Saldi, Confesercenti: spesa sotto le attese

Quasi la metà degli italiani, il 48%, ha approfittato dei saldi invernali per fare acquisti, soprattutto vestiti e calzature, ma ha speso in media solo 118 euro a persona, una cifra al di sotto delle attese dei commercianti. È quanto emerso dal monitor della Confesercenti nei primi 30 giorni di saldi. In particolare il budget risulta inferiore del 3,3% rispetto a quanto previsto inizialmente, una tendenza  probabilmente influenzata dal clima di incertezza economica che sta caratterizzando questo inizio dell’anno.

Lavoro festivo, avviso ai naviganti

Mentre continuano le audizioni delle parti interessate – quella dei sindacati, prevista in origine per la prossima settimana, è stata rinviata di una quindicina di giorni -, sulla questione delle aperture/chiusure domenicali e nei festivi arriva uno studio prodotto da Retail Institute, l’associazione 220 aziende della distribuzione e della produzione di largo consumo. Uno studio di parte, quindi, che giunge da coloro che spingono per mantenere l’attuale disciplina. Ebbene, dalla ricerca emerge un dato non da poco. Le aziende intervistate, che messe insieme dichiarano un fatturato di 118 miliardi, occupando oltre 400mila addetti, immaginano nel settanta per cento dei casi una riduzione del personale dipendente maggiore della riduzione del fatturato. Se quest’ultimo potrebbe calare del 7 per cento, i tagli al personale potrebbero andare dal 10 a quasi il 30 per cento. I consumatori, invece, appaiono divisi fra chi vuole negozi aperti e chi sostiene il diritto al riposo.

Commercio: USA e Canada trovano l’accordo

Alla fine – circa 90 minuti dopo la scadenza imposta da Washington – gli Stati Uniti e il Canada hanno trovato un accordo per tenere in piedi il NAFTA: il North American Free Trade Agreement, cioè l’accordo di libero scambio firmato nel ’92 da Stati Uniti, Canada e Messico ed entrato in vigore due anni più tardi. A comunicare la decisione una nota diffusa da Washington e Ottawa in cui si legge che attraverso il nuovo accordo, denominato USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement), «si offrirà ai nostri lavoratori, agricoltori, allevatori e imprenditori un accordo commerciale di grande qualità, che darà luogo a mercati più liberi, a un commercio più equo e a una crescita economica solida nella nostra regione».

La depressione delle vendite al dettaglio

E la chiamano estate: secondo i dati diffusi oggi dall’Istat ad agosto 2017 le vendite al dettaglio hanno subito un nuovo calo dopo quello di luglio. Il valore si aggira intorno allo 0,3% in valore e dello 0,4% in volume rispetto al mese precedente. Anche rispetto all’anno precedente, quindi ad agosto 2016, è significativa essendo pari allo 0,5% in valore e dell’1% in volume. Aumenta il divario dei piccoli negozi (-2,4% su base annua) con la grande distribuzione (+1,4%) e i discount alimentari (+1,9%). Su base mensile calano i prodotti sia alimentari (-0,4% in valore e volume) sia non alimentari (-0,4% in valore e -0,5% in volume).
Efficace la sintesi che l’Unione dei consumatori ha utilizzato per descrivere l’andamento dei consumi in questi anni: negli ultimi dieci anni, da agosto 2007, il calo delle vendite al dettaglio è descritto coma “una voragine”. La flessione complessiva è del 7,4% e un crollo per i piccoli negozi del 16%, che raggiunge il -17,6% per le vendite non alimentari.
Insomma, non è paradossale affermare, così come indichiamo da tempo, che l’Italia, l’Italia del ceto medio, sta imboccando una diametralmente opposta da quella dell’uscita della crisi.

Istat, indice di fiducia delle imprese al top dal 2007

di Claudia Tarantino

Buone notizie arrivano dall’Istat per quanto riguarda la fiducia degli italiani rispetto all’evoluzione della situazione economica del Paese. L’indice del clima di fiducia dei consumatori, infatti, “aumenta in misura consistente, passando da 111,2 a 115,5”, tornando così sui livelli del primo trimestre 2016.

Inoltre, l’Istituto di Statistica segnala che “a settembre 2017 continua ad aumentare anche la fiducia delle imprese” toccando addirittura il livello più alto da dieci anni: l’indice composito è salito, infatti, da 107,1 del mese scorso a 108 punti, il massimo che si sia registrato dal periodo pre-crisi ad oggi (ad agosto 2007 era 109,6).

L’auspicio di tutti, ovviamente, è che questo clima persista. Ma, poiché ciò dipende principalmente dalla capacità di spesa che le famiglie italiane avranno nei prossimi mesi, è altrettanto ovvio che solo attraverso interventi su lavoro, pensioni e tasse non ci sarà un’inversione di rotta e le attese sulla capacità di spesa e di risparmio dei consumatori non verranno tradite.

Non dimentichiamo, infatti, che anche lo scorso agosto si era parlato di trend positivo, di crescita oltre le aspettative ma poi, di fatto, molto poco è stato realizzato dal Governo per rendere strutturale questa ripresa.

Tornando ai dati, “tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in aumento, seppur con intensità diverse: la componente economica e quella futura aumentano marcatamente mentre l’incremento è più contenuto per la componente personale e per quella corrente”.

Molto probabilmente, su questo ha inciso il fatto che il mese di settembre non è proprio quello migliore per i conti degli italiani, che devono ancora smaltire le uscite straordinarie del periodo estivo pur trovandosi alle prese con l’avvio dell’anno scolastico e, quindi, con le spese relative a libri e quant’altro.

Non a caso, “aumenta il numero degli interpellati che ritiene possibile risparmiare in futuro (orizzonte temporale: 12 mesi)”.

Sul fronte delle imprese, invece, nel mese di settembre si segnala un aumento del clima di fiducia in tutti i settori (in particolare manifatturiero, costruzioni e commercio al dettaglio) ad eccezione dei servizi, dove l’indice rimane invariato rispetto al mese precedente (a quota 107,0).

E’ bene notare, infine, che a fare da traino è soprattutto il mercato estero, sia per il fatturato (+2,3% su mese, +7,1% su anno) sia per gli ordini (+6,4% su mese, +16,2% su anno).

Invece, il mercato interno segna per il fatturato -1,7% su mese e +2,2% su anno e per gli ordini rispettivamente -4,2% e +6,2%.

Insomma, nonostante i segnali positivi lanciati dall’Istat, rimane ancora molto da fare.

Commercio, non si ferma la giostra delle vendite

di Annarita D’Agostino

Non si ferma la giostra delle vendite: se a giugno si registra un incremento di quelle al dettaglio, nel trimestre aprile-giugno diminuiscono sia in valore che in volume. I dati, diffusi dall’Istat, confermano l’andamento incerto e debole del mercato interno: il +0,6% registrato a giugno viene sterilizzato dalla flessione del trimestre aprile-giugno (-0,3% sia del valore che dei volumi).
In dettaglio, a giugno 2017 il valore delle vendite registra una crescita dello 0,6% rispetto al mese precedente, sintesi dell’aumento dello 0,9% della componente alimentare e dello 0,5% di quella non alimentare. Crescono anche i volumi (+0,8%, dovuto all’incremento dell’1,3% delle vendite di alimenti e dello 0,6% di altri prodotti non alimentari). Invece, nel trimestre scorso il valore delle vendite è diminuito dello 0,3% a causa della flessione dello 0,3% per i prodotti alimentari e dello 0,2% per i prodotti non alimentari. Il volume totale delle vendite (-0,2%) diminuisce a causa di una riduzione dello 0,2% delle vendite alimentari e dello 0,3% di quelle non alimentari.
Segnale di un paese impoverito che stenta a ripartire è anche l’incremento delle vendite nei discount, superiore a quello dei supermercati ed ipermercati. Resta critica anche la situazione delle imprese più piccole, fino a 5 addetti, che rappresentano la larga maggioranza del tessuto produttivo del Paese: a giugno il valore delle vendite diminuisce, in termini tendenziali, dell’1,1%.
Dunque, i numeri segnalano che siamo ben lontani dalla ripresa: come osserva il Codacons, “il 2017 doveva essere l’anno della ripresa definitiva dei consumi ma, alla luce dell’ Istat, i numeri appaiono ancora ‘ballerini’ e non permettono di parlare di crisi finita per il settore del commercio”.
Peraltro, Coldiretti fornisce una lettura interessante dell’incremento dei consumi degli italiani: secondo l’associazione degli agricoltori, il caldo record dell’estate stravolge il carrello della spesa alimentare incrementando del 3% l’ortofrutta, del 17% i consumi di acqua e addirittura del 19% quelli dei gelati in cono, “vere star del mercato”. “L’anomalia climatica – sostiene la Coldiretti – ha influenzato comportamenti e consumi con gli italiani che non escono di casa, cucinano meno e fanno aumentare gli acquisti di cibi pronti e rinfrescanti, oltre che di bibite e frutta, che ha fatto registrare nel 2017 il record degli acquisti degli ultimi 17 anni”. Allo stesso tempo, però “nelle campagne si soffre per i prezzi in calo fino al 40%, che non coprono i costi di produzione per effetto delle distorsioni del mercato”. Anche il fattore caldo è precario.