente. Detto del taglio del cuneo fiscale, tutto da definire nei modi e nei tempi, si segnala la riproposizione di alcuni incentivi all’occupazione. Trova infatti conferma il bonus per l’assunzione di giovani con meno di 35 anni, utilizzabile in tutta Italia, che nel Mezzogiorno si estende anche ai disoccupati di lunga durata con età superiore. Occorre però ricordare, come ha fatto l’Inapp la scorsa settimana, che le imprese sono scarsamente influenzate dalla presenza o meno di incentivi all’occupazione. In pratica, poco più di 5 assunzioni su 100 sono riconducibili agli incentivi. Considerando che larga parte dei piani di rilancio dell’economia è rimandata alla riconversione verde, che richiede tempo, è evidente che il 2020 non produrrà la necessaria inversione di tendenza nel mondo del lavoro, in particolare sul versante disoccupazione.