Caso Gregoretti


Depositata richiesta udienza preliminare

La richiesta di fissazione dell’udienza preliminare per l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, coinvolto nel caso Gregoretti, è stata depositata dalla Procura di Catania nella segreteria del Giudice per le indagini preliminari. Lo rende noto l’ANSA, citando una «fonte informata». Il leader della Lega è indagato per sequestro di persona per la ritardata autorizzazione allo sbarco dei migranti che erano su nave Gregoretti. Il presidente dei Gip di Catania, Nunzio Sarpietro, sta studiano il fascicolo per la sua assegnazione. Mentre la data dell’udienza non è stata decisa.


Caso Gregoretti, Salvini: «Non sono preoccupato»


«Difendere i confini è un dovere di ogni cittadino»

Matteo Salvini è sereno. Nonostante tutto. «Seguirò con attenzione quanto accadrà, senza alcun timore o preoccupazione», ha detto, commentando, nel corso di una conferenza stampa presso la Stampa estera, l’autorizzazione a procedere contro di lui concessa ieri dal Senato al Tribunale dei ministri di Catania. L’ex ministro dell’Interno è accusato di sequestro di persona aggravato per aver posticipato lo sbarco di oltre 130 migranti dalla nave Gregoretti. «L’articolo 52 della Costituzione, sul quale ho giurato da ministro, prevede che la difesa della patria è un dovere per ogni cittadino, quindi non penso che quanto ho fatto a maggior ragione da ministro comporterà alcuna condanna», ha osservato. «Mi aspetto – ha aggiunto, parlando al Tg2 – un giudizio imparziale perché mi sento un italiano vero, non un criminale».


A processo sul caso Gregoretti


È una priorità per l’Italia la difesa dei confini, non lo è mandare a processo un ex ministro dell’Interno per averli difesi. Oggi l’Aula del Senato è stata chiamata ad esprimersi sull’ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d’Italia per negare la richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale di Catania nei confronti di Matteo Salvini. Il Tribunale dei Ministri di Catania contesta all’ex capo dell’Interno l’ipotesi di sequestro di persona per i 131 migranti, rimasti per quattro giorni sulla nave militare prima dello sbarco ad Augusta il 31 luglio 2019. Il voto del Senato – palese e a maggioranza assoluta dei componenti – sarà definitivo e l’esito finale sarà ufficializzato in serata perché le urne resteranno aperte fino alle 19 circa per lasciare il tempo a tutti di esprimersi. I senatori sono chiamati a decidere solo se «l’atto è stato compiuto nell’interesse pubblico», ha spiegato la senatrice della Lega, Giulia Bongiorno, sottolineando che «è in gioco anche l’indipendenza dei poteri, l’autonomia del potere politico». L’Aula ha deciso per il sì.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo in Senato ha chiesto al suo gruppo parlamentare di far «decidere ad un giudice se ho difeso il mio Paese o sono un criminale». Si tratta per l’ex ministro degli Interni ed ex vice premier nel primo Governo Conte della seconda accusa di sequestro di persona per aver impedito lo sbarco di immigrati clandestini che si trovavano a bordo di navi della Marina militare italiana, rivoltagli in entrambi i casi dallo stesso Tribunale dei Ministri che oggi lo accusa, quello di Catania. All’epoca, il blocco in porto della nave Diciotti della Marina militare e dei 144 immigrati clandestini soccorsi in mare che si trovavano a bordo. Il Tribunale chiese al Senato l’autorizzazione a procedere contro Salvini, il Senato, con il voto determinante del Movimento 5 Stelle, all’epoca alleato della Lega, respinse la richiesta. Salvini ha sempre spiegato che il trattenimento dei migranti a bordo delle navi militari era una strategia per costringere i Paesi europei a rendersi disponibili ad accogliere i migranti e a cambiare il sistema in vigore, obiettivo peraltro messo nero su bianco nel contratto di governo sottoscritto nel 2018 tra M5s e Lega, mentre è cambiata la strategia del M5s che, non essendo più alleato della Lega, ha votato insieme al Pd per autorizzare il processo nei confronti di Salvini. Mentre l’Italia non riesce più a crescere e gli italiani se ne vanno via.


Caso Gregoretti, Salvini: «Sono tranquillo»


Mercoledì il voto su autorizzazione a procedere

Si dice «tranquillo», il leader della Lega Matteo Salvini. Si definisce tale, anche se è consapevole di una cosa: «È sicuro che passerà la richiesta di processo ai miei danni. Spero solo che facciano in fretta», ha ammesso oggi a Trieste, commentando sul caso Gregoretti. «Non vedo l’ora di andare in tribunale e guardare negli occhi quel giudice e spiegargli che difendere i confini del mio Paese era un mio diritto e un mio dovere e non un crimine», ha aggiunto. Secondo Salvini, è giusto «che gli italiani sappiano se difendere i confini è un diritto e un dovere di un ministro o seppure è un crimine». Per questo, ha concluso, «nessuna richiesta di negare questa possibilità di giudizio».


Guardando a domenica


Dal verdetto delle urne, in Emilia Romagna e Calabria, dipendono le sorti del Paese

È inutile girarci intorno: tutta la settimana, più delle precedenti nelle quali era già palpabile l’attesa per il voto in Emilia Romagna e Calabria, sarà concentrata su ciò che gli elettori delle due regioni sceglieranno di fare nel segreto dell’urna domenica 26. Non ci sono mezzi accordi senza firma dei diretti interessati (Serraj e Haftar) per il cessate il fuoco in Libia che tengano, l’Italia adesso pensa solo a domenica 26, giornata decisiva soprattutto per la tenuta e per il futuro del Conte bis. Da qui bisogna partire per capire le grandi promesse che il Governo sta facendo urbi et orbi in merito ad un ampio taglio del cuneo fiscale che dovrebbe risollevare le sorti del ceto medio impoverito. Sempre da qui, bisogna osservare l’incessante dibattito sulle pensioni mirato a modificare Quota100, al fine di cancellare il più bel ricordo del sovranismo e pagare il “giusto” tributo a quella Ue che tanto impegno ha profuso affinché l’Italia fosse guidata da un paradigma politico diverso dall’inedita e temutissima accoppiata tra populismo e sovranismo. Anche nel voto di oggi pomeriggio, alle 17.00, in Giunta delle Immunità al Senato, a Sant’Ivo alla Sapienza, per l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per il blocco della nave Gregoretti, ogni mossa sarà soppesata in vista delle elezioni regionali di domenica. Nonostante la maggioranza abbia i numeri sufficienti a dare il via libera all’autorizzazione a procedere, ha disertato la seduta di oggi, imputando al presidente della Giunta, Gasparri, e alla presidente del Senato Casellati gravi forzature procedurali per la convocazione di oggi, ma forse anche per non dare a Salvini l’alibi di una condanna da spendere nella settimana decisiva per le regionali. Si perché nel frattempo Matteo Salvini ha chiesto ai componenti in giunta della Lega di votare per l’autorizzazione a procedere, «così chiudiamo questa vicenda». Ma in ogni caso sarà a metà febbraio che l’Assemblea potrà dire l’ultima parola sulla richiesta di autorizzazione a procedere. Da oggi a domenica non c’è in gioco “solo” un cambio ai vertici delle istituzioni di due pur importanti regioni ma si inasprisce il confronto tra sovranismo e social democrazia, la stessa che da più di un decennio a questa parte ha governato e governa ancora l’Europa. Sappiamo tutti con quali risultati.


Caso Gregoretti: il 20 gennaio, voto su autorizzazione a procedere


La Giunta per le immunità deciderà se Matteo Salvini dovrà essere processato

Il 20 gennaio un evento monopolizzerà la giornata: il voto della Giunta per le immunità del Senato che dovrà concedere (o meno) l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, per il caso Gregoretti. A deciderlo è stata la Giunta per il regolamento, approvando l’odg del centrodestra, nonostante la scadenza dei giorni perentori fissata per oggi. I partiti di maggioranza – Pd e M5s – chiedevano di posticipare il voto, dopo le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, in programma il 26 gennaio. A spiegarne il motivo è stata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «Il tentativo di rinvio del voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Salvini era una vergogna degna di una maggioranza vigliacca che sa che la maggior parte degli italiani è d’accordo con le politiche di Salvini aveva fatto al tempo, è d’accordo con il controllo dei flussi migratori, che non è d’accordo sul processare un ministro che fa il suo lavoro». Il Partito democratico starebbe valutando l’ipotesi di disertare la Giunta per le immunità. Non c’è ancora l’ufficialità. «Di sicuro – ha osservato il capogruppo del Pd Andrea Marcucci – la Giunta si riunisce in modo illegittimo». E ancora: «Siamo molto preoccupati per la democrazia». Al Pd non è piaciuto solo l’esito del voto: i dem non hanno digerito neanche il modo in cui si è arrivati a tale risultato, accusando di imparzialità la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Nella Giunta, reintegrata di due senatori di maggioranza, le due parti sono 6 a 6, esclusa la presidente. «Alla fine ha gettato la maschera: ha votato insieme alla destra per convocare una Giunta illegale, contro il regolamento e contro il buon senso. È un fatto molto grave. Da oggi non è più considerabile una carica imparziale dello Stato, ma donna di parte», attacca il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci. Casellati ha respinto «con forza ogni ricostruzione dei fatti che in qualche modo possa mettere in discussione la terzietà della sua azione ovvero connotarla politicamente, perché non si può essere terzi solo quando si soddisfano le ragioni della maggioranza e non esserlo più, quando si assumono decisioni che riguardano il corretto funzionamento del Senato».