Covid-19, Bonomi: «A rischio fino a un milione di posti di lavoro»


«Aspettiamo i dati di fine maggio, ma si parla tra i 700 mila e un milione di posti di lavoro che sarebbero a rischio», così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, nel corso di “C’era una svolta…” evento organizzato da Fondazione Fiera Milano. «In Italia – ha aggiunto – si è sempre pensato che il lavoro venisse per decreto, ma purtroppo l’economia è altro: i posti di lavoro si creano solo se ci sono investimenti. Il problema dell’automotive non si risolve con la Cassa integrazione. Vedo la classe politica, non parlo di Governo, molto concentrata sull’emergenza ma con zero visione e zero strategia su dove dobbiamo andare. Questo mi preoccupa molto».


Crisi peggio che nel 2009 ed è ancora buio pesto


Boom della cassa e, soprattutto, delle richieste di Naspi nel mese di aprile

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha provato ad anticipare quella che sarà l’attività dell’Istituto nelle prossime settimane, confermando, indirettamente, quanto pesa la parte assistenziale rispetto a quello che dovrebbe essere, per utilizzare un termine inglese, il core business dell’ente, vale a dire l’erogazione delle pensioni. Ebbene, Tridico ha parlato di 18 milioni di persone assistite per un ammontare di risorse pari a 26 miliardi di euro. Così, mentre la cassa integrazione è ancora drammaticamente indietro, il bonus di 600 euro potrebbe essere erogato a stretto giro di posta, una ipotesi che peraltro esclude i beneficiari dalla possibilità di accedere ai contributi a fondo perduto. Intanto, sempre l’Inps ha comunicato anche i dati relativi alle ore di cassa integrazione autorizzate nel mese di aprile, oltre 835 milioni. In trenta giorni si è superato il record negativo del 2009, cosa che, purtroppo, non può e non deve sorprendere, vista la diversa natura originaria delle due crisi. Oltre al boom delle domande di disoccupazione (+37,2%, soprattutto per effetto del mancato rinnovo o della stipula di nuovi contratti a tempo determinato), ciò che deve preoccupare è che il 2009 e il 2020 ora sembrano convergere su due punti: la drammatica carenza di liquidità da parte delle imprese e la capacità produttiva fortemente ridotta, due condizioni che lasciano presagire che il peggio deve, purtroppo, ancora arrivare.


La rabbia e le parole


Il Governo fa i suoi annunci, ma tra lavoratori e imprese monta l’esasperazione. Si promettono «semplificazione» e «riforma degli ammortizzatori sociali» ma i fatti tardano ad arrivare

Ora «la semplificazione» burocratica, annuncia il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Ora la «riforma degli ammortizzatori», proclama il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. Come se il problema dei soldi che non arrivano agli italiani e la grande trovata della “cassa integrazione interrotta” contenuta nel Dl Rilancio stesse negli strumenti e non nelle scelte politiche. Il Governo Conte annuncia nuovi provvedimenti, nuove risorse, fa promesse mentre il dl Rilancio non è stato neanche pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Solo illustrato a reti unificate.
Per la cassa integrazione prevista fino al 31 agosto, ad esempio, non vi è copertura sufficiente: sono solo 14 le settimane realmente previste per la gran parte delle aziende e per altre al massimo 18, invece che 27 come dovrebbe essere partendo dal 23 febbraio. In questo modo «un’azienda che ha mandato i lavoratori in cassa integrazione il 23 febbraio può usufruirne solo fino al 31 maggio. Se il 1° giugno non può riaprire oppure se non è in grado di far rientrare immediatamente tutto il personale, si troverà scoperta», ha spiegato in una nota il vice segretario generale dell’UGL, Luca Malcotti. E poi c’è anche il problema delle norme sulla sicurezza per evitare i contagi, gli imprenditori temono che il Covid-19 diventi infortunio sul lavoro. Nel frattempo la rabbia monta e anche i nuovi poveri. Ieri l’Istat ha certificato che nel 2018 ben 16,4 milioni di persone, pari al 27% della popolazione, erano a rischio povertà ed esclusione sociale, numeri in diminuzione, ma ben al di sopra della media europea pari al 21,7%. Dal 2018 ad oggi di acqua sotto i ponti ne è passata, anzi è arrivata una pandemia che stenta ad andarsene via. In Sardegna un commerciante ha distrutto a mazzate il suo negozio, un altro in Sicilia gli ha dato fuoco, entrambi non possono riaprire in queste condizioni. Sono aumentate circa di 1 milione le persone che si rivolgono alle mense della Caritas, nelle città l’aumento è addirittura del 115%, secondo una rilevazione realizzata insieme a Coldiretti. Si moltiplicano le proteste dei negozianti esasperati, le scene di insofferenza tra normali cittadini e nel frattempo non sappiamo ancora quali regole varranno dal 18 maggio. «È evidente che le legittime preoccupazioni di una situazione senza precedenti possano generare anche rabbia. Lo capiamo e per questo il governo è impegnato a sostenere imprese e famiglie, a evitare un aumento delle diseguaglianze, ad aiutare i più deboli», ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, in un’intervista al quotidiano La Repubblica. «Se nei prossimi sessanta giorni la macchina dei sussidi non gira come deve, allora la rabbia sociale può esplodere» ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti, intervistato da La Stampa. Un invidiabile ottimismo.


Il grande inverno


Da Istat a Confcommercio: agghiaccianti le previsioni per il futuro. A marzo la produzione industriale è scesa del 28,4% rispetto a febbraio, mentre su base annua è diminuita del 29,3%

Il lunedì è sempre un dramma, ma la giornata odierna tra dati Istat e Confcommercio, più quelli di Save the Children, rischia di essere uno dei lunedì più neri di una lunga serie post lock down. L’Istat ha rilevato l’entità dell’affondamento provocato dal coronavirus sulla produzione industriale che, secondo le stime, a marzo è scesa del 28,4% rispetto a febbraio, mentre su base annua l’indice complessivo è diminuito del 29,3%. Marcate diminuzioni congiunturali in tutti i comparti per l’indice destagionalizzato mensile: beni strumentali (-39,9%), beni intermedi (-27,3%), beni di consumo (-27,2%) e energia (-10,1%). Secondo il Centro Studi di Confcommercio sono circa 270 mila le imprese del terziario di mercato che rischiano la chiusura definitiva se le condizioni economiche non dovessero migliorare rapidamente con una riapertura piena ad ottobre. Si tratta oltretutto di «una stima prudenziale», quindi suscettibile di peggioramento in caso di azzeramento dei ricavi per la mancanza di domanda e l’elevata incidenza dei costi fissi sui costi di esercizio totali (fino al 54%). Su un totale di oltre 2,7 milioni di imprese del commercio al dettaglio non alimentare, dell’ingrosso e dei servizi quasi il 10% è soggetto ad una potenziale chiusura definitiva. Le perdite più consistenti si registrerebbero tra le professioni (-49 mila attività) e la ristorazione (-45 mila imprese). Ciliegina sulla torta, Save the Children che con il rapporto «Riscriviamo il Futuro. L’impatto del Coronavirus sulla povertà educativa» ha evidenziato che quasi 1 genitore su 7 tra quelli in condizioni socio-economiche più fragili, pari al 14,8%, ha perso il lavoro per via dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente. Più di 6 genitori su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio (compresi quanti sono in cassa integrazione o in congedo parentale), mentre la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%. Quasi la metà di tutte le famiglie con bambini tra gli 8 e i 17 anni intervistate (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce (41,3%). Con queste premesse il rischio, per questa estate, sarà di non riuscire a spendere neanche il bonus turismo da 150 a 500 euro in dirittura di arrivo, così si dice, con il decreto rilancio, ridenominato già due volte nel giro di una sola settimana. Qualcosa vorrà pur dire.


Sorride solo la logistica


Dalla Cassa per Carrefour al destino incerto per Alitalia, editoria e servizi

Come in ogni guerra, anche nel caso dell’emergenza epidemiologica, ci sono settori che crescono ed altri che scivolano nello sprofondo. Se in qualche caso, purtroppo, la crisi è nota – si pensi ad esempio al trasporto aereo, dove a marzo si sono registrati 11,5 milioni di passeggeri in meno, con Alitalia ridotta ai minimi termini e Air Italy completamente ferma -, in altri è più sorprendente. In queste ore, Carrefour ha chiesto la cassa integrazione per 26 ipermercati per un totale di quasi 4.500 dipendenti. Ciò a causa della chiusura dei centri commerciali e per il blocco della vendita di prodotti non necessari. In fortissima crisi anche l’editoria: mancano all’appello 44,5 milioni di libri stampati, con gravi ripercussioni sull’indotto e sui servizi annessi, ad iniziare dalle traduzioni, con almeno 2.900 libri non tradotti. Sul versante opposto, si segnala la crescita degli occupati nella logistica, fino al 20% in più in alcune regioni.