Nuove competenze, parte il confronto con i sindacati


Videoconferenza fra Anpal e Cgil, Cisl, Uil e Ugl sul fondo del decreto Rilancio

Prima riunione operativa con i sindacati confederali per cercare di far partire il cosiddetto Fondo nuove competenze, introdotto con il decreto Rilancio e poi potenziato con il successivo decreto Agosto. Dopo un primo approccio con i gestori degli enti paritetici per la formazione continua la settimana scorsa, con la videoconferenza odierna la discussione circa la funzionalità del Fondo entra decisamente nel vivo con i rappresentanti dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, da una parte, e Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, dall’altra. Si tratta di un passaggio importate che, finalmente, dovrebbe servire a rafforzare un elemento finora rimasto pesantemente indietro, vale a dire quello della riqualificazione del personale dipendente, aspetto sempre più centrale alla luce dei profondi cambiamenti in atto che la pandemia da Covid-19 ha sicuramente accelerato. Non mancano, però, i problemi attuativi rispetto ad una norma che ha sicuramente trovato un sostegno diffuso, ma che, poi, nella sua esplicitazione pratica sta mostrando molti limiti. Fra gli aspetti più critici, la questione del cofinanziamento, rispetto al quale è necessario un chiarimento da parte della Commissione europea, e del tipo e della durata della formazione erogata al personale dipendente. La ministra Nunzia Catalfo, a suo tempo, aveva parlato di limitare gli effetti alle sole grandi vertenze dell’industria.


La sfida del lavoro post Covid-19


Vincono le nuove tecnologie e aumenta la richiesta di competenze digitali

E-commerce e smart working. Sono le trasformazioni più incisive della produzione e del lavoro durante e dopo la pandemia. Aumentano le interazioni on-line, l’uso dei social media, il commercio via web, il lavoro da remoto, già elementi significativi dell’organizzazione del lavoro negli ultimi anni e ora “esplosi” con il lockdown. Mentre l’occupazione scende – secondo Eurostat sono 14,3 milioni di cittadini Ue senza un lavoro e in Italia il tasso di disoccupazione è salito dal 6,6% al 7,8% (+1,2%) – aumenta la richiesta di competenze informatiche per organizzare questo tipo di processi produttivi e per lavorare con i nuovi strumenti forniti dalle ICT. Nella generale crisi della domanda di lavoro, non conoscono flessioni, infatti, le ricerche di personale con formazione ingegneristica e informatica e di esperti in comunicazione digitale e la richiesta di competenze informatiche ormai riguarda quasi tutte le posizioni lavorative.


Per il futuro, competenze specializzate


La futura forza lavoro avrà bisogno di una conoscenza molto più approfondita e ampia, e di competenze sempre più specializzate, perché necessarie ad occupazioni specifiche. Il dato emerge dalla ricerca “Il futuro delle competenze”, che Pearson ha realizzato in collaborazione con Nesta e Oxford Martin School. Le abilità più richieste in futuro saranno quelle che implicano spiccate competenze e abilità interpersonali, cognitive e di sistema. Circa il 10% della forza lavoro si occupa oggi di attività che cresceranno, mentre il 20% di attività che verosimilmente andranno a ridursi. In settori quali istruzione, sanità e impiego pubblico si assisterà ad una considerevole crescita dell’occupazione, mentre è poco probabile che occupazioni, pur a bassa specializzazione, in campi come edilizia e agricoltura, vadano incontro a un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Per le restanti attività lavorative, circa il 70%, non si cosa accadrà. «Riteniamo che – commenta Mario Mariani, amministratore delegato di Pearson Italia – un editore leader in ambito educational come Pearson debba svolgere un ruolo propositivo nel porre in connessione sistema formativo e sistema produttivo, dando alle nuove generazioni di studenti gli strumenti più idonei per prepararsi al futuro». (Lab/Adnkronos)