FMI: « Covid-19, impatto enorme sull’economia europea»


L’impatto della pandemia sull’economia europea è stato enorme e la ripresa dalla crisi sarà irregolare e parziale. È quanto spiega il Fondo Monetario Internazionale, secondo cui la risposta senza precedenti ha evitato un risultato devastante. «L’outlook – secondo il FMI – è molto incerto. Il riemergere delle infezioni in Europa rappresenta probabilmente il maggiore rischio al ribasso al momenti. Una Brexit no-deal sarebbe un ulteriore potenziale shock all’attività». Secondo le stime il PIL si contrarrà del 7%, contro il -8,5% avanzato nelle precedenti previsioni.


SALUTE E LAVORO


Tra l’incognita Covid e l’incubo recessione.

I contagi aumentano ed è necessario contenerli. Chiusure, limitazioni, coprifuoco locali, linee comuni. Ma le attività “non essenziali” generano ricchezza e occupano centinaia di migliaia di persone. Il problema è riuscire a conciliare salute e lavoro

L’Italia non può permettersi una nuova crisi sanitaria con la seconda ondata di Covid-19, con gli ospedali in affanno, le terapie intensive sovraffollate, l’impennata di contagi e vittime. Nello stesso tempo, il Paese non è neanche in grado di sopportare un altro tracollo economico determinato da nuove chiusure delle attività produttive. Che fare? Trovare una soluzione equilibrata non è semplice. Intanto, a causa dell’aumento dei contagi, in Lombardia stanno per scattare delle misure restrittive ulteriori rispetto a quelle nazionali: da domani ci sarà, infatti, il coprifuoco dalle 23 alle 5 e in questo lasso di tempo saranno permessi esclusivamente gli spostamenti motivati da esigenze lavorative o situazioni di necessità o d’urgenza, con tanto di autodichiarazione. Questo il dettato dell’ordinanza del governatore Fontana. Il sindaco di Milano, Sala, spiega le ragioni dell’allarme: «la situazione è oggettivamente grave». La stretta preoccupa soprattutto le categorie maggiormente penalizzate, commercio, sport, intrattenimento, ristorazione, le cui attività, già limitate con l’ultimo Dpcm, saranno ora sottoposte a ulteriori restrizioni d’orario. La questione non riguarda solo la Lombardia: fra le regioni a rischio anche il Lazio, la Liguria e soprattutto la Campania, dove è stato disposto il blocco degli spostamenti fra province e le scuole sono ancora chiuse. La situazione si sta facendo via via più complicata e per tentare di coordinare le azioni di contenimento volte a ridurre i contagi, dopo l’ultimo Dpcm che incaricava i sindaci di chiudere, se del caso, le strade e le piazze della movida, il governo starebbe stilando un protocollo con regole generali comuni di livello nazionale da seguire per varare norme restrittive locali. Il problema principale resta quello di riuscire a conciliare due esigenze essenziali: la tutela della salute e la tutela del lavoro. Per farlo sarebbero necessari ristori adeguati a tutte le categorie economiche e produttive costrette a chiudere o ridurre le proprie attività e anche piani lungimiranti finalizzati alla ripresa, per consentire alle aziende italiane piccole e grandi, superata la fase critica della pandemia, di tornare pienamente competitive.

 


Visco: «Condizioni pre Covid non prima di due anni»


Secondo il governatore di Bankitalia dipende da sviluppo contagi

Per almeno due anni l’economia italiana non tornerà ai livelli pre covid. A dirlo è stato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg TV. «È molto difficile fare stime in questo periodo – ha precisato -. Le previsioni dipendono da alcune supposizioni, che noi verifichiamo ogni giorno, ma certo non possiamo cambiare il nostro scenario ogni giorno». E queste supposizioni, ha aggiunto Visco, «confermano che ci sarà una ripresa il prossimo anno, ma anche che non torneremo alla situazione precedente il Covid per almeno due anni. C’è una questione di fiducia, ma c’è anche una questione che riguarda il modo in cui i contagi si svilupperanno».


Coronavirus, il governo valuta nuove misure restrittive


Salvini: «Richiudere tutto sarebbe un disastro economico, culturale, sociale»

A pochi giorni dall’ultimo dpcm, con le misure restrittive per limitare i contagi, il governo sta valutando le prossime mosse: secondo alcune indiscrezioni, il Comitato tecnico scientifico starebbe facendo pressione sull’esecutivo per l’introduzione di misure più stringenti. Diverse le ipotesi sul tavolo, tra cui il coprifuoco dalle 22, una misura analoga a quella della Francia, e la didattica a distanza per le scuole superiori. Al momento, tuttavia, niente è ancora deciso – si tratta soltanto di indiscrezioni riportate dalla stampa –, anche se il tempo a disposizione, secondo esperti virologi, non sarebbe molto: se il trend dei contagi resterà quello attuale, i posti negli ospedali destinati ai pazienti positivi al coronavirus potrebbero esaurirsi a breve. Per questo motivo, il capo delegazione del Partito democratico al governo, Dario Franchescini, ha chiesto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la convocazione immediata di un vertice per decidere nuove misure per contenere il contagio. «Spero che nessuno pensi di richiudere tutto», ha commentato il leader della Lega, Matteo Salvini, osservando che «per l’Italia sarebbe un disastro non solo economico ma anche culturale e sociale». Se da una parte, Salvini ha chiesto di non chiudere «tutto», dall’altra, però, ha invitato gli italiani alla cautela: «Cauti, attenti, prudenti, ma mai vittime del terrore, della paura».


IMPANTANATI


L’Italia sommersa, non solo dalla pioggia, ma anche da una crisi economica senza precedenti. Dopo la lunga estate calda del Covid-19, arrivano i temporali e i drammatici dati dell’Istat: Pil giù del 12,8%

Mentre si assiste all’arrivo dell’autunno, iniziato con il maltempo, gli allagamenti, le esondazioni, quella dell’Adige con purtroppo due dispersi, la chiusura dell’Autostrada del Brennero, i temporali reali si sommano a quelli metaforici: non è iniziata solo la brutta stagione metereologica, ma anche una pessima fase economica. Sono arrivati, infatti, i dati dell’Istat a certificare i danni fatti dalla pandemia da Covid 19 e dalle conseguenti chiusure delle attività: l’Italia è in una grave recessione con il Pil diminuito del 12,8% rispetto al trimestre precedente e del 17,7% nei confronti del secondo trimestre del 2019. Era dal 1995 che il nostro Prodotto Interno Lordo non registrava un calo così consistente. I numeri reali peggiori delle stime, che pure non erano buone. Tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione: -8,7% per i consumi finali nazionali, -14,9% per gli investimenti fissi lordi. Diminuite sia le importazioni che le esportazioni, rispettivamente del 20,5% e del 26,4%. Scende la domanda nazionale al netto delle scorte, calata di 9,5 punti percentuali alla contrazione del Pil. Diminuiscono del 6,7% i consumi delle famiglie, del 2,6% gli investimenti fissi lordi e scende anche la spesa della Pubblica Amministrazione, dello 0,2%. Crescono, invece, i prezzi seppure in misura molto più lieve. Aumentano i beni alimentari, i servizi di trasporto, quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona. L’Italia, dopo l’acquazzone gelato rappresentato dalla pandemia e dai suoi effetti sull’economia e sulla società, in assenza di contromisure adeguate, di politiche capaci di restituire fiducia e aiutare la ripresa, rischia di trovarsi pericolosamente impantanata in una spirale recessiva.


LAVORO IN QUARANTENA


I dati Inps: nei primi cinque mesi del 2020, crollo delle assunzioni con un –43% rispetto all’anno scorso

Crollo verticale delle assunzioni a causa dell’emergenza Covid. Lo attesta l’Inps nel suo Osservatorio sul precariato aggiornato a maggio: nei primi cinque mesi dell’anno le assunzioni nel settore privato sono state quasi 1,8 milioni, ovvero il 43% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel periodo gennaio-maggio 2020, le assunzioni a tempo indeterminato sono diminuite del 30,77% (passando da 644.109 a 445.914); le trasformazioni da tempo determinato sono calate del 31% (229mila); le cessazioni sono state 1.972.000, in diminuzione anch’esse rispetto allo stesso periodo del 2019, dato anche il blocco dei licenziamenti introdotto dal governo. L’Inps certifica anche, nell’Osservatorio sulla malattia, una sensibile diminuzione dei certificati medici inviati ai datori di lavoro: 3.187.689 nel secondo trimestre del 2020, quando l’anno scorso nello stesso periodo erano stati 5.362.989. Sono però aumentati i periodi di assenza. Impennata dei lavoratori pagati con il Libretto Famiglia, +1.461%, data la chiusura delle scuole e l’introduzione del cosiddetto “bonus babysitter” con il decreto Cura Italia. Cresciuto esponenzialmente anche il ricorso alla cassa integrazione, come certifica l’omonimo osservatorio Inps, con oltre 2,5 miliardi di ore autorizzate tra aprile e luglio a causa del lockdown e della crisi economica causata dal Covid.