PA, faro su contratto ed efficienza


La disponibilità è stata di certo apprezzata, ma rischia di essere soltanto un palliativo nel caso in cui le risorse indicate nella legge di bilancio fossero assolutamente insufficienti per assicurare un rinnovo del contratto collettivo di lavoro del pubblico impiego in linea con le aspettative dei circa 3,6 milioni di dipendenti. Inevitabilmente, l’incontro di ieri con la neo ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, è scivolato sulla grande questione della valorizzazione economica e normativa dei dipendenti pubblici. Le organizzazioni sindacali, dalla Cgil alla Ugl più diverse altre sigle minori, erano state convocate per parlare di semplificazione della macchina pubblica, un tema sicuramente vasto, più volte dibattuto nel corso degli anni. Al di là dei singoli provvedimenti che possono essere presi per ridurre il peso della burocrazia e per rendere più efficiente l’intero sistema, è di tutta evidenza che se non si mette il dipendente pubblico in condizioni di ben operare, tutto il castello rischia di venire giù in maniera fragorosa. Ed allora, accanto alla questione salariale, si aprono altri campi di gioco, dalla formazione alla strumentazione messa a disposizione degli operatori, passando per la digitalizzazione e il ruolo degli organismi intermedi, in particolare il sindacato attraverso il patronato e i centri di assistenza fiscale, quale trait d’union fra amministrazione e cittadino.


Nuovo Ccnl per il Settore elettrico


Nove mesi per una intesa sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per gli addetti al settore elettrico. Un accordo utile per Cgil, Cisl e Uil ad accompagnare la transizione energetica, garantire il presente e governare il futuro e che l’Ugl rappresenta una giusta mediazione tra le rispettive esigenze delle parti in causa. Gli adeguamenti salariali sono previsti entro il prossimo 30 giugno, tenendo conto delle mutate condizioni di un settore fortemente sotto pressione.


Siae, finalmente si parla di Ccnl


Un accordo sottoscritto dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Cisal per superare lo stallo che si era creato nelle relazioni industriali in Siae. È infatti arrivata l’intesa che supera la nota di servizio del 27 settembre, quando in maniera unilaterale l’ente aveva comunicato l’applicazione delle sole leggi. Ora si può tornare a parlare di rinnovo del contratto collettivo.


Sanità privata, stop il 20 settembre


Un ritardo non più tollerabile che finisce per penalizzare pesantemente il personale dipendente, con ricadute negative sugli utenti che si ritrovano per un giorno senza servizi. La sanità privata si ferma il 20 settembre con uno sciopero generale che avrà momenti di mobilitazione, sicuramente molto partecipati. Cgil, Cisl e Uil stanno organizzando un corteo, mentre l’Ugl sarà dalla mattina davanti al ministero della salute, proprio a sollecitare un intervento sulle associazioni datoriali Aris e Aiop. Sciopero generale che sarà preceduto da una serie di iniziative locali, volte ad assicurare la massima mobilitazione di tutto il personale. In gioco, il rinnovo di un contratto collettivo che ritarda addirittura da dodici anni, un record assoluto dopo la firma sui contratti del pubblico impiego fra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. A conti fatti, si tratta di quasi quindici punti di inflazione da recuperare, una cosa enorme che ha riflessi concreti sul potere d’acquisto degli stipendi di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Oltre alla questione economica, vi sono altri temi aperti sui quali il sindacato sta sollecitando da tempo un confronto. Uno di questi è sicuramente la questione delle continue aggressioni nelle strutture sanitarie che riguardano indistintamente pubblico e privato convenzionato, settore nel quale è peraltro cresciuto esponenzialmente l’impiego di lavoratori con contratti esteri.


Ccnl Scuola e università, accordo raggiunto all’alba


In tempo per comunicare ai colleghi la revoca dello sciopero in programma per il 17 maggio prossimo. Dopo una lunga notte di trattative, alla presenza del premier Giuseppe Conte e del ministro leghista Marco Bussetti, è stato raggiunto alle sei di mattina un accordo sul rinnovo del contratto collettivo nazionale del personale della scuola e delle università. È stato lo stesso presidente del consiglio dei ministri a prendere l’impegno a trovare nuove risorse da investire nella scuola, a partire proprio dal contratto collettivo nazionale, così da assicurare «un congruo incremento degli stipendi che vanno adeguati alle responsabilità dei docenti». L’intesa non riguarda, però, soltanto gli aspetti economici del contratto, ma investe anche una serie di aspetti destinati ad avere una significativa ricaduta sul sistema scolastico. In primo luogo, la conferma che la scuola è unitaria su tutto il territorio nazionale, per cui non può essere oggetto di autonomia differenziata. A seguire, l’accordo prevede la stabilizzazione del personale precario, attraverso un concorso semplificato o un percorso abilitante o selettivo, mentre per quanto attiene all’università e alle Afam si apre alla maggiore flessibilità nell’utilizzo del salario accessorio e all’incremento del personale impiegato in attività di ricerca e didattica. Dal fronte sindacale si plaude convintamente al metodo del confronto adottato in questa occasione.


Bcc, accordo ponte sul nuovo contratto collettivo di lavoro


Un settore di nicchia visto che i dipendenti sono circa 35mila, che però riveste una particolare importanza nello sviluppo del territorio. È stato sottoscritto dalla Fabi e dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, con Federcasse il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale dipendente delle banche di credito cooperativo, una firma che mancava addirittura dal 31 dicembre del 2013 e che oggi si presenta come una intesa ponte valida fino al 31 dicembre di quest’anno. L’aumento medio è nell’ordine di 85 euro, mentre un secondo punto qualificante è quello relativo alla conferma del trattamento di fine rapporto. Ciò si è reso necessario alla luce del lungo processo di trasformazione che sta interessando il settore delle banche di credito cooperativo, oggi raggruppate in due grandi gruppi creditizi, più le casse di Bolzano, che mantengono, però, uno stretto collegamento con il territorio di riferimento. Proprio quest’ultima caratteristica rende il lavoro dello sportellista decisamente diverso rispetto al collega di un qualsiasi istituto di credito, associato al mondo Abi. Nessun riferimento nel corso della trattativa al tema degli esuberi, un argomento che il sindacato reputa assolutamente improponibile, proprio alla luce della mission delle banche di credito cooperativo. Allo studio, comunque, l’ipotesi fondo di solidarietà