Bonus, l’Inps chiarisce e si smentisce


Novità per chi è in lavoro agile o fruisce degli ammortizzatori sociali

Per la serie non è sufficiente che la norma sia approvata dal Parlamento per avere effetti sui cittadini, l’Inps prova a chiarire ancora una volta quali siano i requisiti di accesso al bonus baby-sitting e per i centri estivi, previsti dal Cura Italia e dal successivo decreto Rilancio. Qualche novità in positivo si registra, soprattutto una, perché rende giustizia a tutti coloro che in questi mesi hanno lavorato in modalità agile. L’Inps riconosce il diritto a fruire dei bonus anche se si è in smart working. Si ricorda come nelle scorse settimane dallo stesso governo era arrivato uno stop ai congedi parentali per i dipendenti pubblici in lavoro agile. Altre due novità riguardano, invece, i genitori in cassa integrazione o che fruiscono dell’assegno di solidarietà: se tutte e due sono sospesi, i bonus non sono fruibili nei giorni di sospensione; se solo uno dei due è sospeso con riduzione dell’orario di lavoro, l’altro è ammesso ai bonus.


Ammortizzatori, il decreto non risolve


Non cambia il numero massimo di settimane, ma la loro modalità di fruizione.

Come anticipato ai sindacati, il consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge in materia di ammortizzatori con causale Covid-19. Nella sostanza, l’intervento principale prevede la possibilità per il datore di lavoro che ha già fruito di tutte le settimane di cassa integrazione – le nove iniziali del Cura Italia più le cinque aggiuntive del decreto Rilancio – di poter fruire anche delle restanti quattro settimane, senza dover aspettare il 1° settembre. Si supera così un problema di copertura evidenziato anche dalle parti sociali, pure se il saldo finale al momento non cambia: le settimane di cassa rimangono al massimo diciotto. Paradossalmente, la nuova previsione apre ad uno scenario ancora più inquietante, quello del licenziamento del personale già dal 17 agosto. Il decreto prevede anche la possibilità per i datori di lavoro di ripresentare domanda nel caso in cui la precedente domanda è stata rifiutata per errore degli stessi.


Lavoro, lo scudo di Colao


La task force propone al primo punto la tutela dei datori di lavoro in caso di Covid-19.

La cosa sicuramente positiva è che per gli esperti in materie economiche e sociali, voluti dal premier Giuseppe Conte e guidati da Vittorio Colao, la ripartenza si gioca dal lavoro; la cosa che, però, sorprende è che, al primo punto, vi è lo scudo penale per i datori di lavoro di dipendenti che si ammalano di Covid-19. È vero che tale aspetto è entrato di prepotenza nel dibattito parlamentare, ma è pur vero che affidare la ripresa allo scudo penale sembra oggettivamente arduo. Il tutto nasce da una norma contenuta nel Cura Italia che prova a dare una risposta alle migliaia di istanze arrivate all’Inail su come considerare i lavoratori dipendenti che si ammalano di Covid-19. Al momento di scrivere la norma, il legislatore non ha valutato appieno le conseguenze dell’incasellamento di tali lavoratori fra gli infortunati, con conseguenze dirette quindi sul datore di lavoro in termini penali e amministrativi. Poco è servito il successivo chiarimento dell’Inail.


Ammortizzatori: Gualtieri rassicura, Durigon attacca duro


Il ministro scarica sulle regioni, ma l’intoppo è, viceversa, più spesso all’Inps

Partono le audizioni parlamentari sul decreto Rilancio e il ministro dell’economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, prova a rassicurare gli italiani, in particolare i milioni di cittadini che ancora attendono le varie indennità previste dal Cura Italia. In attesa di sapere cosa diranno le parti sociali – l’audizione di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl è prevista per domani pomeriggio – il responsabile del dicastero di via XX Settembre ha parlato di semplificazione nella procedura, con riferimento principalmente alla cassa in deroga, per la quale non è più richiesto un doppio passaggio prima alla regione di riferimento e poi all’Inps. I numeri, però, non tornano. Secondo il già sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, sono oltre due milioni i lavoratori che non hanno ancora percepito la cassa integrazione prevista dal Cura Italia. La cosa preoccupante, e che smonta, di fatto, tutto il ragionamento del ministro Gualtieri, è che di questi due milioni di lavoratori, la maggioranza è in attesa di un segnale proprio da parte dell’Inps. L’Istituto ha erogato direttamente l’indennità di cassa integrazione ad un milione di lavoratori, lasciandone in attesa un altro milione e 100mila, a fronte di 900mila lavoratori che aspettano la cassa in deroga dalle regioni. Insomma, nonostante l’impegno dei dipendenti, l’Inps non riesce a stare al passo, a causa dell’eccessivo sovraccarico burocratico e di incombenze.


Jabil, l’azienda fa saltare il tavolo


Quando tutto sembrava risolto, la multinazionale lascia il confronto al ministero

Si racconta di una ministra del lavoro e delle politiche sociali, furiosa dopo un’estenuante trattativa, saltata all’una e trenta di notte, proprio mentre tutto sembrava risolto. Oggetto del contendere i 190 dipendenti della Jabil di Marcianise, in provincia di Caserta, ai quali il colosso Usa ha comunicato il licenziamento. Davanti alle rimostranze della ministra Nunzia Catalfo, la quale ha ricordato il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e la possibilità di accedere alla cassa integrazione con causale Covid-19, la multinazionale ha fatto un passo indietro che però porta dritto al 18 agosto, quando termineranno gli effetti dell’articolo 46 del Cura Italia, come modificato dal decreto Rilancio, sui licenziamenti. La mancata firma dell’accordo da parte della Jabil è dovuta al rifiuto di dover sottostare, dopo quella data, all’obbligo di esame congiunto con i sindacati, come previsto dalla normativa sui licenziamenti collettivi.


Governo, Regioni e Inps discutono, ma la cassa non arriva


Promesse non mantenute sul pagamento rapido, ora si aspetta fine mese

Fra qualche mese, probabilmente, si capirà fino in fondo se l’errore è stato quello di voler trattare in maniera tradizionale una situazione completamente nuova, o se, piuttosto, quello di voler assecondare le pressanti richieste che arrivavano da milioni di lavoratori, promettendo l’irrealizzabile, vale a dire il pagamento della cassa integrazione già ad aprile. Intanto, però, il dato di fatto è che la stragrande maggioranza dei dipendenti – praticamente tutti quelli con pagamento diretto da parte dell’Inps – continuano ad aspettare un sussidio, mentre i risparmi – se esistenti – si assottigliano sempre di più. Passano i giorni e l’assegno di cassa integrazione previsto dal Cura Italia non si vede, così come non è mai decollata l’alternativa dell’anticipo bancario. Come fatto notare dalla Ugl, la mancanza di una garanzia dello Stato ha finito per frenare le banche, restie a concedere un prestito, davanti ad una potenziale richiesta cumulata di miliardi di euro, senza avere la certezza alcuna di copertura. Accanto a ciò, è andato in crisi il passaggio fra regione ed Inps, con la doppia lavorazione della stessa pratica, laddove l’unica semplificazione introdotta è stata quella di eliminare il confronto sindacale. Le bozze del nuove decreto legge che circolano in questi giorni non sembrano alimentare particolari aspettative: l’unica speranza è che si riprenda a lavorare presto.