Decreto lavoro, altro colpo di scena


Quando finalmente sembrava che fosse tutto pronto per l’ingresso in aula del decreto legge 101/2019, in materia di lavoro, con i rider e gli ammortizzatori sociali in deroga, è arrivato il colpo di scena con l’ulteriore rinvio in commissione del provvedimento per approfondimenti sugli emendamenti promossi dal governo e dai parlamentari. Ora la nuova data è fissata al 22 ottobre, quando mancheranno appena tredici giorni, domeniche e festivi inclusi, alla scadenza dei tempi per la conversione in legge.


Decreto lavoro, corsa contro il tempo


Destino incerto sul decreto lavoro, approdato finalmente in aula al Senato. Come noto, ogni decreto legge deve essere convertito in legge entro sessanta giorni dalla entrata in vigore. Il decreto legge è entrato in vigore il 5 di settembre per cui i tempi sono molto ridotti. Il governo ha presentato degli emendamenti che riscrivono in molte sue parti il provvedimento, una manovra che punta verosimilmente a ridurre al massimo il dibattito alla Camera, così da evitare una seconda lettura al Senato.


Decreto Lavoro, tutto ancora bloccato in Senato


Andamento lento per l’iter di conversione del decreto legge 101/2019, contenente una serie di misure urgenti in materia di lavoro. È già passato oltre un mese dalla sua pubblicazione in gazzetta ufficiale ed ancora, come suol dirsi, non si vede luce. E pensare che il parlamento ha a disposizione soltanto sessanta giorni per tradurre definitivamente in legge il provvedimento, pena la sua decadenza, cosa che, tradotta in termini semplici, significa togliere ogni validità agli atti eventualmente già messi in essere per effetto delle misure previste dai diversi articoli. Particolarmente a rischio sono, nello specifico, le previsioni relative alla riduzione da tre ad un mese di anzianità contributiva per accedere alla Dis-Coll, l’indennità di disoccupazione riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi, e all’autorizzazione alla concessione degli ammortizzatori sociali in deroga per le aziende coinvolte in crisi nelle regioni Sicilia e Sardegna e nell’area di Isernia. È vero che le misure potrebbe poi essere eventualmente recuperate in un altro atto normativo, ma, di certo, il segnale non sarebbe dei migliori. Paradossalmente, meno a rischio sono le misure sui rider, sulle quali peraltro si sono concentrate molti emendamenti in commissione lavoro a Senato, in quanto destinate ad entrare in vigore non prima di sei mesi dalla data di conversione del decreto legge e, quindi, fra aprile e maggio del 2020.

Decreto lavoro, soluzioni tampone


Dopo una lunga attesa, è finalmente partito l’iter parlamentare che dovrebbe portare alla conversione in legge del decreto legge in materia di lavoro. Una attesa che era diventata preoccupazione, non tanto perché il provvedimento contenga interventi risolutivi, quanto piuttosto perché permetterà di dare risposte, peraltro parziali, ad alcune questioni molto scottanti, ad iniziare dagli ammortizzatori sociali in deroga per la Sicilia e la Sardegna, ma non i tanti casi aperti, da nord a sud. Come evidenziato, però, dalle delegazioni di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal ed Usb, sono diversi gli aspetti sui quali governo e parlamento dovranno concentrarsi da subito e poi nell’immediato futuro al fine di trovare delle soluzioni più strutturali e convincenti. Fra gli aspetti da rivedere, sicuramente tutta la disciplina delle attività lavorative commissionate attraverso le piattaforme digitali, un mondo che, evidentemente, non si ferma ai soli rider.


Decreto Lavoro desaparecido, misure a rischio


Un fantasma sembra aggirarsi per il Parlamento. Nessun film horror di serie B, però, ma soltanto la grande incertezza che continua ad accompagnare il destino del decreto legge 101 in materia di lavoro. Ad oltre tre settimane dalla sua pubblicazione in gazzetta ufficiale, non è ancora iniziato l’iter di conversione in legge. Un passaggio, è bene precisare, che non è semplicemente burocratico, ma che segna il destino stesso del provvedimento. In gioco sono soprattutto le modifiche all’accesso alla Dis-coll, l’indennità di disoccupazione riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi, e le diverse misure sugli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi industriale. In bilico anche la questione Ilva, mentre quella Whirlpool sembra aver preso un’altra piega a prescindere dalla conversione o meno del decreto. Più diluita la questione rider: le norme specifiche non entrano subito in vigore, ma passati 180 giorni. Potrebbero quindi transitare nella legge di bilancio. Più incerto il destino di tutto il resto. A meno di una accelerazione improvvisa, potrebbe prospettarsi la necessità per il governo di spostare gli articoli su un altro decreto legge, magari quello fiscale che di solito accompagna la manovra finanziaria.