Blutec: c’è la cassa integrazione


Firmato oggi al ministero del Lavoro l’accordo di conversione della cassa integrazione per gli operai dello stabilimento Blutec di Termini Imerese, nel palermitano. Il provvedimento arriva dopo la revoca degli ammortizzatori sociali precedenti e l’inserimento dell’azienda nell’area industriale di crisi complessa. L’accordo permetterà di velocizzare la procedura di erogazione che ha bisogno adesso dell’istanza da parte dell’azienda e dell’autorizzazione definitiva da parte del ministero. Il tavolo, secondo quanto riferito dai sindacalisti Fiom, è stato ottenuto in tempi brevissimi perché è dal mese di giugno che i lavoratori non percepiscono indennità. L’accordo è importante perché permette di traghettare l’azienda verso l’amministrazione straordinaria, in particolare il sito di Termini Imerese. Sfumata giorni fa la possibilità di un concordato preventivo, per la Blutec era rimasta solo la strada dell’amministrazione straordinaria, iniziata per volontà dell’amministratore giudiziario, Giuseppe Glorioso, che ha permesso così di evitare la chiusura del gruppo dell’indotto auto.


Triste boom della cassa integrazione


Senza usare le frasi ad effetto tipiche di un ex segretario di partito, conosciuto anche per avere lanciato le lenzuolate sul versante delle liberalizzazioni, è evidente a tutti che abbiamo un grosso problema in Italia con il sistema degli ammortizzatori sociali. Sono i numeri a confermarlo. Cresce la cassa integrazione ordinaria a settembre, con un incremento del 45,2% rispetto al mese precedente e di poco meno del 3% nel confronto con lo stesso mese dello scorso anno, soprattutto per effetto dell’aumento che si è registrato nell’industria. Ma è soprattutto la cassa integrazione straordinaria a fare un doppio balzo, assolutamente fuori controllo. Da qualsiasi parte la si voglia leggere, i numeri sono da brividi. Rispetto a settembre 2018, la crescita è del 99,2%; diventa del 359% su base mensile. È vero che agosto è solitamente un mese di transizione, ma è pur vero che siamo davanti a numeri percentuali con pochi precedenti nella storia. Stando così le cose, si guarda con estrema preoccupazione a cosa accadrà nei prossimi mesi, considerando le quasi 160 vertenze aperte al ministero dello sviluppo economico e i vincoli derivanti dalle modifiche introdotto dal Jobs act, con il passaggio dal quinquennio fisso a quello mobile, che, nei fatti, riduce i margini di movimento nella gestione delle crisi, il superamento della mobilità per la Naspi e l’obbligatorietà degli accordi di solidarietà.


Cassa straordinaria in forte crescita


Il nuovo (o la nuova) ministro del lavoro, se il tentativo di Giuseppe Conte di dare vita ad un governo giallo-
rosso fra Movimento 5 Stelle e Partito democratico avrà successo, fra le tante cose che si ritroverà a dover
affrontare, dovrà mettere sicuramente l’attuale andamento occupazionale. Se è vero che occupazione e
disoccupazione sono rispettivamente ai massimi storici e ai minimi da quasi un decennio a questa parte, è
pur vero che i dati Inps sul ricorso alla cassa integrazione sono comunque preoccupanti. I numeri dei mesi
della crisi più forte sono sicuramente lontani, però a luglio le ore autorizzate di cassa integrazione sono
cresciute del 33,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ciò che preoccupa maggiormente è
l’impatto sulla cassa integrazione straordinaria (+50,2%), lo strumento impiegato quando l’azienda si trova
in una situazione di difficoltà conclamata e non temporanea. Positivo, invece, il crollo degli ammortizzatori
in edilizia.


Blutec, Di Maio promette la Cig


Dopo le proteste dei giorni scorsi, il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio, ha annunciato l’imminente emanazione di una norma urgente che consenta ai lavoratori della Blutec di Termini Imerese di accedere alla cassa integrazione. Una buona notizia, quando si concretizzerà, che rappresenta una boccata d’ossigeno, anche se rimane il grande punto interrogativo relativo alla reindustrializzazione dell’area produttiva siciliana. Dopo l’uscita di scena della Fiat, gli stabilimenti in provincia di Palermo hanno attirato l’attenzione di diversi investitori, senza però arrivare ad un progetto imprenditoriale capace di dare certezze occupazionali. L’ultima avventura, quella della Blutec, si è conclusa nei tribunali con la conferma del sequestro di 16 milioni di euro nei confronti dei vertici societari. Fra diretti ed indotto, sull’area insistono circa mille lavoratori, numeri importanti per una regione come la Sicilia.


Ilva di Taranto, muri contrapposti


Fumata nera al vertice sull’Ilva. ArcelorMittal, anche in assenza di un accordo sindacale, non si ferma, per cui la procedura per la cassa integrazione ordinaria per 1.395 dipendenti dello stabilimento di Taranto prosegue sulla base delle richieste formulate nelle passate settimane, vale a dire 13 settimane di stop. La reazione del sindacato non si è fatta attendere: le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl hanno infatti subito proclamato uno sciopero di 24 ore sui tre turni di giovedì 4 luglio. La scelta della data non è casuale; nello stesso giorno, è previsto un incontro al ministero dello sviluppo economico sulla spinosa questione dell’immunità penale agli attuali amministratori su fatti ed atti compiuti dai predecessori. Un aspetto quest’ultimo che ha provocato una divisione all’interno della stessa compagine governativa, con il Movimento 5 Stelle fermo nella revoca dell’immunità e la Lega, viceversa, più possibilista.


Ex Om, si sblocca la cassa in deroga


Potrebbe essere un passo decisivo verso la positiva conclusione di una vertenza che si trascina ormai da
anni, quasi otto per la precisione. Le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl hanno sottoscritto il
verbale di accordo, presso la regione Puglia, che riconosce la cassa integrazione in deroga per lo
stabilimento ex Om Carrelli e Tua industries di Modugno. In totale si tratta di 189 dipendenti, coinvolti loro
malgrado nel fallimento di Tua industries che era subentrata alla Om Carrelli. A questo punto, si giocano
due partite parallele: da una parte quella amministrativa per assicurare il prima possibile un sostegno al
reddito al personale coinvolto; dall’altra, quella di provare a rilanciare uno stabilimento, la cui attività è
fondamentale in un tessuto territoriale che, evidentemente, non abbonda di occasioni di lavoro. Salvo
imprevisti, da gennaio 2020, 128 dipendenti dovrebbero tornare a lavoro per la Selectika nel riciclo di carta
e vetro.