Spagna, Deliveroo condannata sui rider


Una questione di contributi evasi riporta in primo piano la vicenda dei rider. Un giudice del lavoro di Madrid, su esposto del locale Ispettorato del lavoro, ha condannato Deliveroo per frode, in quanto non ha inquadrato come dipendenti i suoi 537 addetti alle consegne a domicilio. Come nel nostro Paese, anche in Spagna i rider sono spesso inquadrati come collaboratori, una cosa che la sentenza appena emessa contesta. Deliveroo, però, non si arrende ed annuncia ricorso contro la sentenza.


Rider, se cococo, serve l’iscrizione alla Gestione separata Inps


In attesa della definizione di un grado di regole più chiare e certe, arriva una ricerca di Deliveroo che prova a tracciare un primo profilo dei rider. Tutto ciò, mentre i ciclo-fattorini coinvolti nella cessione di Foodora rischiano di ritrovarsi a fare una cosa che magari non hanno mai fatto, vale a dire iscriversi alla gestione separata dell’Inps, così da poter accedere alla dis-coll, l’indennità di disoccupazione riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi. Da una prima analisi, infatti, potrebbe non essere sufficiente il solo versamento dei contributi da parte della piattaforma, ma serve anche la formalizzazione dell’iscrizione che può essere fatta direttamente dal sito dell’Inps o per il tramite di patronati e caf. Tornando alla ricerca di Deliveroo, scopriamo che in un anno gli iscritti alla piattaforma sono passati da 1.300 ad oltre 6.500, di cui 3.300 attivi nelle ultime settimane. Un numero enorme, se consideriamo che Deliveroo è presente in appena 35 località. Il livello di soddisfazione appare alto, anche se non si ha contezza del campione di intervistati per avere una valutazione completa del dato. La paga media oraria si attesta sopra ai 12 euro, per 13 ore a settimana di lavoro, con un guadagno medio settimanale di 156 euro. Ad oggi, quello dei rider appare un lavoro tipicamente al maschile, al 90%. L’età media è di 27 anni, la nazionalità è italiana al 78%, un terzo ha il doppio lavoro.