Centrodestra in piazza il 2 giugno


Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia scenderanno insieme in piazza. Dopo alcune divergenze, il centrodestra è tornato unito e con un obiettivo: dare voce agli italiani «dimenticati dal governo Conte» durante questa emergenza sanitaria. È stata scelta anche una data, simbolica: il 2 giugno, festa della Repubblica. Decisive, per trovare un’intesa, le chiamate di ieri tra i tre leader Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Alle iniziative, che si terranno (ovviamente) nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria e contemporaneamente in diverse città italiane – i dettagli verranno resi noti nelle prossime settimane –, potranno partecipare anche le associazioni, le categorie e le famiglie italiane. «In questo momento le bandiere di partito non mi interessano», ha spiegato il leader della Lega Matteo Salvini, parlando all’emittente televisiva ligure Primocanale. Se il centrodestra appare una coalizione unita, lo stesso non si può dire della maggioranza: negli ultimi giorni, Italia viva sta facendo pressione sul presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per ottenere maggiore “peso” negli equilibri di governo. Due, in particolare, sono i temi cari a Italia viva: la prescrizione e il piano “shock” sulle infrastrutture e i cantieri per la ripartenza economica dell’Italia. La stabilità dell’esecutivo è precaria e la mozione di sfiducia al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede – il voto è in programma per domani –, rappresenta sicuramente un importante banco di prova. Sicuramente a favore della sfiducia voteranno le forze di centrodestra – Salvini, Berlusconi e Meloni hanno concordato che «mercoledì» in Senato saranno presenti tutti i gruppi parlamentari –, cosa farà, invece, Italia viva? Difficile dirlo, ad oggi. Anche se c’è chi sostiene di saperlo: «Sono convinto che la maggioranza voterà compatta. Il ministro della Giustizia è il capodelegazione del Movimento 5 stella al governo ed è un ministro importante», ha detto il capo politico del M5s, Vito Crimi, parlando a SkyTg24. «Se qualcuno nella maggioranza vota la sfiducia ovviamente è una sfiducia al governo», ha proseguito.


Dl Rilancio, centrodestra all’attacco del decreto


Da Salvini a Meloni, i leader dell’opposizione hanno criticato le misure

Il dl Rilancio, varato ieri dal governo, non piace alle forze di centrodestra. «I primi messaggi ricevuti sono di italiani fra il preoccupato e l’arrabbiato», ha osservato il leader della Lega, Matteo Salvini, commentando le misure del decreto a TeleLombardia. Qualche critica anche sulle lacrime del ministro per le Politiche agricole, Teresa Bellanova, al momento dell’annuncio della regolarizzazione di migliaia di lavoratori stranieri: «Ha pianto per i problemi immigrati da regolarizzare, ci si sarebbe aspettati impegno e sofferenza per cittadini italiani in difficoltà», ha commentato Salvini. Nel testo sono previsti 55 miliardi di euro da destinare a famiglie e imprese. Ancora non è chiaro, però, quando questi soldi saranno a disposizione dei destinatari. Dovrebbero esserlo il prima possibile, ha commentato il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ad Agorà su Rai Tre. «I soldi devono arrivare rapidamente ai cittadini che non riescono ad andare avanti: non basta elencare i soldi che si investiranno, i soldi devono arrivare rapidamente altrimenti siamo alle chiacchiere e alle promesse», ha osservato. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, la pensa allo stesso modo: «Il Parlamento ha autorizzato il Governo a spendere in deficit 80 miliardi per fronteggiare l’emergenza. Conte non dovrebbe raccontarci quante risorse spenderà, ma quando arriveranno a famiglie e imprese», ha scritto su Facebook.


 


Salvini: «È una truffa: siamo contrari al Mes»


Giorgia Meloni chiede invece maggiore chiarezza al governo nella gestione dell’emergenza sanitaria

No al Mes, maggiore responsabilità e più chiarezza da parte del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, no ad un esecutivo affidato all’ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Queste sono alcune delle richieste, in ordine sparso, dei leader del centrodestra. Sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, le forze di opposizione sono state piuttosto chiare – l’Italia non deve attivarlo, questa è la posizione comune a Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – e oggi il leader leghista, Matteo Salvini, ha ribadito che si tratta di «una truffa». «Fa rima con fregatura, rapina e furto», ha detto, intervenendo in collegamento a Telelombardia. Riferendosi a quanti, invece, non hanno escluso la possibilità di utilizzare il Mes, Salvini ha replicato che «possono mettere tutti gli aggettivi che vogliono: light, leggero, simpatico, carino», ma «è una truffa e chiunque parli in Europa o peggio al governo in Italia di Mes fa il male dei nostri figli». Al governo, poi, il centrodestra ha (sempre) chiesto maggiore chiarezza nella gestione dell’emergenza. «Come tutti gli italiani spero anche io che si riapra prima possibile, ma non faccio propaganda su questo, ci vuole responsabilità e chiedo al governo altrettanta responsabilità», ha detto la leader di FdI, Giorgia Meloni, intervenendo a L’Aria che tira, su La7, commentando l’annuncio del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, poi rettificato di un prolungamento della quarantena. Ad esempio, ha proseguito Meloni, «sul jogging o sull’uscita dei bambini ci sono state tante voci diverse che hanno detto cose diverse, così noi diciamo che ci sono troppe voci che parlano, e non si capisce. Per questo sin dall’inizio avevamo chiesto un commissario unico, così i messaggi non sarebbero stati altalenanti». Un eventuale governo guidato da Draghi? L’opzione non piace al leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: «Non credo che questo sia il momento di cambiare, ora è il momento di stringersi attorno a chi deve prendere le decisioni», ha replicato a Radio 101.


Il centrodestra a Conte: «Serve più coraggio: chiudere tutto»


Lega e Fratelli d’Italia chiedono al governo la chiusura di tutte le attività, ad eccezione di alimentari, farmacie, parafarmacie e delle industrie

Le misure introdotte dal governo per contenere la diffusione del nuovo coronavirus? Non sono sufficienti. Ad esserne convinti sono i leader di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che chiedono misure ancora più restrittive. Ovvero? «Chiudere tutto, così non basta», spiega Matteo Salvini, intervenendo nel corso di una diretta Facebook e aggiungendo: Porteremo le nostre proposte di modifica all’ultimo decreto del governo. Serve più coraggio. Che tradotto significa: far chiudere tutti gli esercizi commerciali, ad eccezione di alimentari, farmacie e parafarmacie. «Ho letto il decreto tutta la notte, non basta: leggo che possono rimanere aperti ferramenta, lavanderie, profumerie e tabaccherie. C’è la metro a Milano affollata. Le cose o si fanno o non si fanno», ha aggiunto a Radio24 l’ex ministro dell’Interno. La linea di Salvini è chiara: fermare il paese per due settimane, per il bene della salute pubblica, e poi ripartire insieme. «Altrimenti è la solita cosa». A chi lo potrebbe accusare di strumentalizzare la crisi sanitaria, replica: Da dieci giorni non stiamo facendo l’opposizione, stiamo facendo proposte. Un paio di settimane fa, la posizione del leader leghista era un’altra – tenere tutto aperto (musei, teatri, cinema…) –, cosa lo ha convinto a cambiare idea? «Quando i medici mi portano 30% aumento numero dei contagi e mi dicono se non limitiamo i contagi è una catastrofe, allora fermiamo tutto e sono stati gli stessi imprenditori a chiederlo. Tanti stanno chiudendo spontaneamente». A pensarla così è anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Resta (quasi) tutto aperto. Di fatto si tratta solo di una modesta estensione del decreto approvato due giorni fa forse non c’era bisogno di andare in televisione ad annunciare novità epocali: in questo modo si rischia di creare solo ulteriore caos e sconcerto tra gli italiani. Sono ore difficili, ribadiamo la nostra volontà di collaborare ma chiediamo al Governo più serietà e meno smania mediatica». Dopo le critiche, le proposte: «Sospendere subito la scadenza del 16 marzo di Iva, contributi e tributi vari. Niente tributi, scadenze, cartelle, adempimenti finché non è finita l’emergenza coronavirus. Lo abbiamo già chiesto al governo, lo ripeteremo con determinazione oggi al tavolo tecnico con il ministro Gualtieri».


Coronavirus, le proposte del centrodestra per affrontare l’emergenza


In conferenza stampa, Salvini e Meloni hanno offerto la loro collaborazione al governo

In un momento di difficoltà come quello attuale, il centrodestra tende la mano al governo, chiedendo di collaborare per affrontare insieme la situazione di emergenza causata dall’epidemia del nuovo coronavirus. Questione di responsabilità. «Speriamo di costruire un percorso insieme e poi vedremo», ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo nel corso della conferenza stampa di presentazione delle proposte pensate dal centrodestra per tutelare famiglie e imprese colpite dal nuovo coronavirus. Al suo fianco, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Che ha osservato: «Sinora non abbiamo trovato l’attenzione e l’unità che speravamo da parte del governo. Ma ora facciamo un passo avanti, orgogliosi della nostra unità e delle nostre proposte. Ora speriamo che le cose cambino e che veniamo ascoltati». Cosa chiede, propone, il centrodestra? Misure sul fronte sanitario – assicurare un numero adeguato di posti in terapia intensiva, un piano per la tempestiva attivazione di nuovi presidi, aumentare il personale medico anche ricorrendo al corpo militare della Croce Rossa –, e per le imprese: assicurare la liquidità introducendo una moratoria fiscale, sospendere il pagamento dei mutui e la restituzione dei prestiti per le imprese in difficoltà e, infine, la proroga della scadenza di febbraio della rottamazione-ter delle cartelle esattoriali. Tra le proposte, ce ne sono diverse anche per tutelare le famiglie – introduzione bonus statale per chi ha bisogno di badanti e congedi parentali al 70% a carico dello Stato o bonus babysitter da 500 euro mensili – e i lavoratori: estendere la cassa integrazione in deroga, la flessibilizzazione dell’utilizzo della forza lavoro superando i vincoli imposti dal dl dignità. E ancora: la reintroduzione dei voucher e la sospensione sia della sugar tax e che della plastic tax. Queste sono le proposte, adesso spetta al governo fare la sua parte. Il centrodestra, ha assicurato Salvini, la farà: «Ci comporteremo in Aula conseguentemente a quello che succederà nei prossimi giorni: sinora non siamo stati coinvolti per nulla. Io prima di rinviare un referendum, un colpo di telefono l’avrei fatto. Sette miliardi bastano per una settimana. Speriamo di costruire un percorso insieme e poi vedremo».


Salvini: «La sovranità appartiene al popolo»


Nelle democrazie (vere) l’elettorato decide chi deve governare. E le ultime elezioni Regionali in Emilia-Romagna e Calabria hanno mostrato chi dovrebbe farlo. In Calabria, il successo del centrodestra è stato evidente. In Emilia-Romagna, al netto della vittoria del candidato di centrosinistra, Stefano Bonaccini, invece, la coalizione di centrodestra – Lega, Fratelli d’Italia…– ha ottenuto comunque un consenso elevatissimo, specie considerando il passato della regione, storicamente di sinistra. «La Lega ha preso il 32% in Emilia Romagna e il centrodestra il 45%, è un risultato che non ha precedenti nella storia», ha osservato il leader leghista, Matteo Salvini, in collegamento telefonico con 7 Gold, ribadendo di avere «buoni rapporti con tutti» gli esponenti dell’area. «Li ho sentiti, li ho visti, Berlusconi, Meloni, Toti…», ha aggiunto. «È importante che una squadra abbia dentro tutti e che tutti abbiano grandi ambizioni e aspirazioni. Poi chi fa cosa lo decidono gli elettori». «È chiaro che se in Emilia Romagna come a livello italiano gli elettori decidono che la Lega è il primo partito, noi rispettiamo la volontà degli elettori. Per me la sovranità appartiene al popolo, non alle segreterie. È bello che si cresca tutti insieme ma poi la parola spetta al popolo, non ad altri», ha concluso.