Il Def 2020 approda in Parlamento


Audizione unitaria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sul Documento di economia e finanza

Si potrebbe parlare di porto delle nebbie, tanto è vago e indefinito il Documento di economia e finanza appena presentato dal presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, e dal ministro dell’economia, Roberto Gualtieri. Certo, a giustificazione del tutto, vi è la drammatica situazione causata dall’emergenza epidemiologica, però indubbiamente il testo è molto vago e carente in diverse sue parti, cosa che è stata fatta notare, pur con toni diversi, nel corso della audizione di oggi dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Le uniche certezze sono rappresentate dal crollo del prodotto interno lordo e dall’aumento della disoccupazione, anche se già nel 2021 dovrebbe esserci un rimbalzo positivo per le dinamiche complessive. Manca, però, il programma nazionale di riforma che dovrebbe, appunto, accompagnare e rafforzare la ripresa. Prima della pandemia, come si ricorderà, erano stati avviati dei tavoli di confronto su diverse tematiche.


Gualtieri: «Piano di riforma rinviato di un mese»


Il ministro sul DEF: «Da scostamento no rischi per finanza pubblica»

 

«Il DEF che presento oggi è diverso da quanto auspicavo e auspicavamo a inizio anno; l’emergenza che stiamo vivendo ormai da due mesi che da inizio marzo ha fermato il Paese per arginare il diffondersi del contagio ha comportato la necessita di rivederne la struttura», così il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso di un’audizione alla Camera sul Documento di Economia e Finanza. Il titolare del dicastero di via XX settembre ha poi spiegato che «il programma di riforma è rinviato di almeno un mese per attendere gli sviluppi dell’epidemia tenere conto del programma di riaperture e della ripresa». Per quanto riguarda lo scostamento di rientro dal deficit (di 55,3 miliardi di euro), il ministro ha assicurato che «non mette assolutamente a repentaglio la sostenibilità della finanza pubblica, anzi appare necessario proprio a garantire una tenuta del sistema produttivo, quindi anche a garantire la sostenibilità della stessa finanza pubblica». È una manovra espansiva, ha aggiunto, «imponente di entità mai vista dal dopoguerra ad oggi». Il ministro ha poi annunciato l’intenzione del governo di eliminare l’Iva sulle mascherine per tutto il 2020». Per quanto concerne la ripresa, Gualtieri ha poi assicurato che «per stimolare la crescita agiremo anche attraverso la previsione di specifici incentivi destinando parte delle maggiori risorse chieste per il 2021 e per gli anni successivi, circa 6 miliardi l’anno fino al 2031, a sostegno degli investimenti».


Il Cdm ha approvato il DEF, deficit al 10,4% del Pil


Fraccaro: «Cura shock necessaria». Senza coronavirus crescita dello 0,6% nel 2020

Si è svolta questa mattina la riunione – durata circa tre ore – del Consiglio dei Ministri con all’ordine del giorno il Documento di Economia e Finanza 2020, durante la quale – ha fatto sapere il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro – oltre all’approvazione del DEF, il Cdm ha anche approvato «uno scostamento di bilancio pari a 55 miliardi di euro con lo sforamento del deficit al 10,4% del PIl». Si tratta, ha aggiunto Fraccaro, di «una delle più grandi manovre di sempre, necessaria per realizzare la cura shock che serve ad affrontare questa fase di difficoltà che il Paese sta attraversando». Nella bozza del Documento, circolata prima della riunione, si legge che «se non si fosse materializzato il cigno nero della crisi epidemica, l’economia italiana avrebbe potuto registrare un ritmo di crescita in graduale miglioramento nell’anno in corso. Tale ripresa avrebbe condotto a una modesta espansione nel primo trimestre dell’anno, rendendo raggiungibile la previsione di crescita annua dello 0,6% formulata nella Nadef di settembre 2019». Ora, per l’anno in corso, il governo prevede invece una contrazione del PIL dell’8%, per poi risalire nel corso del prossimo anno al +4,7%. Il debito è previsto in crescita al 155,7% del Pil quest’anno, per poi attestarsi al 152,7% al termine del 2021. Il ricorso su larga scala alla cassa integrazione dovrebbe far scendere i redditi dei lavoratori dipendenti del 5,7%. Per i consumi è invece previsto un crollo di 7,2 punti percentuali, mentre per gli investimenti fissi lordi ci si aspetta un -12,3%. Peggio per il commercio con l’estero, con le esportazioni stimate in calo del 14,4%. Riflessi anche sul mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione potrebbe risalire all11,6%, mentre l’occupazione è prevista diminuire del 2%.


NaDEF, la Camera dà il via libera


Con 318 voti a favore, 194 contrari e due astenuti, l’aula di Montecitorio ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza. Per l’approvazione era prevista la maggioranza assoluta. Ieri sera era già arrivato il via libera alla risoluzione di maggioranza sulla NaDEF anche da parte del Senato, con 169 voti a favore, 123 no e quattro astenuti. Sempre oggi la Camera dei Deputati ha dato il via libera anche alla risoluzione di maggioranza sullo spostamento del pareggio di bilancio, in questo caso i sì sono stati 319, i voti contrari 193 e tre gli astenuti.


Sorprese negative dalla nota di aggiornamento del Def


La vera novità sul versante del lavoro contenuta nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza è l’istituzione di un Osservatorio nazionale del lavoro presso il ministero del lavoro. Per il resto, si tratta di notizie scontate, come il proseguimento dell’iter legislativo sul salario minimo, o auspicate, su tutte la proroga di opzione donna e Ape sociale. Manca al momento un riferimento al rinnovo dei contratti del pubblico impiego, mentre si conferma l’impegno sul versante sicurezza.


Def, le posizioni dei sindacati


Qualche punto di contatto, ma anche divergenze di opinioni sui contenuti del Documento di economia e finanza. Si può sintetizzare così la posizione espressa dalle quattro confederazioni sindacali, Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, in occasione dell’audizione parlamentare presso le Commissioni riunite di Senato e Camera. Un punto di contatto è sicuramente quello relativo alla richiesta di puntare sulle infrastrutture, materiali ed immateriali, grandi e piccole, come volano per la crescita del prodotto interno lordo e dell’occupazione. Posizioni divergenti sul fronte fiscale: se tutti sono d’accordo sulla necessità di ridare equità al fisco, sulla ricetta della flat tax soprattutto dalla Cgil arriva una bocciatura preventiva, mentre l’Ugl apre. Altro punto di convergenza fra le sigle sindacali, la forte preoccupazione sul ritardo che si sta accumulando sui fondi europei, cosa che si riflette negativamente su diversi aspetti, comprese le politiche attive del lavoro.