Costruzioni, livelli pre-crisi? Servono altri 25 anni


L’allarme lanciato dall’ANCE. Bisognerà quindi aspettare il 2045 per l’anno di svolta del settore

Serviranno altri 25 anni per far tornare il settore delle costruzioni ai livelli precedenti la crisi economica. È l’allarme lanciato dall’Associazione nazionale costruttori edili – ANCE – nell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, presentato oggi. «Le prospettive per questo nuovo decennio sono tutt’altro che entusiasmanti», spiega infatti l’associazione spostando al 2045 l’anno di svolta del settore. Eppure nel corso del 2019 i segnali incoraggianti non sono mancati. Gli investimenti, per esempio, sono cresciuti del 2,3% ma secondo l’ANCE «non si tratta di un aumento in grado di segnare una vera svolta e di stabilizzare un settore che negli ultimi undici anni si è ridotto ai minimi storici». Oltre ciò, già il prossimo anno si dovrebbe registrare un rallentamento della crescita degli investimenti al +1,7%. Proseguirà però il buon andamento degli investimenti nell’edilizia abitativa, previsti crescere del 2,5%, mentre quelli pubblici dovrebbero registrare un +4% (dopo il +2,9% del 2019). Si stima invece un +1,5% per gli investimenti in manutenzione straordinaria dello stock abitativo esistente. Che il 2019 abbia lasciato a desiderare è desumibile anche dalle ultime rilevazione di IHS Markit sul settore edile, in cui la società londinese spiega che a fine anno l’indice totale dell’attività è crollato al livello più basso da quasi due anni, registrando la contrazione maggiore dei nuovi ordini dall’aprile del 2017. Le previsioni per il futuro, si legge nel commento ai dati, pur rimanendo in generale deboli, sono aumentate leggermente suggerendo che l’inizio del nuovo decennio sarà impegnativo.


Germania, ordini oltre le attese


Notizie positive per la Germania dagli ordinativi all’industria: secondo il ministero dell’Economia tedesco, a settembre i nuovi ordini sono aumentati dell’1,3% su base congiunturale e del 5,4% su base tendenziale. Il dato mensile, in particolare, batte ampiamente le attese, che indicavano una flessione dello 0,4%. Bene sia gli ordini giunti dall’estero, aumentati dell’1,1% rispetto al mese precedente, che quelli nazionali, per i quali il ministero indica invece un +1,6%. Frenano però, gli ordini giunti dall’Eurozona, riportando un -1,8%.


Alitalia: «Si chiude entro marzo»


Nel corso di un’audizione alla Camera sul decreto Fisco, i commissari straordinari di Alitalia – Enrico Laghi, Daniele Discepolo e Stefano Paleari – hanno assicurato che ci sono possibilità per chiudere il dossier entro la fine del terzo trimestre del 2020. Ma per fa sì che ciò accada è necessario che le proposte di offerta vincolante giungano sul tavolo entro il 21 novembre. Possibile però un’altra piccola proroga. Per quanto riguarda la cordata, il commissario Laghi ha spiegato che Fs «ha comunicato di aver definito alcuni partner per la NewCo, avendoli identificati in Atlantia e Mef e di aver identificato un partner industriale in Delta Air Lines, salvo gli approfondimenti in corso che sta svolgendo con Lufthansa».


Arcelor Mittal: i sindacati si spaccano


Mentre oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme a diversi ministri, si confrontava con i vertici di Arcelor Mittal (l’amministratore delegato e presidente, Lakshmi Mittal, e il direttore finanziario, Aditya Mittal) nel tentativo alquanto incerto, durato oltre tre ore, di scongiurare il peggio per l’ex Ilva e per l’Italia intera, i sindacati si sono divisi sullo sciopero. La Cisl-Fim ha annunciato alla stampa uno sciopero immediato, mentre Fiom (primo sindacato a Cornigliano già in subbuglio), Uilm (primo sindacato a Taranto), Ugl e Ubs hanno preferito sospendere ogni decisione. ArcelorMittal ha inviato una comunicazione formale alle organizzazioni sindacali dell’ex Ilva in merito alla «retrocessione dei rami di azienda unitamente al trasferimento dei relativi dipendenti», 10.777 unità, ai sensi dell’articolo 47 della legge 428 del 1990, a seguito dell’annuncio di recesso. «Sono fiducioso: la linea del governo è che gli accordi contrattuali vanno rispettati», ha detto stamattina il premier Conte. Ma è altrettanto vero che per Arcelor Mittal la protezione legale, come è scritto nell’annuncio di recesso, costituiva «un presupposto essenziale», sebbene non sia l’unica causa né giustifichi del tutto le inadempienze del piano.

Ma non c’è solo Taranto. A Genova si prospetta una manifestazione cittadina, qui i sindacati viaggiano unitari. «Genova non è disponibile in nessun modo» a pagare per i pasticci fatti dal Governo. La comunicazione di Arcelor Mittal, che di fatto segna l’avvio della procedura per il disimpegno, riguarda tutta Italia: oltre a Taranto e Genova, anche Novi Ligure, Milano, Racconigi, Paderno, Legnano, Marghera.


Alitalia, la sfida Delta-Lufhtansa


Non sono ancora chiare le sorti di Alitalia ora che nella partita è tornata a giocare Lufhtansa. La compagnia aerea tedesca potrebbe infatti sostituire il colosso tedesco Delta nella cordata per la NewCo. Intanto, secondo i conti de Il Sole 24 Ore, da quando Alitalia è gestita dai Commissari straordinari – era il 2 maggio del 2017 – ha già bruciato quasi 850 milioni di euro di liquidità: circa 900 mila euro al giorno. Da quando è nata, 45 anni fa, spiega ancora il quotidiano di Confindustria, sono andati persi 9,2 miliardi di euro.