Coronavirus, Merkel: «In Germania situazione seria»

Oms: aumentano contagi e morti nel mondo

«Purtroppo dobbiamo dire di nuovo: la situazione è seria, molto seria. La terza ondata della pandemia la fa da padrone». Questo l’avvertimento della cancelliera tedesca Angela Merkel in Parlamento, presentando la modifica della legge sulla pandemia che prevede l’inserimento a livello federale del “freno di emergenza”. Merkel ha sottolineato che l’allarme arriva dai «dati dei posti occupati in terapia intensiva». «Non possiamo lasciare da soli i medici e gli assistenti sanitari. Da soli non possono vincere questa battaglia. Hanno bisogno del sostegno dello Stato, della politica, della società, di noi cittadini, di noi tutti», ha quindi aggiunto. «Il virus non perdona alcuna esitazione. Ogni indugio comporta solo che i tempi si allungano. Il virus capisce solo una cosa: la determinazione e ogni giorno conta». Intanto anche l’Oms lancia un nuovo allarme sul fronte pandemico. «In tutto il mondo – ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nella dichiarazione di apertura di un briefing incentrato su Papua Nuova Guinea e la regione del Pacifico occidentale – i contagi e le morti stanno continuando ad aumentare a un tasso preoccupante. A livello globale il numero di nuovi casi di Covid per settimana è quasi raddoppiato negli ultimi due mesi, si sta avvicinando il tasso più alto di infezione visto finora durante la pandemia». Nel mondo i casi superano ormai i 138 milioni, secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University, mentre i decessi, da inizio pandemia, sono oltre 2,9 milioni.

«Rischio trombosi più alto con il Covid-19 che con il vaccino»

A sostenerlo uno studio realizzato dall’Università di Oxford

I pazienti positivi al Sars-CoV-2 hanno maggiori probabilità di essere colpiti da una trombosi venosa cerebrale – termine tecnico che indica una rara coagulazione del sangue, a volte fatale – rispetto al normale o rispetto a chi si è sottoposto al vaccino contro il coronavirus. A sostenerlo è uno studio, realizzato da Paul Harrison e da Maxime Taquet del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Oxford e del NIHR Oxford Health Biomedical Research Center, ancora parziale poiché i dati a disposizione aumentano giorno dopo giorno. Al momento, l’indagine rivela che la trombosi venosa cerebrale è più frequente in occasione di un’infezione da Covid-19 rispetto al normale o dopo una vaccinazione contro il coronavirus: nel primo caso, il rischio è cento volte maggiore; nel secondo, invece, il rischio è compreso tra le 8-10 volte, a seconda del vaccino somministrato. Lo studio, che si basa sui casi segnalati dalle autorità sanitarie, sottolinea che su oltre 500.000 pazienti Covid-19, la CVT si è verificata in 39 su un milione di casi. In oltre 480.000 persone che hanno ricevuto un vaccino mRNA COVID-19 – nota a margine: in vaccini mRNA sono quelli prodotti da Pfizer o da Moderna –, la CVT si è verificata in 4 su un milione e in circa 5 persone su un milione dopo la prima dose del vaccino AstraZeneca-Oxford University. Cosa significa? Che rispetto ai vaccini con mRNA, il rischio di una Cvt da Covid è circa 10 volte maggiore, mentre, rispetto al vaccino AstraZeneca, il rischio di una CVT da Covid è circa 8 volte maggiore.

Coronavirus: arrivate in Italia le prime dosi del vaccino Johnson&Johnson

Dovrebbero contribuire ad un’accelerazione della campagna vaccinale

Sono state consegnate all’Italia le prime dosi del vaccino di Johnson&Johnson contro il coronavirus, il quarto approvato dall’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, dopo Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca. Nel pomeriggio, sono arrivate nell’hub nazionale di Pratica di Mare, poche ore dopo la decisione della Food and Drug Administration e dal Center for Disease Control di sospendere la somministrazione del vaccino J&J negli Usa (si veda la pagina di Esteri). Si tratta complessivamente di 184mila dosi – l’Unione europea ne ha acquistate 200 milioni e all’Italia ne spetta una quota proporzionale alla popolazione residente –, che si aggiungono alle 175mila circa dosi di vaccino AstraZeneca consegnate ieri sera. Secondo il commissario straordinario all’emergenza Covid-19, Francesco Paolo Figliuolo, il vaccino Johnson&Johnson contribuirà ad un’accelerazione delle somministrazioni, fino a permettere al nostro Paese di raggiungere il target giornaliero fissato a 500mila dosi. Al momento, quello di Johnson&Johnson è l’unico vaccino mono-dose disponibile, che può essere conservato in frigorifero e somministrato a tutte le persone con più di 18 anni. Caratteristiche che lo rendono particolarmente versatile. Secondo i test clinici, che hanno coinvolto circa 44mila pazienti, il vaccino J&J è efficace al 66%, ma può prevenire forme gravi di Covid fino al 77% dopo due settimane la somministrazione, una percentuale che sale all’85% dopo 28 giorni.

«Allo Spallanzani studio su richiami con Pfizer, Moderna e Sputnik, dopo prima dose AstraZeneca»

Dalla settimana prossima, l’ospedale Spallanzani avvierà una «sperimentazione», combinando vaccini diversi, incluso lo Sputnik V. Lo ha annunciato il direttore sanitario dell’ospedale, Francesco Vaia, spiegando che si tratterà di uno «studio a 4 bracci, con 600 volontari che si sottoporranno per la seconda dose con Sputnik o Pfizer o Moderna». La sperimentazione intende «andare incontro alle preoccupazioni di chi ha fatto la prima dose con AstraZeneca, che comunque ribadisco è un vaccino sicuro ed efficace» ma è incerto se ricevere la seconda dose. «Chiederemo l’autorizzazione ad Aifa, anche se il presidente Palù mi ha già detto che è favorevole», ha precisato Vaia.

Coronavirus, il Regno Unito si prepara alle riaperture

Johnson: «Io stesso lunedì andrò al pub»

Il Regno Unito si prepara alle riaperture. Dopo un periodo di lockdown duro e una campagna vaccinale che sta proseguendo in maniera spedita, portando un notevole calo dei casi di coronavirus e – aspetto più importante – un limitato numero di vittime registrato negli ultimi giorni, il primo ministro britannico Boris Johnson la seconda fase della road map per contrastare la pandemia di Covid. La data da ricordare per i cittadini britannici è il 12 aprile, quando verranno riaperte diverse attività commerciali, compresi i pub. «Io stesso lunedì andrò al pub», ha affermato Johnson, pur sottolineando la necessità di fare attenzione e di rispettare le regole. «Non verrà chiesto alcun certificato o “covid status” alle persone che si recheranno in negozi o pub a partire da lunedì, né pensiamo ad una cosa simile per la fase tre della roadmap», ha quindi spiegato Johnson. Anche se, ha poi aggiunto a tale proposito, «l’idea però di uno status sul vaccino può essere utile per i viaggi a livello internazionale e ci stanno pensando in molti». Il primo ministro britannico, dunque, ha confermato che non è ancora stata presa una decisione sulla ripresa dei viaggi internazionali, al momento la cosa che più preme Downing Street è evitare il rischio che i viaggiatori possano importare (di nuovo) il virus nel Regno Unito. Altra iniziativa interessante è la possibilità per l’intera popolazione, da venerdì, di effettuare due test rapidi anti-Covid alla settimana, gratuitamente, allo scopo di rafforzare il piano nazionale di prevenzione contro il coronavirus.