Sale ancora il debito pubblico, nuovo record


Secondo le stime di Bankitalia ha toccato i 2.587 miliardi

Il debito pubblico italiano, in continua ascesa a causa anche dell’emergenza sanitaria, ha toccato un nuovo record. Secondo i dati diffusi questa mattina dalla Banca d’Italia, a ottobre il debito delle Amministrazioni pubbliche si è infatti attestato a 2.598 miliardi di euro, in crescita di 3,2 miliardi rispetto al mese precedente. Nel dettaglio Palazzo Koch parla di un aumento di 3,4 miliardi del debito delle amministrazioni centrali e di un calo di 0,2 miliardi di quello delle amministrazioni locali (stabile il debito degli enti di previdenza). In calo le entrate tributarie, che si sono attestate a 33 miliardi, con una diminuzione del 15,5% rispetto allo stesso mese del 2019. Giù del 6,7% le entrate da imposte.


Sale il debito pubblico, crollano le entrate


Sui conti dello Stato pesa l’effetto coronavirus

Sale il debito pubblico e crollano le entrate, è questo in sintesi quanto rilevato dalla Banca d’Italia nell’ultimo bollettino mensile “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”. A fine giugno, secondo le analisi realizzate da via Nazionale, il debito pubblico ha toccato un nuovo record, salendo a 2.530,6 miliardi di euro. Si tratta di un incremento di 20,5 miliardi rispetto allo stock registrato a fine maggio. Marcato l’impatto della sospensione dei versamenti fiscali disposti dai decreti anti-covid sulle entrate tributarie: nel mese considerato sono state pari a 26,2 miliardi di euro, registrato un calo di 6,5 miliardi, pari ad un -19,9%, rispetto ad un anno fa. Nell’arco del primo semestre la diminuzione è stata del 10,3%, a 169,9 miliardi.


Bankitalia, il debito pubblico ha superato i 2.500 miliardi


In crescita di 40,5 miliardi tra aprile e maggio

A maggio, secondo le ultime stime della Banca d’Italia, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 40,5 miliardi rispetto ad aprile (quando si è fermato a 2.467 miliardi di euro), attestandosi a 2.507,6 miliardi. L’aumento, spiegano da via Nazionale, è il risultato di una crescita del fabbisogno mensile di 25 miliardi e delle disponibilità liquide del Tesoro, che con un +14,5 miliardi salgono a 61,4 miliardi, mentre, nel complesso, gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione del tasso di cambio hanno contribuito all’aumento per un miliardo. Rispetto allo scorso anno l’aumento dello stock di debito è di 175,7 miliardi.

 


Gualtieri: «Il debito pubblico va ridotto»


Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha sottolineato una cosa: «La lettera Ue», cui il governo deve rispondere entro oggi, «non contesta la legge di bilancio ma chiede chiarimenti sul rientro del debito» pubblico. Un punto, quest’ultimo, sul quale il ministro è d’accordo, «perché il debito pubblico va ridotto». Ad un patto, però: per essere «credibile», ha aggiunto Gualtieri, intervenendo durante una visita all’azienda Vetrya di Orvieto, «deve avvenire in modo graduale e sostenibile». Il ministro ha concluso assicurando che il governo sta rispondendo alla Commissione europea in un dialogo «molto tranquillo e proficuo».


Manovra: ecco cosa prevede


«La manovra è espansiva, siamo soddisfatti, anche in un quadro di finanza pubblica particolarmente complesso siamo riusciti a evitare l’incremento Iva e realizzare vari punti del programma di governo», ha detto fiero il premier Giuseppe Conte al termine di una riunione durata circa sei ore, durante la quale il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla manovra, approvando – “salvo intese” – il decreto Fiscale e il disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per il 2020 e il Bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022. «Le coperture sono solide, i numeri particolarmente robusti», ha invece spiegato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi, tra i punti principali dei provvedimenti si legge che «gli incrementi dell’Iva pari a 23,1 miliardi di euro previsti a legislazione vigente per il 2020 sono stati completamente sterilizzati, senza ricorrere a interventi sulle rimodulazioni delle aliquote» e che già dal 2020 si riduce il cuneo fiscale a carico dei lavoratori. Via libera anche all’introduzione di un super bonus (Piano Cashless), da riconoscersi all’inizio del 2021, in relazione alle spese effettuate con strumenti di pagamento tracciabili nei settori in cui è ancora molto diffuso l’uso del contante. Prevista la cancellazione del superticket in sanità a partire dalla seconda metà del prossimo anno e un corrispondente incremento delle risorse previste per il sistema sanitario nazionale. Per quanto riguarda gli investimenti, nella nota si legge che verranno istituiti due nuovi fondi per finanziare gli investimenti dello Stato e degli enti territoriali e un fondo per contribuire alla realizzazione di investimenti privati sostenibili nell’ambito del green new deal, mentre si stanzieranno le risorse necessarie a proseguire il programma “industria 4.0”. Verranno inoltre destinate risorse ad interventi per incentivare gli investimenti privati nel Mezzogiorno. Al punto relativo alle detrazioni si legge invece che «vengono prorogate le detrazioni per la riqualificazione energetica, gli impianti di micro-cogenerazione e le ristrutturazioni edilizie, oltre a quelle per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata a seguito di ristrutturazione della propria abitazione». Introdotta per il 2020 una detrazione per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici. Capitolo lotta all’evasione: tra le varie cose, si prevede, oltre all’inasprimento delle pene per i grandi i evasori, anche il rafforzamento delle misure contro le frodi nel settore dei carburanti e dei giochi.


Gualtieri annuncia politiche espansive


Nella serata di lunedì il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di Aggiornamento al DEF. Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta al termine della riunione, il premier Giuseppe Conte ha assicurato che con la manovra l’esecutivo ha trovato le risorse per sterilizzare «l’aumento dell’Iva, ma non ci accontentiamo di questo. Non ho avuto la fiducia del Parlamento solo per questo. Vogliamo ridurre il cuneo fiscale, è il nostro obiettivo, come abbassare le aliquote dell’Iva, tutto non possiamo fare nel primo anno, ma abbiamo impostato le riforme». «Dobbiamo inasprire le pene per gli evasori ha poi aggiunto il presidente del Consiglio -. Ma dobbiamo anche incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, ma lo vogliamo fare senza penalizzare nessuno. Stiamo lavorando a tante simulazioni per scegliere quella giusta. Non vogliamo penalizzare i commercianti, ma aiutare i consumatori». Dopo Conte ha preso la parola il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. «Con la NaDEF – ha detto – definiamo uno scenario di finanza pubblica per la prossima manovra solido e volto alla crescita». «La manovra è di 29-30 miliardi – aggiunge snocciolando qualche numero -. Abbiamo individuato 2,2% deficit programmatico che definisce una manovra espansiva pari a 0,8% del Pil, che comporta un utilizzo significativo dei margini di flessibilità previsti dalle regole europee e sono fiducioso che il dialogo costruttivo con la commissione europea consentirà di confermare questo obiettivo». Per quanto riguarda invece le previsioni macroeconomiche, il governo stima che nel 2019 il Pil aumenti dello 0,1%, per poi risalire al +0,6% alla fine del 2020 e al +0,8% nel 2021. Il rapporto deficit/Pil dovrebbe essere pari al 2,2% alla fine di quest’anno e del 2020, mentre scenderà all’1,8% nel 2021. Per quanto riguarda i consumi le previsioni indicano una crescita debole anche nella seconda parte dell’anno, mentre le esportazioni nel corso del biennio 2019-2020 recupereranno in parte il forte rallentamento del 2018. Ci si attende, si legge nelle previsioni, che le esportazioni nette forniscano un contributo positivo nel 2019 dello 0,6% nel 2020 dello 0,1% per poi annullarsi nel biennio 2021- 2022. Guardando invece al mercato del lavoro, le stime indicano una diminuzione del tasso di disoccupazione al 10,1% nel 2019 dal 10,6% del 2018, riflettendo il miglioramento che si è osservato nei primi mesi dell’anno. L’inflazione si manterrà debole quest’anno, allo 0,8%, per effetto della caduta dei prezzi dei beni energetici e del rallentamento della domanda interna.