Coronavirus, il conto salato del lockdown per bar e ristoranti

Secondo le stime formulate da Fiepet Confesercenti, i pubblici esercizi come bar, ristoranti e altre attività della somministrazione a causa del lockdown hanno perso in media circa 55 mila euro di fatturato per un totale di 11,5 miliardi di euro di ricavi “svaniti”, quasi il 30% del totale annuo. «La salute pubblica è la priorità, e i pubblici esercizi hanno mostrato i massimi livelli di collaborazione. Il lungo periodo di fermo, però, è stato disastroso: moltissime imprese rischiano di chiudere per sempre, decimando uno dei settori d’eccellenza italiani», ha commentato il presidente nazionale di Fiepet, Giancarlo Banchieri. Il settore dei pubblici esercizi – bar, ristoranti, pizzerie, catene di ristorazione, catering, discoteche, pasticcerie, stabilimenti balneari – con 30 miliardi di euro di perdite è in uno stato di crisi profonda con il serio rischio di veder chiudere definitivamente 50.000 imprese e di perdere 300 mila posti di lavoro, avverte invece la Fipe Confcommercio, secondo cui le misure di «sostegno per il comparto sono ancora gravemente insufficienti e non si intravedono le condizioni di mercato per poter riaprire». Per la Federazione italiana pubblici esercizi, infatti,  gli interventi messi in campo finora dal Governo Conte sono insufficienti. La liquidità, per esempio, non è ancora arrivata e la garanzia al 100% dello Stato per importi massimi di 25 mila euro è una cifra lontanissima dalle effettive esigenze delle imprese.

Coronavirus, 500mila gli esercizi aperti durante l’emergenza

Sono mezzo milione gli esercizi commerciali e dei servizi alla persona, al cui interno lavorano 800mila dipendenti, che restano aperti in base al decreto del Governo anti-coronavirus. Fra questi, più di 230mila riguardano il settore alimentare, che assicura una copertura capillare sull’intero territorio nazionale. E’ quanto mostra una elaborazione di Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio.

Commercio, calo delle vendite

Vendite al dettaglio giù a ottobre, pesano quelle non alimentari

A ottobre l’Istat ha registrato un calo delle vendite al dettaglio dello 0,2%, legato principalmente a quelle di beni non alimentari, mentre per quelle alimentari si registra un aumento. Meglio il confronto annuo, che mostra una crescita delle vendite totali dell’1,% in valore e dello 0,8% in volume.

USA-Cina, prosegue il dialogo

Al via oggi il secondo giorno di colloqui dopo la ripresa delle trattative tra l’amministrazione statunitense e il governo cinese per trovare un accordo che possa raffreddare la guerra commerciale tra i due Paesi. Oggi il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incontrerà infatti il presidente cinese Liu He direttamente alla Casa Bianca, lasciando trasparire una distensione dei toni tra le parti. Una notizia positiva che si aggiunge al commento che il presidente USA ha rilasciato su Twitter in seguito alla prima tranch di colloqui, avvenuta ieri tra la delegazione guidata dal rappresentate per il Commercio Robert Lighthizer e dal vicepremier He: «I negoziati con la Cina sono andati molto bene», ha scritto infatti il tycoon. Segnali che hanno incoraggiato gli investitori, con le borse asiatiche e europee che in mattinata hanno registrato forti rialzi: Tokyo in chiusura ha registrato una crescita dell’1,15%, mentre Parigi e Milano viaggiavano intorno all’1%. Meglio Francoforte vicina al 2%, mentre Londra continua a pagare le incertezze sulla Brexit, rimanendo intorno al quarto di punto. C’è forte attesa quindi per l’esito dei colloqui, soprattutto ora che le aspettative su un accordo sono leggermente più alte rispetto alla vigilia.

USA e Cina, prove d’intesa

A inizio ottobre riprenderanno i negoziati tra Stati Uniti e la Cina sul commercio. A confermarlo è stato il ministro del commercio cinese, che ha spiegato che i capo negoziatori delle parti hanno concordato di prendere azioni congiunte per creare un contesto favorevole per le consultazioni bilaterali.

Nel frattempo, secondo una ricerca realizzata da Gabriel Zucman, economista presso l’Università della California e ripresa da ItaliaOggi, i paradisi fiscali costano, in termini di mancato gettito fiscale, circa 800 miliardi di dollari. I singoli contribuenti hanno occultato offshore oltre 8,7 miliardi di dollari.

Commercio, i saldi non aiutano

Poteva andare meglio: i saldi non hanno spinto le vendite, rimaste pressoché stabili rispetto a quelle registrate lo scorso anno. A rivelarlo è la Federazione Moda Italia, sottolineando che il possibile aumento dell’Iva – dal 1° gennaio 2020 l’imposta crescerà automaticamente se non verranno disinnescate le clausole di salvaguardia – spaventa i commercianti italiani, perché potrebbe avere effetti negativi sui consumi delle famiglie italiane. L’indagine, che ha coinvolto un panel di imprese commerciali associate, rivela che secondo il 55% degli operatori le vendite sono stabili o in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. All’avvio delle svendite estive, la stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio, era di una spesa in media poco meno di 230 euro a famiglia, circa 100 euro pro capite, per un valore complessivo intorno ai 3,5 miliardi di euro. Intanto la vera preoccupazione dei commercianti è ora rappresentata dall’Iva. «Tra i capi maggiormente venduti nell’abbigliamento, bermuda, t-shirt, abitini e camicie. Nelle scelte delle calzature prevalgono sandali sneakers e scarpe sportive», si legge nella nota stampa. Per avere il bilancio definitivo sull’andamento dei saldi, sarà necessario aspettare settembre, anche se, ha osservato il presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi, «un dato è già certo, purtroppo: la stagione primavera/estate, meteorologicamente disastrosa per non dire addirittura drammatica dal punto di vista delle vendite, non sarà recuperata».