Roma imita Amazon sui controlli


Prima l’annuncio, poi il passo indietro, ma, di certo, il sasso lanciato nello stagno ha fatto un grande rumore. Il comune di Roma parla di rivoluzione in corso: il badge, il cartellino da timbrare che attesta la presenza al lavoro, sarà presto sostituito dalla carta d’identità elettronica, facilitando in questo modo il lavoratore. La vera rivoluzione, passateci l’ironia, sarebbe, per i romani, quella di riuscire a fare la carta d’identità elettronica in tempi umani e non con i mesi di attesa che ci vogliono ora. Ma, come al solito, il solito il diavolo si nasconde nei particolari. In questo caso, il particolare sta nel fatto che il nuovo documento elettronico è dotato di un chip che permette la geolocalizzazione. Se attuata in questi termini, la misura permetterebbe al datore di lavoro, il comune di Roma, di controllare, potenzialmente h24, tutto il personale dipendente. Se aggiungiamo il fatto che il Jobs act, modificando l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, oggi rende più facile i controlli a distanza, utilizzabili a tutti i fini del rapporto di lavoro, compreso il licenziamento, quindi, la frittata è fatta. Ma c’è anche un secondo aspetto. La carta d’identità non è cedibile ad altra persona, per cui se un’altra persona viene trovata in possesso di un documento di un altro è perseguibile penalmente, cosa che avrebbe riflessi importanti su tutti quei dipendenti infedeli che provano a timbrare in sostituzione di un collega.


Controlli sul reddito di cittadinanza


Ora scende in campo anche la Finanza. Mentre, con non poche fatiche, stanno partendo le prime convocazioni dei beneficiari presso i centri per l’impiego, una direttiva appena emanata dal comando generale delle Fiamme gialle invita a rafforzare i controlli nei confronti dei percettori del reddito di cittadinanza. L’obiettivo, chiaramente, non è tanto quello di andare a colpire i veri poveri, quanto piuttosto quello di usare il reddito di cittadinanza per andare a scovare quella platea di soggetti che naviga nel mare magnum del sommerso, che si stima pesi sulla nostra economia intorno al 15% del prodotto interno lordo, con qualcuno che si spinge fino al 20%, vale a dire una cifra fra i 20 e 35 miliardi di euro. Dai primi controlli a campione, la Guardia di finanza avrebbe già riscontrato delle incongruenze fra quanto dichiarato alla presentazione della domanda per l’accesso al reddito di cittadinanza e i dati in possesso dell’amministrazione pubblica, nell’ordine addirittura del 60-70%. Occorre, però, ricordare che gli organi ispettivi fanno precedere i controlli da una attività investigativa che serve ad individuare i soggetti a maggiore rischio frode, così che il successivo intervento è praticamente quasi a colpo sicuro. La normativa sul reddito di cittadinanza, si ricorda, prevede il carcere per chi fornisce volutamente informazioni false o omette di fornire notizia su aspetti reddituali o patrimoniali.


Malattie, in aumento i controlli


Più certificati medici, ma anche più controlli. I dati appena forniti dall’Inps evidenziano questa doppia tendenza che riguarda sia il lavoro privato che quello pubblico. Nell’ultimo trimestre del 2018, si segnala infatti un incremento dei certificati prodotti dell’1,9% nel privato e del 2,3% nel pubblico; il totale, nel corso di tutto l’anno, sale a 20,3 milioni fra i primi e a 6,8 milioni fra i secondi. Sul fronte dei controlli fra i dipendenti pubblici, il campione interessato è del 10%, per la precisione 102 ogni mille; nel settore privato, gli accertamenti sono più bassi, nella misura del 3,5%. Ebbene, l’idoneità accertata è in totale del 34%, leggermente più alta per il settore pubblico, dove larga parte delle visite ispettive è su richiesta dell’amministrazione pubblica interessata, mentre diminuisce sensibilmente (-17%) il tasso di riduzione della prognosi. Il 65% dei controlli nel settore privato è d’ufficio.