Covid-19, redditi giù dell’8,8% nei primi sei mesi del 2020


Secondo Bankitalia si tratta del calo più ampio degli ultimi 20 anni

Nei primi sei mesi del 2020 i redditi primari dei settori privati non finanziati hanno registrato il calo più marcato degli ultimi venti anni. È quanto spiega Bankitalia nel rapporto “I conti economici e finanziari durante la crisi del Covid-19”, dal quale emerge che nell’arco di tempo considerato dall’indagine i redditi primari pro capite a valori correnti delle famiglie si sono ridotti dell’8,8% rispetto al primo semestre del 2019, riportando una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2%) e di quella dei debiti sovrani (-3,4%). I redditi da lavoro dipendenti sono diminuiti dell’8,7%, mentre i redditi da lavoro e i profitti della famiglie produttrici hanno registrato un -7,4%. Calo del 13%, invece, per gli “atri redditi”.


ITALIA STREMATA


Covid-19: nuove restrizioni in arrivo, ma l’Italia è stremata. Il primo Dpcm del 2021 prevede week end arancioni e nuovi criteri per le zone rosse. Nel frattempo cattive notizie sul fronte fiscale e ancora non c’è il Ristori 5

Un altro, ennesimo giorno di incertezza per l’Italia stremata dalla pandemia, dalle devastanti conseguenze economiche, dall’infinita crisi di Governo e dalle nuove restrizioni in arrivo per fronteggiare la terza ondata del virus, mentre è in corso ancora la seconda. Senza dimenticare che il piano italiano di rilancio (Recovery plan) dovrà essere approvato velocemente nei prossimi giorni, dopo tutto il tempo malamente perso, prima che la crisi di Governo, apparentemente congelata, possa deflagrare e lasciare l’Italia con il cerino in mano. Tranne che nelle tre regioni (Toscana, Abruzzo e Valle d’Aosta) nelle quali le scuole superiori oggi sono aperte, da Nord a Sud d’Italia è stata una giornata di mobilitazioni di studenti e di singoli istituti contro la formazione a distanza e la chiusura delle scuole. Contemporaneamente, non cessano di squillare gli allarmi dall’economia reale, sfibrata da chiusure e riaperture a singhiozzo, mentre ancora non è stato dato il via libera al dl Ristori 5, nonostante stiano arrivando ulteriori restrizioni soprattutto nei week end per contenere la cosiddetta movida, ma scaricando in questo modo la responsabilità e i costi dell’ordine pubblico sugli esercenti ormai arrivati allo stremo delle forze. E mentre, come riferito dal quotidiano La Repubblica, stanno per essere spedite 50 milioni di cartelle esattoriali, ferme da mesi a causa del Covid. Sarebbe allo studio una modalità di notifica scaglionata, affinché l’invio di decine di milioni di cartelle esattoriali e avvisi di accertamento dalla Riscossione e dall’Agenzia delle entrate non crei sconquassi economici e sociali, ma è chiaro che, dopo mesi di pandemia, i guai per il Paese reale aumentano invece di diminuire. Se da oggi l’Italia è di nuovo tutta in zona gialla, dopo un week end arancione, per cinque Regioni è in arrivo la zona rossa. Proprio sui criteri per far scattare quest’ultima stanno discutendo in queste ore Governo e Regioni. Il nuovo primo provvedimento del 2021, che entrerà in vigore il 16 gennaio, dovrebbe prevedere di far entrare direttamente in zona rossa le regioni con un’incidenza di 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti, secondo le ipotesi di Iss e Cts, che però non piacciono alle Regioni. Sarà confermato il coprifuoco, lo stop a spostamenti tra regioni e si prevedono week end arancioni. L’asporto dai bar a partire dalle 18 sarà probabilmente vietato. Sul tavolo anche la possibilità di istituire una zona bianca, raggiungibile con un Rt al di sotto dello 0.5, in modo da riaprire tutto senza limitazioni, ma allo stato attuale sarebbe irrealizzabile, a fronte di un tasso di positività salito al 13,3% e a 18.627 nuovi casi di Covid-19 (con 139.758 tamponi effettuati) e 361 vittime in 24 ore, secondo il nuovo bollettino del ministero della Salute.


Servizi, ancora in calo attività e nuovi ordini


A dicembre l’ìndice PMI si è attestato a 39.7 punti

A dicembre 2020 l’indice PMI dei servizi – calcolato da IHS Markit – ha registrato la quinta contrazione consecutiva, attestandosi a 39.7 punti ed evidenziando un nuovo calo dell’attività del settore e dei nuovi ordini. La causa principale dell’attuale contrazione, spiega Markit, è stata l’ennesima forte riduzione dei nuovi ordini ricevuti dalle aziende terziarie, attribuiti dal campione intervistato alle restrizioni dovute al Covid-19. La debolezza della domanda non si è limitata al mercato interno, visto che anche gli ordini esteri si sono fortemente ridotti. Di conseguenza le aziende intervistate hanno riferito di aver ridotto ancora gli organici, mentre emergono miglioramenti riguardo la fiducia sulle tendenze future, alimentati dall’ottimismo riguardante una ripresa della domanda una volta che verranno elencate le restrizioni


Covid-19, fatturato in calo per sette imprese su dieci


Nel 45,6% dei casi il fatturato si è ridotto tra il 10 ed il 50%

Secondo l’Istat, quasi sette imprese su dieci (il 68,4%) ha registrato una riduzione annua del fatturato nei mesi giugno-ottobre 2020. In particolare, nel 45,6% dei casi il calo del fatturato è stata compresa tra il 10% ed il 50%, mentre nel 13,6% dei casi si è più che dimezzato. Solo per un’impresa su dieci la contrazione è stata inferiore al 10%. C’è anche una quota, pari all’1,9% (contro il 14,6% registrato nel periodo marzo-aprile), che segnala una mancanza di realizzazione di fatturato, a fronte del 19,9% che indica un fatturato stabile e del 9,8% che parla invece di un aumento del fatturato.  Tra i comparti più in difficoltà spicca quello delle agenzie di viaggio e tour operator: l’88% dichiara una assenza di fatturato o una perdita superiore al 50%.

 


Lavoro, si guarda al 2021 con forte preoccupazione


L’Istat si limita a fotografare una situazione che non coincide con la realtà

Numeri sicuramente da interpretare con estrema attenzione, quelli relativi all’andamento del mercato del lavoro nel nostro Paese. L’Istat prova a fotografare la tendenza in atto, anche se, per ovvie e argomentate ragioni, la fotografia è molto sbiadita e poco rispondente alla realtà dei fatti. A distanza di un anno, la forza lavoro in Italia è diminuita di 431mila unità. La forza lavoro è data dalla somma fra occupati e disoccupati, vale a dire coloro che cercano attivamente una nuova occupazione. Un calo importante che, però, rende fino ad un certo punto l’idea di quello che sta succedendo. Nello stesso periodo, gli occupati sono diminuiti di 573mila unità. Occorre peraltro ricordare un aspetto. Gli occupati sono cosa diversa dai contratti di lavoro; del resto il ricorso ai contratti a termine continuano a segnare il passo, tanto che, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ne mancano circa 400mila. Nel frattempo, i disoccupati sono saliti a poco di 2,5 milioni. Soprattutto, però, gli inattivi continuano ad essere poco meno di 13,6 milioni di unità; il leggero calo dell’ultimo mese non deve trarre in inganno. Su tutto quanto pesa, inevitabilmente, cosa succederà nei prossimi mesi al termine della fruizione degli ammortizzatori sociali e, soprattutto, con la fine dello stop ai licenziamenti, temi richiamati da Cgil, Cisl, Uil e Ugl anche in audizione parlamentare.


Natale, in calo la spesa per consumi


Confcommercio: giù la quota di quanti faranno regali

Sarà senza dubbio un Natale atipico quello alle porte. La crisi innescata dal coronavirus e dalle misure restrittive per contenere i contagi ha infatti intaccato le abitudini degli italiani, comportando un calo della spesa complessiva nei regali. Secondo la Confcommercio, infatti, sebbene la spesa di chi acquisterà regali sia solo leggermente più bassa rispetto al 2019 (164 euro a testa, contro i quasi 170 di un anno fa), nel complesso la spesa complessiva per i regali di Natale scenderà del 18%, passando da 8,9 miliardi a 7,3 miliardi. Una diretta conseguenza del calo della quota di quanti hanno deciso che compreranno i regali e della contrazione delle tredicesime (-11,1%, da 1.501 euro a famiglia a 1.334 euro), diminuita al 74,2% dall’86,9% di un anno fa.