Istat, Costruzioni: crolla la produzione a febbraio

A febbraio l’indice relativo alla produzione nelle costruzioni, calcolato dall’Istituto nazionale di statistica, ha registrato un crollo di 3,4 punti percentuali dopo l’aumento marcato che ha interessato il mese precedente. Rimane in territorio positivo l’indice trimestrale, per il quale l’Istat indica un +3,2% rispetto al periodo precedente. Per quanto riguarda invece il confronto annuo, l’istituto segnala una diminuzione di tre decimi per l’indice corretto per effetti dei calendario e un aumento dello 0,7% per l’indice grezzo.

Costruzioni, livelli pre-crisi? Servono altri 25 anni

L’allarme lanciato dall’ANCE. Bisognerà quindi aspettare il 2045 per l’anno di svolta del settore

Serviranno altri 25 anni per far tornare il settore delle costruzioni ai livelli precedenti la crisi economica. È l’allarme lanciato dall’Associazione nazionale costruttori edili – ANCE – nell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, presentato oggi. «Le prospettive per questo nuovo decennio sono tutt’altro che entusiasmanti», spiega infatti l’associazione spostando al 2045 l’anno di svolta del settore. Eppure nel corso del 2019 i segnali incoraggianti non sono mancati. Gli investimenti, per esempio, sono cresciuti del 2,3% ma secondo l’ANCE «non si tratta di un aumento in grado di segnare una vera svolta e di stabilizzare un settore che negli ultimi undici anni si è ridotto ai minimi storici». Oltre ciò, già il prossimo anno si dovrebbe registrare un rallentamento della crescita degli investimenti al +1,7%. Proseguirà però il buon andamento degli investimenti nell’edilizia abitativa, previsti crescere del 2,5%, mentre quelli pubblici dovrebbero registrare un +4% (dopo il +2,9% del 2019). Si stima invece un +1,5% per gli investimenti in manutenzione straordinaria dello stock abitativo esistente. Che il 2019 abbia lasciato a desiderare è desumibile anche dalle ultime rilevazione di IHS Markit sul settore edile, in cui la società londinese spiega che a fine anno l’indice totale dell’attività è crollato al livello più basso da quasi due anni, registrando la contrazione maggiore dei nuovi ordini dall’aprile del 2017. Le previsioni per il futuro, si legge nel commento ai dati, pur rimanendo in generale deboli, sono aumentate leggermente suggerendo che l’inizio del nuovo decennio sarà impegnativo.

Istat, indice di fiducia delle imprese al top dal 2007

di Claudia Tarantino

Buone notizie arrivano dall’Istat per quanto riguarda la fiducia degli italiani rispetto all’evoluzione della situazione economica del Paese. L’indice del clima di fiducia dei consumatori, infatti, “aumenta in misura consistente, passando da 111,2 a 115,5”, tornando così sui livelli del primo trimestre 2016.

Inoltre, l’Istituto di Statistica segnala che “a settembre 2017 continua ad aumentare anche la fiducia delle imprese” toccando addirittura il livello più alto da dieci anni: l’indice composito è salito, infatti, da 107,1 del mese scorso a 108 punti, il massimo che si sia registrato dal periodo pre-crisi ad oggi (ad agosto 2007 era 109,6).

L’auspicio di tutti, ovviamente, è che questo clima persista. Ma, poiché ciò dipende principalmente dalla capacità di spesa che le famiglie italiane avranno nei prossimi mesi, è altrettanto ovvio che solo attraverso interventi su lavoro, pensioni e tasse non ci sarà un’inversione di rotta e le attese sulla capacità di spesa e di risparmio dei consumatori non verranno tradite.

Non dimentichiamo, infatti, che anche lo scorso agosto si era parlato di trend positivo, di crescita oltre le aspettative ma poi, di fatto, molto poco è stato realizzato dal Governo per rendere strutturale questa ripresa.

Tornando ai dati, “tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in aumento, seppur con intensità diverse: la componente economica e quella futura aumentano marcatamente mentre l’incremento è più contenuto per la componente personale e per quella corrente”.

Molto probabilmente, su questo ha inciso il fatto che il mese di settembre non è proprio quello migliore per i conti degli italiani, che devono ancora smaltire le uscite straordinarie del periodo estivo pur trovandosi alle prese con l’avvio dell’anno scolastico e, quindi, con le spese relative a libri e quant’altro.

Non a caso, “aumenta il numero degli interpellati che ritiene possibile risparmiare in futuro (orizzonte temporale: 12 mesi)”.

Sul fronte delle imprese, invece, nel mese di settembre si segnala un aumento del clima di fiducia in tutti i settori (in particolare manifatturiero, costruzioni e commercio al dettaglio) ad eccezione dei servizi, dove l’indice rimane invariato rispetto al mese precedente (a quota 107,0).

E’ bene notare, infine, che a fare da traino è soprattutto il mercato estero, sia per il fatturato (+2,3% su mese, +7,1% su anno) sia per gli ordini (+6,4% su mese, +16,2% su anno).

Invece, il mercato interno segna per il fatturato -1,7% su mese e +2,2% su anno e per gli ordini rispettivamente -4,2% e +6,2%.

Insomma, nonostante i segnali positivi lanciati dall’Istat, rimane ancora molto da fare.

Istat, cala la fiducia di imprese e famiglie

di Claudia Tarantino

Il clima di fiducia dei consumatori e delle imprese, a maggio 2017, peggiora. Gli indici Istat, infatti, scendono da 107,4 a 105,4 per i consumatori e da 106,8 a 106,2 per le imprese.
Gli analisti fanno notare che “è la prima volta che entrambi sono in diminuzione da nove mesi, a partire dallo scorso agosto”.

Per le famiglie, in particolare, il clima economico passa da 125 a 124,7, quello personale da 101,5 a 100,2, mentre il clima futuro diminuisce da 110,1 a 108,1 e quello corrente passa da 105,6 a 105,2.
Per l’Istituto di statistica, “i giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese rimangono stabili (il saldo a quota -51) mentre le aspettative peggiorano (il saldo da -32 a -33); continuano ad aumentare, per il secondo mese consecutivo, le aspettative sulla disoccupazione (da 29 a 33 il relativo saldo)”.
Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori, quindi, seppur con intensità diverse, sono in calo e i giudizi sulla situazione economica rimangono stabili.

Sul fronte delle imprese, c’è una riduzione della fiducia principalmente nel settore manifatturiero (da 107,7 a 106,9) dove peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione, mentre il saldo dei giudizi sulle scorte diminuisce, e nei servizi (da 107,2 a 105,5) dove tutte e tre le componenti del clima sono di segno negativo, sia dei giudizi sia delle aspettative sul livello degli ordini sia sull’andamento degli affari.
Nelle costruzioni, invece, l’indice rimane sostanzialmente stabile (da 128 a 128,1) con un lieve calo dei giudizi sugli ordini, mentre le aspettative sull’occupazione migliorano.
Solo nel commercio al dettaglio si registra un leggero incremento, passando da 110,8 a 111,1. Ma c’è poco da gioire, perché le attese sulle vendite future sono in lieve diminuzione e le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo.