Ilva disattende i patti ed annuncia la Cigs per 1.400 dipendenti


La settimana dei patti disattesi. Quello che sta succedendo sull’asse Napoli-Taranto richiama ancora una volta la leggerezza con la quale le multinazionali prendono alcune decisioni, destinate a pesare enormemente in termini occupazionali e sociali. Prima la Whirlpool con l’annuncio della chiusura del sito di Napoli, che seguirebbe il depotenziamento degli altri due stabilimenti campani; ora ArcelorMittal, che guida la cordata della nuova Ilva, annuncia la volontà di procedere alla cassa integrazione straordinaria per 1.400 dipendenti per tre anni, adducendo presunte difficoltà di mercato per i prodotti siderurgici. In entrambi i casi, si tratta di un venir meno agli impegni presi con le istituzioni nazionali e locali e con i sindacati nell’autunno scorso. La decisione sull’Ilva è stata accolta negativamente dalle organizzazioni sindacali, con le federazioni di categoria, dalla Cisl alla Ugl, passando per la Cgil e la Uil, supportate dai rispettivi segretari generali che richiamano ArcelorMittal al rispetto degli impegni presi. Una decisione giudicata inaccettabile, proprio nel momento in cui, come aveva potuto testimoniare lo stesso segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, che aveva visitato lo stabilimento tarantino un paio di settimane fa, si stava avviando un positivo percorso di ripresa, anche con una attenzione al tema ambientale, molto sentito dalla cittadinanza locale.


Cessazione, ecco le regole per la Cigs


Il ministero del lavoro spiega come funziona per filo e per segno l’accesso alla cassa integrazione per cessazione. La misura è stata reintrodotta nel nostro ordinamento con il cosiddetto decreto emergenze, il quale contiene, fra le altre cose, le disposizioni per fronteggiare il grave disastro del crollo del ponte Morandi a Genova. La reintroduzione di tale tipologia di ammortizzatore sociale era stata caldeggiata dal sindacato nelle scorse settimane, trovando una sponda interessata da parte del ministro Luigi Di Maio che aveva subito sostenuto l’ipotesi. Ora la circolare appena diffusa dal ministero illustra i vari passaggi che servono. In primo luogo, è necessario che l’impresa cessata o in cessazione stipuli un accordo con il sindacato in sede governativa; è possibile anche la partecipazione del ministero dello sviluppo economico e della regione interessata. L’accordo prevede la definizione di un piano di reindustrializzazione o un programma di politiche attive.


Cigs, dodici mesi di proroga


La soluzione è arrivata prima del previsto e la cosa non può che essere positiva. Nei giorni scorsi, le organizzazioni sindacali avevano sollevato la questione della prossima scadenza degli ammortizzatori sociali, paventando l’ipotesi di almeno 30mila lavoratori privi di occupazione e di reddito già a fine dicembre. Il ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, aveva preso nota, assicurando che il governo sarebbe intervenuto con una proroga degli ammortizzatori sociali. L’idea iniziale era quella di utilizzare la legge di bilancio, ma, a quel punto, sarebbero rimaste scoperte alcune settimane di dicembre. Ed allora, il Consiglio dei ministri ha deciso di utilizzare il primo provvedimento urgente disponibile, vale a dire il decreto-legge che contiene, fra le altre cose, le misure su Genova e la Liguria, messe in ginocchio dal crollo del Ponte Morandi. Con un accordo in sede ministeriale, la cassa integrazione potrà essere prorogata fino a dodici mesi.