Vacanze, con il Covid-19 crolla la spesa per la tavola


Previsto un calo del 30%

Stando a quanto emerge da una stima della Coldiretti sulla spesa turistica per il consumo di pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, l’emergenza Covid-19 ha fatto crollare del 30% la spesa turistica per la tavola, scesa per la prima volta sotto i 20 miliardi di euro dopo la costante crescita registrata negli anni precedenti. A pesare è soprattutto il crollo delle presenze dei turisti stranieri, ma anche il taglio alle spese fatto dai cittadini italiani (-13%).

 


Covid, Consumi ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni


L’analisi della Confcommercio, Carlo Sangalli: «Ci preoccupa l’aumento delle spese obbligate: pari al 44% dei consumi totali».

«L’emergenza Covid ha riportato i consumi ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni. Inoltre, ci preoccupa l’aumento delle spese obbligate delle famiglie – come affitti, bollette, assicurazioni – che erodono quasi il 44% dei consumi totali», così il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli commentando l’ultima analisi del centro studi. «Se non si interviene con decisione tagliando le tasse – avverte il numero uno dell’associazione di categoria – perderemo definitivamente la possibilità di agganciare la ripresa economica». Stando al report tra le spese obbligate, quelle legate all’abitazione sono quelle che incidono maggiormente e arrivano a toccare gli oltre 4.000 euro pro capite. Per quanto riguarda invece i consumi commercializzabili (pari a 9.095 euro pro capite nel 2020), «la componente principale – spiega l’associazione – è rappresentata dai beni con una quota sul totale consumi in lieve aumento (dal 38,4% del 2019 al 40,6%), mentre i servizi interrompono la costante crescita dal 1995 con un brusco calo nell’ultimo anno dal 21% al 15,6%; per la prima volta dal 2007, si spende più per gli alimentari che per i servizi». La crisi legata alla pandemia di coronavirus, sottolinea la Confcommercio, ha amplificato la tendenza di lungo periodo ad una compressione delle spese determinate dai gusti e dai desideri delle famiglie consumatrici a vantaggio delle spese per le quali si ha poca, o nessuna, libertà di scelta. Allo stesso tempo ha interrotto la progressiva terziarizzazione dei consumi.


Il calo dei consumi extradomestici pesa sull’agroalimentare


Secondo la Coldiretti il settore ha perso almeno tre miliardi di fatturato

Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha un effetto negativo a valanga sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di almeno 3 miliardi per i mancati acquisti in cibi e bevande sole nell’estate 2020. A dirlo è la Coldiretti, secondo cui i consumi extradomestici per pranzi e cene fuori casa sono previsti in calo del 40% durante i mesi di luglio, agosto e settembre per l’emergenza Coronavirus. «A pesare – spiega – oltre alla crisi economica è soprattutto la mancanza del turismo dall’estero con oltre 16 milioni di cittadini stranieri in vacanza in Italia nel 2019 durante i mesi di luglio, agosto e settembre che quest’anno rischiano di essere praticamente azzerati dalle preoccupazioni e dai vincoli resi necessari per affrontate l’emergenza coronavirus».


Ancora pesante l’effetto del lockdown sui consumi


A luglio PIL in calo annuo del 12,5%. Secondo la Confcommercio l’ICC si è attestato a -15,2%

I consumi delle famiglie italiane, nonostante il lieve recupero dell’attività legato alla riapertura dei negozi e all’allentamento delle restrizioni, continuano a rimanere molto al di sotto dei livelli pre pandemia. A tracciare un quadro della situazione è la Confcommercio nella consueta congiuntura. «A giugno – Spiega per l’appunto l’associazione di categoria -, nonostante quasi tutte le attività siano tornate operative e siano venuti meno i vincoli alla mobilità interna e, progressivamente, con i paesi dell’area Schengen, il recupero si è confermato difficile e complesso». Ne è un esempio l’andamento dei consumi: a giugno l’ICC (Indicatore dei Consumi della Confcommercio) ha registrato un calo del 15,2% rispetto allo stesso mese di un anno fa, un dato migliore rispetto a quello registrato in aprile, ma ancora lontano dai livelli precedenti il lockdown. Con riferimento ad alcuni settori – come il turismo, l’auto e l’abbigliamento – il centro studi parla di distanza «abissale» tra una situazione normale e quella attuale. Per quanto riguarda invece il PIL, la Confcommercio stima che a luglio l’economia italiana cresca del 4,3%, rimanendo però di di 12,5 punti percentuali inferiore ai livelli di un anno fa, mentre per quanto riguardo al secondo trimestre l’ufficio studi prevede una contrazione del Prodotto Interno Lordo del 18% rispetto ai tre mesi precedenti e del 22,5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.


Crolla la spesa per consumi


Nel I trimestre, giù anche il reddito disponibile

Nel primo trimestre del 2020, stando alle ultime rilevazioni dell’Istat, la spesa per i consumi finali del italiani è crollata del 6,4% rispetto ai trimestri precedenti. In calo anche il reddito disponibile, in questo caso dell’1,6%, mentre sale la propensione al risparmio, +6,4%, raggiungendo il 12,5%. Giù anche il potere d’acquisto delle famiglie, sceso dell’1,7% rispetto al trimestre precedente. «Le misure di sostegno ai redditi introdotte per contenere gli effetti negativi dovuti all’emergenza sanitaria – spiega l’Istituto nazionale di statistica nel commento ai dati – hanno limitato in misura significativa la caduta del reddito disponibile e del potere di acquisto delle famiglie».


Confcommercio: a maggio -30% per i consumi


Gli effetti del lockdown: permane la sofferenza delle attività legate al tempo libero

Nonostante l’allentamento delle misure anti covid-19 e la conseguente riapertura di alcune attività, a maggio i consumi degli italiani hanno registrato un nuovo crollo, diminuendo di quasi 30 punti percentuali rispetto ad un anno fa. È quanto emerge dall’analisi dell’Indicatore dei Consumi della Confcommercio, contenuta nella Congiuntura pubblicata questa mattina dall’associazione di categoria. Il dato di maggio, seppur migliore rispetto al -47% registrato alla fine di aprile, conferma però le difficoltà che stanno attraversando le attività legate al tempo libero, infatti, sono pochi i settori che a maggio hanno riportato segni “più” se confrontati con lo stesso mese dello scorso anno, e tra questi compaiono l’alimentazione domestica, le comunicazioni e l’energia: tutti consumi legati alla permanenza in casa. In generale, per il mese considerato, l’ICC indica una contrazione del 50,2% dei consumi di servizi e un -20,2% per i consumi di beni. Il calo maggiore ha interessato Alberghi e pasti e consumazioni fuori casa, con un -65,9%, legato al crollo dell’88% degli alberghi e al -60% dei pubblici esercizi. Male anche Abbigliamento e calzature, con un 54,7%; Beni e servizi ricreativi, con un 45,9%; e Beni e servizi per la mobilità, con un 45,1%. In riferimento a quest’ultimo segmento, va segnalato che il comparto delle automobili ha registrato un calo dei consumi del 35,2% rispetto allo scorso anno, quello dei carburanti del 46,4%, mentre il trasporto aereo ha riportato un calo di ben 96 punti percentuali. Stabili rispetto allo scorso anno i consumi di prodotti farmaceutici e terapeutici.