Istat: vendite al dettaglio ferme a marzo

Su base annua crescita record per i non alimentari

A marzo l’Istata ha registrato una variazione pressoché nulla per le vendite al dettaglio in generale, sintesi di un aumento delle vendite di beni alimentari (+1,9% in valore e +1,7% in volume) e un calo per i non alimentari (-1,6% in valore e -1,1% in volume). Al contrario, le rilevazioni mostrano un forte aumento tendenziale delle vendite, «che riflette i livelli particolarmente depressi che avevano caratterizzato marzo 2020, primo mese di chiusura forzata». Rispetto al marzo scorso, infatti, le vendite sono aumentate del 22,9% in valore e del 23,5% in volume, con quelle di beni alimentati aumentate del 3,7% (sia in valore che in volume) e quelle di prodotti non alimentari del 49,7% in valore e del 50,3% in volume.

Nel 2020 acquisti di beni durevoli giù del 10,3%

L’Osservatorio Findomestic

Secondo l’ultimo Osservatorio Findomestic, nel corso del 2020 gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 10,3% a 62 miliardi di euro. In particolare, emerge dall’analisi, la spesa per veicoli si è ridotta del 14,9%, a fronte di un aumento degli acquisti legati alla trasformazione tecnologica della casa: l’information technology ha registrato infatti un aumento della spesa del 29,6%, mentre per i piccoli elettrodomestici l’aumento è stato del 13,9%.

Consumi, Confcommercio: a marzo aumento annuo del 20,6%

Ma rispetto a marzo 2019 la spesa è inferiore del 19%

Dopo 13 mesi l’indicatore dei consumi della Confcommercio ha registrato una variazione tendenziale positiva. Rispetto a marzo 2020 i consumi sono infatti aumentati del 20,6%, ma c’è poco da festeggiare, visto che un anno fa in Italia si cominciavano a vedere i primi effetti della crisi legata all’emergenza sanitaria. Infatti, come spiega Confcommercio, l’aumento osservato a marzo «appare largamente insufficiente a compensare le perdite dei consumi patite un anno fa». Il livello della spesa per consumi di oggi è inferiore di un quinto rispetto a quello del marzo 2019. «In alcuni ambiti della domanda di beni – ha sottolineato il direttore dell’Ufficio studi, Mariano Bella -, in particolare abbigliamento e calzature, nel confronto con il 2019 le riduzioni di spesa in termini reali sono ancora attorno al 30%».

Consumi: nel 2020 calo del 30%, il più alto in Europa

In Germania si è registrato un -15% in Francia un -20% e in Spagna un -25%

L’Italia è il Paese europeo dove i consumi nel corso della crisi legata all’emergenza sono diminuiti maggiormente, registrando un calo del 30% a fronte del -15% rilevato in Germania, del -20% della Francia e del -25% della Spagna. È quanto emerge dal’IFO-N26 Economic Monitor. Dallo studio è poi emerso che nel corso dello scorso anno è aumentato considerevolmente il tasso di risparmio. In Germania, per esempio, i consumatori hanno accumulato il 50% in più nei propri conti bancari rispetto al 2019, in Spagna il 42% e in Francia e in Italia il 30%. Altro indicatore interessante è quello che segnala come nel corso del primo lockdown i consumi italiani siano scesi del 50% per risalire del 40% nel corso del resto dell’anno.

Consumi, nel 2020 spesa in calo del 10,8%

I dati dell’Istat, a febbraio vendite al dettaglio in calo del 5,7% rispetto allo scorso anno

Secondo l’ultima analisi dell’Istat “I conti nazionali per settore istituzionale” relativa all’intero 2020, nonostante il sostegno delle misure anti-crisi, il reddito delle famiglie è diminuito del 2,8%, mentre la spesa per i consumi finali è scesa di quasi l’11%, portando ad un forte aumento della propensione al risparmio, salita al 15,8% dal’8,2% del 2019. Per la prima volta dal 2015 risultano in calo anche gli investimenti in abitazioni, scesi di 5,5 miliardi (-8,4%). Per quanto riguarda i consumi, l’andamento è osservabile anche dal resoconto sul commercio al dettaglio a febbraio, diffuso oggi dall’Istituto nazionale di statistica. Secondo le rilevazioni, le vendite al dettaglio sono aumentate del 6,6% in valore e del 7,2% in volume su base mensile, diminuendo però rispettivamente del 5,7% e del 7% rispetto al febbraio scorso. Il confronto annuo mostra come la flessione sia legata sia alle vendite di generi alimentari (-5,5% in valore e -5,6% in volume) che di beni non alimentari (-6% in valore e -7,8% in volume). Nelle tabelle sulle forme distributive si può osservare che nella grande distribuzione le vendite sono scese del 5,8% (con calo del 6,1% i prodotti a alimentari e del 5,2% per i non alimentari), mentre per le imprese operanti su piccole superfici il calo è stato del 7,6% (-2,9% alimentati e -9,1% per quelle non alimentari). Le vendite al di fuori dei negozi sono invece scese del 6,6%. Entrando nel dettaglio della grande distribuzione, per gli esercizi non specializzati l’Istat segnala un calo del 5,7% (-6,6% per quelli a prevalenza alimentari e un +3,4% per gli esercizi a prevalenza non alimentare). Negli esercizi specializzati la debacle annua è stata invece del 6,4%.

Consumi: persi 130 miliardi a un anno dal primo lockdown

L’emergenza Covid 19 ha tagliato di quasi 130 miliardi i consumi degli italiani, crollati dell’11,8% nel 2020 rispetto all’anno precedente, arrivando a toccare il minimo dall’ultimo decennio per effetto delle restrizioni adottate per combattere la pandemia. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat ad un anno dal primo lockdown scattato con il Dpcm dell’8 marzo 2020 per la Lombardia ed alcune province e poi esteso l’11 marzo all’intero territorio nazionale.